Quanto costa avere un bambino in Italia e come il digitale ci aiuta

Il tasso di natalità in Italia è sceso di 120.000 nascite negli ultimi anni: un dato allarmante, come viene citato dal report Natalità e Fecondità dell’Istat 2018. Una delle preoccupazioni maggiori degli aspiranti e dei neogenitori riguarda la gestione economica, per permettere al bambino di crescere nel miglior modo possibile: secondo i dati del 2018 della Federconsumatori, infatti, durante il primo anno di vita, un figlio può costare dai 7.000 fino 16.000 euro.

Il costo connesso al trasporto di un bambino nel primo anno di vita si aggira intorno ai 1500 euro se si pensa al passeggino, al seggiolino auto, alla carrozzina e a tutti gli altri accessori per permettergli di viaggiare in sicurezza. Le culle e i lettini arrivano fino ai 700 euro, mentre l’abbigliamento, per il solo primo anno di vita, può costare più di 2.000 euro ai neogenitori. E come sappiamo, data la velocità con cui crescono i bambini, però, i vestiti diventano presto inutilizzabili (così come anche altri accessori).

Partendo da questo contesto, c’è un’app che si ripromette di far risparmiare soldi – anche ai neogenitori, permettendo loro di vivere la genitorialità con più serenità dal punto di vista dei pensieri legati all’aspetto economico: Xtribe – che permette di comprare, vendere e barattare ciò che si vuole, con altre persone nelle vicinanze, grazie a un sistema di geolocalizzazione, rappresenta una possibile soluzione per tutte quelle mamme e papà desiderosi di risparmiare sull’acquisto di prodotti che vengono utilizzati per poche settimane e che sempre attraverso la piattaforma possono essere poi rivenduti (evitando così inutili sprechi).

Ma Xtribe non è un marketplace utile solo per accessori e abbigliamento per bambini ma anche per le mamme in gravidanza: infatti, è possibile trovare abiti prémaman consultando l’app che mostra chi nei dintorni sta vendendo vestiti adatti al loro mese.

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Alice Avallone (Asti, 1984) coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden, dove insegna e fa ricerca con l’etnografia digitale. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori.