Raccontare la ricerca di UniTO: parola a Mariella Flores di FRidA

E chi ha detto che il racconto della ricerca condotta nelle università deve essere per forza formale e noioso? FRidA – acronimo di Forum della Ricerca di Ateneo – è il primo portale in Italia dove sono i ricercatori a raccontare gli sviluppi del loro lavoro. È lo spazio virtuale che UniTO e Agorà Scienza – Sezione Valorizzazione della Ricerca e del Public Engagement dell’Università di Torino (sotto la Direzione Ricerca e Terza Missione) – hanno scelto per valorizzare, condividere e promuovere la partecipazione sui temi della ricerca scientifica e umanistica.

E così, in poco tempo FRidA è diventato in Italia un modo nuovo di comunicare gli sviluppi di scienza e tecnologia: mostra la ricerca come un processo continuo e partecipato di formulazione di problemi, ipotesi ed esperimenti, disegnando una mappa dinamica della conoscenza fatta di persone, eventi, successi, criticità e nuove risorse.

Non appena laureata in Comunicazione multimediale e di massa, Mariella Flores, la nostra ospite, ha intercettato un annuncio che recitava “per la comunicazione e la diffusione della cultura scientifica”. Quale occasione migliore, mettere in pratica ciò che aveva studiato in un settore così sfidante. Dal 2012 tanti sono stati i progetti e poi nel 2016 – da un’idea e un sogno di Andrea De Bortoli (responsabile Agorà Scienza) è arrivata FRidA.

La redazione del portale oggi è composta dalle sue colleghe Dunja Lavecchia e Giulia Fornaro, e Mariella ne cura proprio la comunicazione. Con una gestione social leggendaria, soprattutto su Facebook e Instagram. Abbiamo deciso di intervistarla, per capire come registro e tono di voce possono rendere super pop un tema che spesso è associato a un linguaggio piuttosto istituzionale.

FRidA ha qualcosa di magico, leggero in termini calviniani. Ma quali sono gli ingredienti che rendono così pop, divertente e serio allo stesso tempo il racconto della ricerca? Come nasce questo progetto?

FRidA è stata lanciata nel 2016 e ha rappresentato un po’ l’apice dei primi dieci anni di Agorà Scienza, della sua esperienza nell’ambito della comunicazione della ricerca e di quello che oggi viene definito Public Engagement. L’obiettivo di FRidA è avvicinare il pubblico, diversi pubblici, alla ricerca facendola raccontare direttamente a chi fa questo lavoro tutti i giorni, nella consapevolezza che la “disintermediazione” sia la via più efficace per costruire un rapporto di fiducia e anche di collaborazione con le diverse compagini sociali.

La seconda cifra che distingue FRidA da altri progetti nel panorama italiano della comunicazione e della divulgazione scientifica è che mostra principalmente il dietro le quinte della ricerca: il Forum non è nato per essere uno spazio dove commentare le grandi scoperte scientifiche, non seguiamo il criterio della notiziabilità nella scelta dei progetti da raccontare, ma puntiamo a disegnare una mappa in continua evoluzione fatta di persone che lavorano insieme dentro e fuori l’Università, di discipline che si incontrano, di piccoli traguardi che diventano nuovi punti di partenza.

In sostanza, partiamo dalla convinzione che la ricerca sia bella da raccontare e quindi ci impegniamo perché sia bella da leggere e anche da vedere! Ma è sui social che cerchiamo di essere davvero pop e di rendere il racconto della ricerca divertente e ironico: ad esempio da gennaio ad aprile sul nostro canale instagram abbiamo pubblicato una serie di meme con gif in cui personaggi impensabili sono diventati – a loro insaputa – una sorta di testimonial della ricerca: da Sora Lella alla signora che urla “maledetti” dietro al giornalista del Tg2, da Donald Trump a Rami Malek, passando per Britney Spears e Iva Zanicchi!

Ci sono altre realtà, online e non, che vi hanno ispirati nella creazione e nella gestione dei contenuti di Frida?

Una in particolare rispetto al cuore del progetto è Futurity.org: un portale nato nel 2009 negli USA da una manciata di università e che oggi vede tra i partecipanti oltre 50 atenei americani, canadesi, britannici e australiani.

Sul fronte della comunicazione social, i miei personali fari nella notte sono Treccani, proprio per la capacità di modulare serietà e ironia assecondando tendenze e gusti senza perdere autorevolezza; e poi La Scienza Coatta, progetto “matto coatto” della divulgazione scientifica in romanesco.

Avete avuto resistenze da parte di qualcuno che ha ritenuto il progetto troppo… colorato?

Oh sì, come in tutti gli ambienti anche in quello accademico puoi trovare le persone irrigidite nei loro schemi e poco disposte a cedere a compromessi. Fortunatamente ci sono anche tante persone a cui invece piace mettersi in gioco e per loro le nostre proposte sono sfide che accettano volentieri perché possono migliorare il loro stesso lavoro!

Quali sono i temi che più stanno coinvolgendo il vostro pubblico? Anzi, ancora prima: chi è il vostro pubblico?

Al momento il nostro pubblico è per la maggior parte interno all’Università di Torino. Considerando che l’Ateneo conta 27 Dipartimenti e una comunità di oltre 80 mila persone, una delle esigenze a cui risponde FRidA è in effetti quella di sapere cosa si sta facendo all’Università su certi campi di ricerca, magari per far nascere nuove collaborazioni.

Rispetto ai temi, non ce n’è uno che emerge sugli altri, anche perché siamo molto attenti a proporre argomenti da ogni area disciplinare. Tuttavia, non posso negare che su Instagram va fortissima la medicina, mentre su Facebook i temi che coinvolgono di più sono  quelli che riguardano la chimica e l’informatica, probabilmente perché le rispettive community sono già molto attive.

C’è un racconto in particolare che ci consigli di non perdere?

Questa è una domanda difficile, soprattutto ora che potrei scegliere tra oltre 200 racconti! Provo a sviare e più che leggere vi consiglio di ascoltare le storie dei “Prof fantastici e dove trovarli”. Abbiamo lanciato il podcast a settembre 2018 per raggiungere e coinvolgere soprattutto gli studenti universitari di oggi, ma anche quelli che lo sono stati ieri e chi lo diventerà domani, perché chiunque si sarà chiesto o si chiederà: “cosa fanno i prof quando non insegnano?” Ecco, fanno un lavoro straordinario che merita di essere raccontato.