YouTube e divulgazione: raccontare la Scienza online

di Francesco Chironna

Quando, a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta del ‘900, la discussione attorno alla rivoluzione digitale si è fatta più accesa ed entusiastica, ci si aspettava che quest’ultima ci avrebbe travolti come un treno in corsa, spedendoci immediatamente in un futuro alla Blade Runner.

Ciò si è rivelato vero solo in parte.

Infatti, se è vero che con l’avanzare del progresso tecnologico e l’avvento di internet ci siamo affacciati in un nuovo universo dalle possibilità più o meno infinite, e la nostra società ne è uscita del tutto trasformata, è anche vero che la strada che ci ha condotti a questa rivoluzione l’abbiamo percorsa gradualmente. E, per quanto in fretta siamo arrivati fin dove ci troviamo adesso, siamo ancora ben lontani dalla fine del viaggio, sempre ammesso che ce ne sia una.

Graduale è la rivoluzione digitale, graduali sono i fenomeni, i processi e le storie che si svolgono in essa. Il fenomeno su cui vorrei soffermarmi è quello della divulgazione scientifica online in Italia: dalla sua nascita al suo sviluppo, dalla community dei creator a quella degli spettatori ai mezzi utilizzati.

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First contact: la scienza e i blog

Questa storia comincia una cinquantina d’anni dopo il conseguimento del Nobel per la fisica da parte del trio Shockley-Brattain-Bardeen, i papà del transistor, motore della rivoluzione digitale.

Corre l’anno 2007, l’apice del periodo d’oro dei blog, ed è proprio su un blog che Dario Bressanini, uno dei pionieri della divulgazione online in Italia, comincia a muovere i suoi primi passi sul web. Dario, o meglio, il Dottor Bressanini, è un chimico fisico teorico nonché ricercatore e docente universitario, ma scrive anche di chimica degli alimenti per il mensile Le Scienze, ed è nello spazio blog del sito di Le Scienze che comincia la sua carriera di divulgatore online. Gli viene offerto di gestire uno spazio personale ospitato sul sito del mensile: in quel blog Dario Bressanini continua a parlare di chimica degli alimenti con uno spirito da debunker ante litteram, finendo anche per smentire le bufale di stampo scientifico e alimentare affiorate in rete.

La sua capacità di divulgare in maniera coinvolgente e competente gli frutta una discreta fama sul web, e con essa arrivano nuove possibilità: conferenze, pubblicazioni di libri divulgativi, collaborazioni radiofoniche e collaborazioni televisive. Bressanini le coglie, senza però abbandonare la sua attività online che prosegue ancora oggi ed è in continua evoluzione, motivo per cui ho scelto di parlare di lui fra tutti pionieri della divulgazione online in Italia.

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New deal: arrivano i social media

Mentre blog e forum ancora dominano la rete, due futuri giganti cominciano a muovere i loro primi passi: Facebook e YouTube. Non è tanto il loro avvento a spostare l’ago della bilancia, quanto la loro -come sempre- graduale ascesa. Da un lato Facebook offre la possibilità alle persone di creare community intorno a determinati argomenti, cosa già possibile con i blog e i forum, rendendo però più semplice raggiungere il giusto pubblico, che può fruire del contenuto agevolmente senza mai abbandonare il sito. Dall’altro lato YouTube, con il suo Broadcast Yourself, porta migliaia di persone a sperimentare con il video, generando nel tempo un vero e proprio nuovo linguaggio, visivo e contenutistico, con una sua grammatica definita: quello dello youtuber.

Lo sviluppo di questi due colossi trasporta di peso il popolo dell’internet nell’epoca dei social network, sancendo la fine del dominio di blog e forum e rendendo più semplice la diffusione delle informazioni. Sia quelle virtuose, sia quelle nocive.

Nuovi social media, nuovi strumenti e mezzi di comunicazione, si aggiungono man mano al binomio, ognuno con le sue caratteristiche, il suo particolare linguaggio e la sua grammatica: Instagram, i podcast (che esistono da anni, ma stanno vivendo ora la loro epoca d’oro), Twitch, TikTok, Telegram. I nuovi divulgatori, poggiati sulle spalle dei pionieri, hanno imparato con il tempo a sfruttare le potenzialità di praticamente ogni nuovo media, ma è da Facebook e YouTube che si è ripartiti. In particolare dal secondo. Sì perché, mentre Facebook, un po’ troppo simile ai vecchi blog, è stato relegato ad una funzione più vetrinistica, il nuovo linguaggio di YouTube ha destato l’interesse dei divulgatori, stimolandone la vena creativa.

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Renaissance: gli scienziati youtuber

Durante gli anni ‘10 YouTube ha raggiunto il suo apice, e la community dei creatori di contenuti è cresciuta vertiginosamente, così come quella degli spettatori. La qualità crescente dei video, la produzione più costante degli stessi e la crescita delle community hanno portato a un consolidamento del linguaggio, che ha cominciato a declinarsi in vari “dialetti”, variando in base a format, tono e argomenti trattati. Uno dei vari dialetti è quello dell’infotainment, una commistione tra informazione e intrattenimento già esistente nel linguaggio televisivo, a cui il web ha donato nuova vita.

E i divulgatori su YouTube hanno scelto proprio la via dell’infotainment.

