Sesso e online: se il porno contiene (quasi) tutto il digitale

di Mariavittoria Salucci

Esistono centinaia di articoli che ci raccontano di come la pornografia abbia influenzato lo sviluppo tecnologico, o quantomeno su come abbia largamente anticipato l’applicazione di ogni scoperta (eccone uno, due e tre).

Per esempio, il porno avrebbe standardizzato l’uso della pellicola Super8 e la preferenza del VHS rispetto al Betamax della Sony. E avrebbe introdotto innovazioni come la barra di avanzamento nei video, la mail di conferma, i pop-up e tutte queste altre cose qui:

Non tutti sono d’accordo, ovviamente. Alcuni collegamenti risultano un po’ forzati, soprattutto quelli più antichi: Gutenberg ha deciso di stampare la Bibbia e I sonetti lussuriosi di Pietro Aretino sono quasi di cent’anni dopo. Ma molte persone ritengono che i contenuti pornografici abbiano incentivato lo sviluppo delle invenzioni, diventando i protagonisti dell’evoluzione tecnologica degli ultimi cinquant’anni. E a me piace pensare che sia così.

È come quando qualcuno ti dice che sta guardando una serie tv e tu te ne esci dicendo una cosa tipo “ah ma sai che il cugino di una mia compagna delle elementari era il tecnico delle luci?”; così. La pornografia è quel conoscente (neanche troppo lontano) che ha giocato un ruolo nella storia, più o meno marginale. Mi piace pensare che abbia a che fare con me, come se fosse qualcuno che conosco, e allora diventa un aneddoto simpatico.

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Le fasi di Patchen Barss

Tra i più grandi sostenitori di questa teoria c’è Patchen Barss, scrittore e giornalista canadese, che nel 2012 ha pubblicato The Erotic Engine – How Pornography has Powered Mass Communication from Gutenberg to Google in cui mostra la relazione tra pornografia, contenuti sessuali e strumenti della comunicazione di massa.

Barss distingue quattro fasi (e potete vedere un suo intervento qui).

La prima fase parte dalle pitture rupestri e si sviluppa nell’arte fino all’architettura e al Kama Sutra indiano, in cui i contenuti sessuali erano espressioni di creatività e veicoli di comunicazione.

La seconda fase inizia con la stampa a caratteri mobili di Gutenberg, che da lì a poco segna la distinzione tra contenuti di massa e contenuti per adulti. È nella seconda fase che, per Barss, il porno passa dall’essere una forza creativa a una forza economica. Negli ultimi anni dell’Ottocento iniziavano a circolare le prime fotografie erotiche. Paradossalmente a Parigi era più costoso comprare una di queste fotografie che passare un’ora con una prostituta.

La terza fase è quella di Internet. La struttura dell’e-commerce, lo streaming video, la banda larga, i pagamenti online (e tanto altro) sembrano essere dovuti ai primi siti pornografici.

L’ultima fase è quella che stiamo vivendo oggi. Barss dice che si tratta sia di una innovazione tecnologica che di una innovazione sessuale, perché riguarda quelle che sono chiamate tecnologie immersive (come l’haptic technology), in cui si aggiungono sensi alla vista e all’udito. Pornhub, ad esempio, ha sviluppato il twerking butt, un nuovo sex-toy: si controlla dall’app, si può regolare il tipo di massaggio, il calore e la sincronizzazione con video sia in 2D che in 3D (con il visore).

L’industria pornografica rimane uno dei primi campi d’applicazione delle innovazioni tecnologiche. Un campo omertoso, latente, ma democratico e accessibile. E, come abbiamo visto, ora è diventato il porno stesso a creare novità.

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Tutto il Web di Pornhub

I distributori pornografici contengono praticamente tutte le strutture della Rete. Riesco a notare più somiglianze con il sito di Zara che con le riviste erotiche degli anni Settanta, tipo Le Ore. Di base è un e-commerce in cui si vendono allo stesso modo video, sex-toys e cover del telefono. Anche la sezione Modelhub segue questo modello. Video di ragazze, ragazzi o coppie amatoriali messi in vendita e suddivisi in categorie. Tra questi compaiono anche pornostar (che però hanno anche una categoria a parte di video gratuiti). Donne e uomini salgono e scendono su una classifica basata sui prodotti migliori. I più visualizzati, i più comprati, quelli con più like e così via. Le altre sezioni di Pornhub sono:

  • una sezione educational: la Sexual Wellness, gestita dalla dott.ssa Laurie Betito (che in questo TedTalk racconta come avere una migliore vita sessuale) e altri 43 collaboratrici e collaboratori. È dedicato all’informazione su sessualità reale, intimità, malattie sessualmente trasmissibili; inoltre c’è una parte di blog e di Q&A;
  • la sezione Insights dove si possono trovare reportage sulle preferenze degli utenti e grafici sulla relazione tra eventi reali e consumo di pornografia;
  • la sezione Pornhub Cares, che raccoglie le campagne sociali e i contest organizzati da Pornhub.

