Tre cambi di paradigma per lo yoga: scuole, carceri e uomini

La vita è sempre più veloce: la pressione per tenere il passo con il mondo diventa è travolgente e le persone, online e offline, cercano qualsiasi modo per rallentare il passo. Facciamo colazione in piedi al bancone, leggiamo i documenti in tutta velocità, andiamo ad appuntamenti mordi e fuggi. Al contempo, siamo immersi tra le notifiche degli smartphone, i flussi di aggiornamenti e notizie, e le liste senza fine di cose da fare – senza parlare di che cosa accade in ufficio. Passando continuamente da un compito all’altro, non riusciamo a concentrarci mai veramente su qualcosa.

Ormai il vero lusso, è il mono-tasking. In questo contesto, in Europa hanno preso piede il movimento lento e la consapevolezza del qui e ora con le pratiche di yoga e meditazione. E sono proprio quest’ultime discipline a essere in piena evoluzione – da attività personale a aiuto professionale in ambienti di lavoro, scuole e carceri.

La pratica dello yoga è associata a un maggior grado di autostima, buonumore e salute fisica e mentale complessiva. Oltre a questo, la pratica può determinare anche profondi cambiamenti all’interno della società.

In alcune scuole viene usata la meditazione per consentire agli studenti di riflettere sui loro errori anziché essere puniti con compiti irragionevoli. La Holistic Life Foundation, ad esempio, ha sede a Baltimora, nel Maryland, e mira a potenziare le comunità attraverso lo yoga e la consapevolezza, offrendo programmi nelle scuole per insegnanti e studenti.

Come dicevamo, anche la prigione è uno scenario interessante, perché lo yoga può aiutare i detenuti a gestire la rabbia, lo stress e l’isolamento. Ad esempio, in Gran Bretagna il Prison Phoenix Trust incoraggia i prigionieri nello sviluppo del loro benessere spirituale; il Prison Yoga Project, invece, è un’organizzazione no-profit che implementa programmi nelle carceri degli Stati Uniti.

Anche se esistono ancora parecchi stereotipi legati alla meditazione – che sia per hippy o per fissati dello zen – il fatto di starsene seduti in silenzio con la mente concentrata sta guadagnando terreno sul solco tracciato dallo yoga. Parte del fascino è che la meditazione può essere praticata in qualsiasi momento, ovunque.

L’implementazione di queste pratiche nella vita di tutti i giorni è stata facilitata dalle app di self-care, più accessibili rispetto alle classi in palestra, benché a volte limitanti: praticare in un gruppo reale, al contrario di solo tramite un’app digitale, dà più motivazione e costanza.

L’ultimo cambio di paradigma riguarda l’immaginario: se fino a poco tempo fa yoga e meditazione erano associati per lo più a donne, oggi non è più così.

La pratica è diventata un momento regolare tra le squadre sportive universitarie maschili, mentre i brand di abbigliamento sportivo – storici e nuovi, come prAna e Yogiiza – segnalano un crescente interesse degli uomini per lo yogawear. Un ulteriore segnale che il concetto di mascolinità è molto diverso rispetto a qualche anno fa.

Alice Avallone (Asti, 1984) coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden, dove insegna e fa ricerca con l’etnografia digitale. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori.