Responsabilità e sostenibilità sociale, ambientale e aziendale

Quello della responsabilità (e sostenibilità) sociale è un tema valoriale a noi di Be Unsocial molto caro, poiché non riguarda solo i contenuti che vengono diffusi e promossi sul digitale, ma interessa i brand in toto. Come abbiamo raccontato anche tra le pagine di #Datastories, i marchi devono lavorare per cambiare la struttura organizzativa e garantire una diversità interna all’azienda, nonché spazio a una cultura inclusiva e attenta ai temi di sostenibilità sociale e ambientale, oltre che aziendale. In un solo acronimo, si lavora sempre di più sui fattori ESGEnvironmental, Social and Governance.

Un tema ricorrente, ad esempio, è quello che riflette sulle minoranze e la loro inclusione. Alcune aziende, soprattutto estere, hanno cercato di educare attivamente i dipendenti sulle questioni relative alla diversità e all’inclusione, per esempio inviando letture raccomandate in risposta alle proteste di Black Lives Matter. Nel Regno Unito, EW Group ha lanciato in passato un podcast intitolato reWorked, che guida gli ascoltatori attraverso argomenti come il pregiudizio inconscio e il reclutamento più inclusivo. Serve un capovolgimento di prospettiva. La diversità è la soluzione, nonil problema.

Man mano che il pubblico diventa più consapevole del divario tra problemi della collettività e azione aziendale riemerge il tema della necessità di comunicare o meno il proprio posizionamento riguardo le grandi cause. La vera sfida per molti brandè superare lo scetticismo dei consumatori.  Le strategie di comunicazione e marketing affondano le radici nella responsabilità sociale delle imprese, la cosiddetta RSI. In termini generali, gli sforzi della RSI si concentrano sull’elevazione del ruolo delle imprese nella società, con la copertura di aspetti economici, legali, etici e filantropici. Più semplicemente, avere responsabilità sociale significa essere proattivi con buone prestazioni per la collettività.

Una buona pratica estera

Prendiamo il caso di un settore specifico, quello bancario, in un momento in cui la Generazione Z in particolare si chiede se la finanza e le banche possano effettivamente essere etiche. La sostenibilità continua a essere un enorme catalizzatore in tutti gli ambiti e in tutte le sue declinazioni; non solo, ha avuto un impatto enorme sul modo in cui le generazioni più giovani spendono i propri soldi, dove scelgono di vivere e con chi scelgono di lavorare – e ora, a che banca si affidano. Pagamenti digitali ed evoluzioni tecnologiche hanno contribuito significativamente a spingere i consumatori a cercare di più.

Chi lavora in modo etico oggi condivide innanzitutto il desiderio di sostenere i principi sostenibili dei progetti che promuovono, inclusi i valori di trasparenza, impegno sociale e ambientali. Una buona pratica estera è, ad esempio, la Tomorrow, fondata ad Amburgo nel 2017 da Inas Nureldin, Jakob Berndt e Michael Schweikart. Si tratta di un’app bancaria sostenibile che aiuta i clienti a gestire le proprie finanze riducendo al contempo la propria impronta di carbonio. Creata principalmente per i dispositivi mobile, è una piattaforma bancaria di facile utilizzo che privilegia la trasparenza e la sostenibilità, investendo il denaro dei propri clienti in iniziative di sviluppo della comunità in tutto il mondo – dalla riduzione della monocoltura e degli allevamenti intensivi ai progetti di mobilità, fino ad arrivare alla riduzione delle emissioni di combustibili fossili. Su una raccolta di 73 milioni di euro, 19,5 di questi sono stati investiti in progetti sostenibili. Dopo aver aperto un conto corrente a marzo 2019, Tomorrow ha portato la sua base clienti a 40.000 e, nell’ottobre 2020, la banca ha annunciato di aver ottenuto un finanziamento di 3 milioni di euro attraverso una campagna di equity crowdfunding.

Il contesto, come anticipato nell’introduzione, è quello di una Europa giovane molto più attenta alla sostenibilità, oltre che al cambiamento climatico. Durante un mese medio, oltre il 50% della Generazione Z utilizza un portafoglio digitale e oltre il 75% utilizza altre app di pagamento digitale o app peer-to-peer. Siamo entrati a tutti gli effetti in un mondo con molti “senza”: senza filiali, senza carta, senza contanti Strumenti finanziari sostenibili e attenti alla causa ambientale, così come alla trasparenza sui flussi di capitale e sugli investimenti, sono i nuovi valori chiave per i clienti bancari.  In fondo, fino a qui, la fintech si è occupata di denaro in senso stretto, ora qualcosa sta cambiando.