Quindi finora c’è la struttura a e-commerce, quella didattica e di sensibilizzazione sociale, un osservatorio digitale, data analysis e un servizio di streaming. E poi si possono trovare Livecams, chat e community. Beh, wow, no?

Senza dare un giudizio morale o etico riguardo la pornografia in generale, è indubbio che Pornhub sia una delle aziende più sul pezzo, anche e soprattutto dal punto di vista del marketing (per un’analisi più approfondita si può leggere qui la tesi di laurea di Linda Alderigi, una studentessa del Politecnico di Milano).

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L’effetto Coolidge nel porno

Un altro intervento interessante in rete è quello di Gary Wilson. C’è da dire che Gary è un po’ di parte. Sul suo sito, www.yourbrainonporn.com, si possono trovare articoli e ricerche sugli effetti provocati dal consumo di pornografia sul nostro cervello (e in particolare su quello dei ragazzini in piena pubertà).

L’argomento più interessante che propone Gary riguarda quello che è chiamato effetto Coolidge (e ha creato anche una serie animata su YouTube per raccontarlo). Si tratta di un fenomeno studiato in biologia e in psicologia che si riscontra praticamente in tutti i mammiferi; per cui maschi e femmine esibiscono un potenziale sessuale rinnovato con l’introduzione di nuovi partner ricettivi.

Facciamola più semplice. L’essere umano, come gli altri mammiferi, ha un istinto per cui si percepisce ogni nuovo partner come una nuova opportunità genetica.

Perché l’effetto si chiama così? Calvin Coolidge è stato il 30° Presidente degli Stati Uniti (dal 1923 al 1929). Si racconta che sia andato con la moglie in visita una fattoria patrocinata dal governo e che abbia notato un gallo che si accoppiava di continuo. Il fattore gli avrebbe detto che l’accoppiamento avveniva dozzine di volte al giorno.

E la First Lady commentò “Lo dica al signor Coolidge!”.

Il Presidente allora chiese “Ma ogni volta con la stessa gallina?”, e il fattore “No, ogni volta con una gallina diversa”.

Così il Presidente chiuse il discorso dicendo: “Lo dica alla signora Coolidge!”.

Tornando a noi, in Australia è stato condotto un esperimento sull’eccitazione e i ricercatori hanno notato che questa non è causata dal nudo, bensì dalla novità. I soggetti hanno guardato per 18 volte lo stesso video porno. All’inizio l’arousal era molto alta, ma man mano che il video si ripeteva l’eccitazione scendeva. Alla diciannovesima volta, invece, hanno introdotto un nuovo video che ha rialzato il livello d’eccitazione come all’inizio dell’esperimento.

I siti porno sfruttano l’effetto Coolidge. Ogni click su un nuovo video rilascia una maggiore quantità di dopamina. Ad oggi non conosco una persona che si masturbi sul primo video porno che trova. È una ricerca attenta, un’esplorazione, un continuo cambio di categoria e di attori: un’escalation. Il bisogno continuo di novelty è ciò che ha creato i PMV (porn music video) o le compilation pornografiche, in cui si susseguono tagli di scene di più video, spesso montati in base ad una categoria (anal, big/small tits, cumming e così via). 

Se nel 2007 su Pornhub si trovavano una trentina di categorie, ora ce ne sono più di 100. E ce ne sono per tutti i gusti. Cambiano di continuo, seguendo la richiesta del mercato; ad esempio la categoria Celebs era stata creata per il sex tape di Kim Kardashian.

Forse la pornografia è un limbo tra irl e url. Quanto dell’uno e dell’altro ci vedete voi?

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Mariavittoria Salucci (Novara, 1996) non si annoia mai, perché è sagittario. Odia il cioccolato, le luci a intermittenza e chi le dice “basta parlare di sesso”. Studia i corpi e le loro rappresentazioni sul digitale, ma le piace anche andare in edicola e guardare le facce delle persone quando chiede se ci sono delle riviste pornografiche. Ogni tanto suona l’arpa celtica, molto più spesso legge articoli femministi. Si è laureata in Lettere Moderne alla Sapienza di Roma, attualmente frequenta il corso Digital Storytelling alla Scuola Holden di Torino. L’anno prossimo ancora non lo sa, nel dubbio fa la pasta all’uovo.