Sleepover culturali anche in Italia: un posto letto, al museo!

di Andrea Morbio

Il termine inglese sleepover indica quelle occasioni speciali in cui bambini e adolescenti passano la notte a casa di amici. In Italia chiamiamo Pigiama Party questo tipo di evento informale ma non esiste una parola che traduca con esattezza il fenomeno. Quello che è certo è che dopo i primi sleepover organizzati nei musei americani, oggi anche nel nostro Paese è possibile passare una notte nelle sale di alcuni musei, armati di torcia elettrica e sacco a pelo.

Le notti al museo si stanno diffondendo rapidamente attirando l’interesse degli under 12, che sono i principali destinatari di questo tipo di attività. Per il momento si tratta di eventi speciali e non di un servizio stabilmente inserito nella programmazione museale, anche se il successo di questi eventi sta determinando uno scenario favorevole all’espansione del fenomeno.

Dal 2018 ad oggi i musei italiani che hanno promosso questo tipo di iniziativa, intercettando il bisogno di vivere un’esperienza più intima e totalizzante rispetto alla visita nei normali orari di apertura, sono numerosi e non appartengono alla stessa area di specializzazione. Tra le istituzioni culturali che hanno concesso ai bambini e ai ragazzi un’esplorazione notturna degli spazi espositivi possiamo citare il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, il Museo Civico di Storia Naturale e il Muba di Milano, la GAMeC di Bergamo, lo Science Centre di Trieste, il Museo di Storia naturale di Verona e la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia.

Lo scopo è quello dare la possibilità ai giovani visitatori di vivere un’insolita esperienza all’interno delle sale museali e di coinvolgerli con un programma di attività di gruppo stabilito in base alle caratteristiche e alle specializzazioni di ciascun museo.

Nel caso della Pinacoteca Tosio Martinengo a Brescia, prima di coricarsi in nelle due grandi sale, i partecipanti si immergono in un’ambientazione ottocentesca con lo scopo di ritrovare un’opera misteriosamente sparita dalla collezione. Una sorta di caccia al tesoro che introduce in modo ludico le opere esposte all’interno della pinacoteca. Prevista inizialmente in un’unica occasione nel dicembre scorso, la notte al museo bresciana è stata replicata altre due volte in seguito alle altissime richieste ricevute da parte di aspiranti sleepovers locali. Il successo di questo evento sta spingendo la Fondazione Brescia Musei a programmare questa attività notturna in altre occasioni e ad estendere l’iniziativa anche al Museo di Santa Giulia, sito Unesco dal 2011.

Dal successo di questi sleepover culturali possiamo ricavare un dato interessante per capire le esigenze e i gusti dei nuovi visitatori.

Il museo contemporaneo, oltre ad essere il luogo in cui si conservano e si promuovono i beni culturali, sta diventando sempre più un centro di produzione di esperienze. I responsabili dei servizi educativi hanno capito che i giovani della Generazione Z e i bambini della Generazione Alpha si avvicinano ai luoghi della tradizione con un approccio più ludico e meno sacralizzato rispetto alle generazioni precedenti. In un mondo ampiamente digitalizzato, i musei si stanno configurando come luoghi dove si possono vivere esperienze fisiche uniche, a stretto contatto con altre persone.

Il bisogno di dormire accanto alle opere d’arte ci mostra che i nuovi visitatori non si accontentano più di vedere le opere, vogliono fare un’esperienza di vita accanto a loro, perché in questo modo hanno la sensazione di conoscerle da un’angolatura diversa, più intima e relazionale. 

Se l’emozione di passare una notte in mezzo a fossili e opere d’arte è riservata fino a questo momento a bambini e adolescenti, un possibile sviluppo per gli adulti ci viene suggerito da una recente collaborazione tra Airbnb e il Louvre. Per festeggiare il trentesimo anniversario della sua Piramide di vetro, il museo più famoso del mondo nella primavera 2019 ha lanciato un contest insieme ad Airbnb per dare la possibilità al vincitore di passare una notte in compagnia di una persona da lui scelta in una camera da letto allestita all’interno della Piramide.

Come nel caso degli sleepover anche qui si tratta di un evento speciale, ma i segnali ci dicono che dormire al museo è per i visitatori un bisogno che le istituzioni culturali più attente stanno cercando di intercettare.

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Andrea Morbio (Montichiari, 1984) è un antropologo, autore del radio documentario Il ritorno del vendicatore, trasmesso da Rai Radio Tre e candidato nel 2019 al Prix Italia. Ha lavorato al Musée du Quai Branly di Parigi e al Louvre. Collabora attualmente con il Mudec- Museo delle Culture di Milano e con Centrale Fies- Centro di Produzione di Performing Arts a Dro. Da dieci anni osserva con interesse il mondo delle marionette, un microcosmo ideale per studiare i rapporti tra oggetti ed esseri umani.