Adrian Fartade è a oggi probabilmente il più famoso tra i divulgatori scientifici italiani sul web. Storico dell’esplorazione spaziale di origini romene, nonché spauracchio per tutti i conservatori ben pensati là fuori -essendo un immigrato pansessuale poliamoroso-, è attivo sul web dall’epoca dei blog. Il suo lavoro però comincia a essere mediaticamente molto rilevante a partire dal 2012, anno in cui nasce il suo canale YouTube Link4Universe. Adrian sceglie appunto la via dell’infotainment, divulgando in maniera coinvolgente e simpatica informazioni riguardanti lo spazio, l’esplorazione spaziale, l’astrofisica e tanto altro. I suoi contenuti variano dal vlog, al podcast, alla live, e il suo format principale è l’astrocafè, un ibrido podcast-vlog pubblicato a cadenza giornaliera sul suo canale. Oltre all’attività su YouTube, Adrian ha scritto tre libri, tiene conferenze in tutta Italia ed è presente su Instagram e Facebook, dove si occupa più che altro di condividere notizie e fare community care.

Altro esempio piuttosto noto è quello di BarbascuraX, dottore in chimica e youtuber dal 2014 il cui vero nome resta un mistero. Nel 2017 ha lanciato su YouTube il suo particolarissimo format di divulgazione: la scienza brutta. Facendo ricorso all’immaginario piratesco tipico del suo canale, BarbascuraX parla di argomenti attinenti alla biologia e la zoologia in maniera scanzonata e ironica, rimanendo però sempre pertinente. Oltre al primo canale su YouTube ne ha attivato un secondo in cui, tra le altre cose, tratta più nel dettaglio di biologia, di chimica e di ricerca scientifica, oltre a fare del debunking. Lo stesso fa su Twitch. Attivo anche sui social, si limita a mantenere alto il coinvolgimento della community, mentre al di fuori del web tiene conferenze e spettacoli teatrali, oltre ad aver scritto un libro.

Un esempio meno noto, ma altrettanto interessante, è quello di Willy Guasti aka Zoosparke, attivo su YouTube dal 2013. Prossimo alla laurea di scienze naturali, posticipata di qualche mese a causa dell’emergenza sanitaria, Willy “parla di bestie”, morte o vive che siano, e il suo canale rappresenta uno dei touchpoint migliori di tutto il web italiano per il mondo della zoologia e della paleontologia. Oltre all’attività su YouTube Willy Guasti gestisce un podcast dove racconta eventi storici particolari legati al mondo degli animali, un canale Twitch in cui fa divulgazione in maniera più soft e un profilo Instagram, dove svolge un’attività divulgativa parallela a quella di YouTube.

Oltre a questi, molti altri divulgatori, professionisti o studenti in campo scientifico, hanno cominciato a sfruttare Youtube per scopi divulgativi, tra di loro troviamo: Giacomo di Entropy For Life, che tratta di biologia evoluzionistica, Polynerdeia, che si occupa principalmente di informatica, fisica teorica e matematica, Quasidietista Claudia, divulgatrice in campo medico e alimentare, e lo stesso Dario Bressanini, che dal 2017 è attivo su YouTube con un canale nel quale si occupa di chimica degli alimenti, chimica più in generale e debunking.

Altri divulgatori, invece, hanno scelto come proprio mezzo d’elezione il podcast, producendo contenuti audio di stampo divulgativo a cadenza più o meno regolare: è il caso del variegato staff di Scientificast, che dal 2007 fa divulgazione e aggiornamento scientifico a 360 gradi. Oppure de Il gorilla ce l’ha piccolo, podcast di Vincenzo Venuto, etologo e divulgatore, in cui si analizzano i comportamenti riproduttivi e socio sessuali degli animali in un’ottica evoluzionistica. Oppure ancora di RadioCicap, il podcast del Cicap -associazione che promuove l’indagine scientifica e cerca di porre un freno al diffondersi di teorie pseudoscientifiche- che dal 2018 si occupa di debunking e approfondimento culturale a tutto tondo.

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The road so far

La rapida trasmissione delle notizie è stata portata al suo massimo grazie all’interconnessione generata dal massiccio utilizzo di social media e piattaforme come YouTube, e, se è vero che questa diffusione capillare ha favorito la diffusione di infezioni pseudoscientifiche, complottismo e fake news, è anche vero che grazie a essa abbiamo gli strumenti per contrastare tutto ciò.

Grazie a internet informarsi è più semplice, così com’è più semplice e immediato verificare un dato o una notizia.

Ciò non sarebbe possibile però senza gli sforzi dei debunker e dei divulgatori che hanno deciso di portare un po’ di scienza e fatti in un internet viziato da anni di totale deregolamentazione. Se nell’informarci ci hanno intrattenuto e divertito, tanto meglio per noi, e se nel farlo sono riusciti a costruirsi una professione vera e propria vuol dire che l’hanno meritato e non possiamo che esserne felici.

Il viaggio della divulgazione scientifica sul web tuttavia è ben lontano dalla sua conclusione: davanti a noi si parano le sfide di un futuro sempre più vicino e una mano da parte di chi è più preparato di noi non può che farci comodo.

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Francesco Chironna (Moncalieri, 1996) si ossessiona facilmente. Cinefilo compulsivo da quando a cinque anni ha visto Jurassic Park per la prima volta, non riesce proprio a decidere quale sia il suo film preferito. Ama la musica, i videogiochi, i libri, la vaporwave, la fantascienza e la pop culture anni 80. Nutre un’attrazione quasi morbosa per tutto ciò che riguarda l’esplorazione spaziale e -neanche a dirlo- è un fan di David Bowie. Attualmente frequenta il college di Story Design alla Scuola Holden, mentre sogna un lavoro in un’agenzia pubblicitaria e una casa a Milano.