Una buona pratica nostrana

Guardando all’Italia, invece, la buona pratica si conferma di Banca Widiba, come abbiamo avuto occasione di parlarne tante volte qui tra le pagine di Be Unsocial. È un ottimo case study per raccontare una banca del tutto nativa digitale nostrana, che affonda le proprie radici nell’ascolto della propria community e adotta un modello di business responsabile non solo a parole ma anche nei fatti. A riassumere questo impegno, la scorsa settimana è stata presentata la Carta della Responsabilità di Banca Widiba, che mette in fila tutte le azioni e le iniziative concrete passate, presenti e future per trasferire effettivamente valore verso l’interno e l’esterno della banca. Ed ecco allora anche qui in primo piano i tre fattori ESG. La strategia di Widiba è focalizzata sulla sostenibilità:

:: ambientale con le azioni rivolte al risparmio energetico e all’eliminazione della carta;

:: sociale con i progetti di educazione finanziaria e l’impegno per l’inclusione e l’empowerment femminile;

:: aziendale con le politiche dedicate ai dipendenti e stakeholder in tema di diversity, formazione e welfare;

:: cross-ambito, con un’offerta di prodotti, servizi e strumenti bancari e finanziari sempre più attenta ai rischi ESG.

“La Carta della Responsabilità è un documento virtuale suddiviso in due macro-sezioni.” – come ha spiegato Francesca Marchelli, direttrice comunicazione di Banca Widiba – “La prima sono i pilastri della sostenibilità, tutte quelle tematiche che l’istituto porta avanti e di cui si occupa in modo costante e continuativo da quando è nato. La seconda è il programma di responsabilità, una sezione sempre in movimento e dei cui risultati renderemo sempre conto, comunicando step by step all’interno e all’esterno tutte le iniziative che implementeremo”.

Coniugando innovazione e responsabilità Banca Widiba ha messo in cantiere per il 2022 nuove azioni in ambito ESG grazie all’impegno di uno specifico “comitato della responsabilità” interno e del customer team, organo consultivo previsto dallo statuto della banca che rappresenta la voce del consumatore nel processo decisionale.

Secondo Matilde Gianoncelli, Head of Strategy & Human Resources di Banca Widiba quando si parla di responsabilità non bisogna mai dimenticare di cogliere il prezioso suggerimento che l’etimo stesso della parola ci offre: la responsabilità è “abilità nel dare risposte”. Questa definizione restituisce il perché abbiamo deciso di partire da noi, da un gruppo di persone – dipendenti, consulenti finanziari e customer team – accumunate dal desiderio di dare risposte concrete alla collettività sui temi ESG. Così, nella costituzione stessa del comitato – continua Gianoncelli – abbiamo pensato subito ad agire i valori fondanti della sostenibilità, includendo tutta la diversità delle prospettive aziendali, dalle operations, al marketing e all’IT, con il punto di vista del mercato.  Anche il piano formativo dei dipendenti e dei consulenti finanziari si è arricchito sia in termini di strumenti – come i corsi dedicati al codice etico, ai principi ESG in ambito finance e all’empowerment femminile – sia nelle modalità: abbiamo istituito un Osservatorio interno permanente. Questo laboratorio, che si sviluppa attraverso sessioni di confronto aperte a tutta l’azienda con focus su ciò che i diversi team aziendali svolgono e quello che osserviamo sul mercato, rappresenta un terreno fertile per creare insieme strategie sostenibili. La conoscenza e la comprensione del punto di vista dell’altro è il punto di partenza per ogni azione responsabile – conclude Gianoncelli.

Oltre al valore monetario

Come possiamo dedurre dai due casi presentati, il valore si sta spostando ben oltre quello monetario nei servizi finanziari e sta diventando una questione di conoscenza, esperienza, aspirazioni e impatto sociale: è possibile lavorare a iniziative sostenibili attorno alle questioni che contano. E, soprattutto, mantenere l’interazione umana nel percorso bancario. Ma concludiamo, infine, con un’ultima riflessione sulla sostenibilità nei confronti dei dipendenti: man mano che l’emergenza sanitaria si attenua grazie a vaccini e green pass, le aziende hanno una responsabilità più grande che mai nel prendersi cura delle persone che lavorano al loro interno.

Un aspetto cruciale del lavoro, che incide sul benessere sia fisico che mentale dei dipendenti, è l’ascolto, nonché la sensazione di poter esprimere la propria opinione e sapere che altre persone ascolteranno, e non ci saranno conseguenze negative se le proprie idee sono in contrasto. Per creare un ambiente sostenibile e sicuro, dunque, tutti hanno bisogno di sentirsi ugualmente accolti e ascoltati. Responsabilità aziendale significa tenere lontano ogni genere di discriminazione, occasionale o sistemica che sia.

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Alice Avallone (Asti, 1984) insegna alla Scuola Holden e fa ricerca con l’etnografia digitale per le aziende. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori. A inizio 2021 è tornata in libreria con #Datastories. Seguire le impronte umane sul digitale per la collana Tracce di Hoepli.