Strategie per non procrastinare: non è (solo) colpa del digitale

Hai risposto a tutte le tue email? Hai telefonato alla tua amica come ti riprometti da tanto? Hai pagato le bollette che sono rimaste indietro? Tutti ci facciamo grandi promesse per essere produttivi, ma il più delle volte rimandiamo. Perché ci ridudiamo sempre all’ultimo minuto? E che influenza hanno i nostri dispositivi digitali in tutto questo? Approfondiamo il tema insieme.

Chi più, chi meno, lo facciamo tutti: rimandiamo le cose da fare, rimaniamo imbambolati sul feed di Instagram anziché sbrigare la nostra to do list, gironzoliamo in Rete anziché evadere i messaggi ricevuti, oppure ancora peggio sbrighiamo gli impegni non per ordine di priorità, ma di piacevolezza per evitare l’inevitabile. In effetti, una ricerca pubblicata su Science ha scoperto che passiamo il 47% del nostro tempo a pensare a qualcosa di diverso da quello che stiamo effettivamente facendo. Con la procrastinazione presumibilmente quadruplicata negli ultimi decenni, non c’è da meravigliarsi che non ci sia mai abbastanza tempo nella giornata.

Ma rimandare i compiti non è solo una questione di pigrizia; per alcune persone, la procrastinazione è un problema cronico, e il divario tra l’intenzione di fare qualcosa e effettivamente farlo diventa così un ostacolo alla produttività. Detto questo è bene sapere che se da un lato tutti procrastinano, non tutti sono procrastinatori. Non viene percepito come un problema vero e proprio – come la depressione o gli attacchi di ansia, per capirci – e infatti è spesso trattato come un tratto della personalità “divertente”.

Un altro elemento interessante da tenere in considerazione è che procrastiniamo solo in certi settori della vita: solo la palestra, solo la scrittura, solo gli impegni sociali. In questo contesto, un mito attorno alla procrastinazione è che la tecnologia incentiva il rinvio degli impegni, ma è solo una scusa. La tecnologia non è il problema, è il modo in cui la si usa che è il problema. Può essere usata come distrazione, ma può anche essere usata per essere più produttivi e mantenere tempi migliori.

Un altro mito è che le persone lavorano meglio sotto pressione, ed è per questo che procrastinano. Ma le cose non stanno proprio così a volte, anche solo dal punto di vista delle implicazioni finanziarie. Se aspettiamo di trovare un affare migliore per le nostre vacanze, finiremo con tutta probabilità a pagare di più. Se aspettiamo a pagare una bolletta, paghiamo la mora. Forse, il segreto, potrebbe essere premiare la precocità, non (solo) punire il ritardo.

Da un lato, cerchiamo costantemente di migliorare noi stessi, e dall’altro la procrastinazione radicata nella mancanza di autostima e motivazione, è difficile da superare. Pensare al presente è molto più facile che pensare al futuro, il che significa che spesso ritardiamo i compiti che non vogliamo fare fino a quando non potremmo più farlo. Concentrandosi sugli aspetti positivi del completamento immediato delle attività, piuttosto che sulle conseguenze negative del ritardo, le persone avrebbero maggiori probabilità di svolgere le proprie attività.

Qualche app ed estensione per focalizzarsi:

  • Brain.fm (Android, iOS, Web) che aiuta a ottimizzare il tempo con il giusto sottofondo
  • Cold Turkey Blocker (macOS, Windows) per dosare la disciplina davanti al computer
  • Focus@Will (Android, iOS, Web) con musica che traccia la nostra produttività
  • Hocus Focus (macOS) per vedere una sola finestra alla volta su nostro Mac
  • LeechBlock (Chrome, Firefox) per bloccare l’accesso a certi siti da browser

* * *

Alice Avallone (Asti, 1984) insegna alla Scuola Holden e fa ricerca con l’etnografia digitale per le aziende. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori. A inizio 2021 tornerà in libreria con #Datastories. Alla ricerca di small data con l’etnograifa digitale per la collana Tracce di Hoepli.