Progettare e raccontare il futuro: parola a Maurizio Goetz

Imagination Design Coach, Maurizio Goetz da sempre si è dedicato all’innovazione, al marketing digitale e ai diversi temi dell’innovazione della comunicazione interattiva multipiattaforma e multimodale. Grande esperto di Comunicazione Anticipante, Imagination Design e Narrazione dell’Innovazione, si interessa del design degli elementi intangibili di valore per le imprese e per le organizzazioni, ed è docente in diversi corsi di specializzazione.

Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con lui sul significato della parola futuro e su come possiamo iniziare a progettarlo: ecco quello che ci ha raccontato.

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Che cosa significa per te la parola “futuro”?

Mi piace pensare al futuro come uno spazio progettuale, una palestra immaginativa in cui emergerà qualcosa che oggi non c’è ancora o che non appare compiuto. Il futuro in realtà, così come definito da Sant’Agostino è un presente del futuro, che da una parte condensa l’insieme delle aspettative, delle attese, dei timori e delle speranze delle persone, ma dall’altro è il risultato di azioni nel presente volte ad una sua anticipazione.

Il futuro è per definizione sempre immaginato come ogni artefatto dell’immaginazione non può nascere dal nulla, ma dall’emergere di desideri, intenzioni e tensioni o paure, dalla connessione tra vecchie e nuove idee e dalla loro combinazione in forma nuova, che da vita ad una pluralità di futuri possibili.

I diversi futuri immaginati, influenzati dagli immaginari, dalle tecnologie, dalle pratiche emergenti, dalle nuove culture, dalle nuove conoscenze, dai nuovi valori, creano una cultura del futuro, che si alimenta di immagini, parole, aspettative, nuove conoscenze e narrazioni che spostano al di là la percezione di ciò che viene ritenuto possibile. Penso che la definizione personale di futuro, sia negli occhi di chi lo osserva e di chi partecipa alla sua costruzione. Lo possiamo vedere come un insieme di realtà alternative possibili, plausibili e desiderabili che potrebbero aprirsi sulla base delle decisioni che vengono prese oggi, in un contesto evolutivo in profondo cambiamento e in cui diversi attori interagiscono in modo interdipendente, influenzandosi reciprocamente.

Dare forma al proprio futuro implica una visione sferica che assume diverse connotazioni in funzione del punto di osservazione, in cui esplorare diversi scenari possibili e in cui cercare un proprio ruolo, per orientare il proprio futuro nella direzione desiderata, attraverso strategie di anticipazione.

Immaginare il futuro ha la duplice funzione di interrogarsi sulle sue possibili evoluzioni, ma anche sulle migliori modalità per generarlo, imprimendogli una direzione.

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Qual è l’approccio migliore per prevedere che cosa verrà dopo, soprattutto per quello che è il mondo digitale?

In generale è molto difficile fare previsioni, soprattutto in un mondo VUCA, caratterizzato da volatilità, incertezza, complessità e ambiguità. Per quanto riguarda specificamente il mondo digitale, conviene elevarsi al di sopra delle spalle dei giganti, perché è vero che molte delle nuove tecnologie proposte saranno rese disponibili dai grandi unicorni come Apple, Facebook, Google e da nuovi attori emergenti, ma conviene anche allargare la nostra visuale perché assisteremo anche a un’ibridazione di mondi, che daranno vita a nuovi settori e comparti a nuove discipline e a nuovi modelli culturali. Per citarne solo uno fra tanti esempi,  si sta affermando un filone interessante che cerca di integrare i principi della bionica con quelli del design e che sta sviluppando nuove teorie sulla creazione e diffusione degli ecosistemi digitali. In un mondo sempre più interconnesso è a mio modo di vedere, sempre più importante sviluppare una competenza di osservazione immaginativa della realtà emergente che cerchi nel contempo di rivedere le proprie credenze, i propri modelli mentali e di continuare ad approfondire la ricerca di nuove domande. Sapere indirizzare lo sguardo, verso nuove direzioni sarà sempre più importante.

Innovare, competere, creare valore, in questi tempi di profonde trasformazioni, richiede un pensiero immaginativo in grado di interpretare i segnali di futuro nel presente ed elaborarli progettualmente per costruire una nuova proposta di valore. Prevedere il futuro non è possibile, ma creare scenari futuri, senza un’elaborazione proiettiva immaginativa della propria visione strategica, rimane un esercizio incompleto. Abbiamo molto bisogno anche di persone in grado di immaginare e di tradurre le differenti nuove visioni in narrazioni che possano essere condivise.

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Progettare il futuro non è semplice e in giro sembra esserci tanta improvvisazione. A che punto siamo in Italia? A che Paesi dovremmo guardare per imparare?

Esistono oggi in tutto il mondo, ma anche in Italia diverse discipline che hanno il futuro come oggetto di interesse e di studio, i future studies, tutti gli ambiti che si occupano di design speculativo o di immaginazione prospettica, le diverse forme di arte che possiamo definire “speculative” per citarne alcuni. Il problema italiano è che a differenza di altri Paesi questi diversi mondi non comunicano ancora abbastanza fra di loro, non condividono pratiche nello stesso modo in cui avviene all’estero. La tendenza è quella di creare orticelli che invece di liberare la conoscenza, la imprigionano in silos e ambiti circoscritti. Qualcuno vorrebbe rinchiudere la conoscenza in giardini recintati con il pretesto del controllo sulle competenze, perché la certificazione è un grande business ma non ci riuscirà. La conoscenza è un fiume che non ha argini. Se vogliamo davvero imparare, dovremmo condividere di più e iniziare ad abbattere gli steccati.

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Immaginazione e digitale: c’è qualche cosa che possiamo ancora inventarci?

Mentre nell’era dell’informazione l’elemento centrale era la gestione della conoscenza, nell’era dell’immaginazione, l’elemento centrale sarà la gestione di ciò che non si sa che giungerà come inaspettato e che ci arriverà attraverso segnali ambigui e spesso confusi che caratterizzeranno il mondo complesso in cui viviamo. Incertezza e ambiguità saranno pertanto un fattore critico di successo per chi sarà in grado di valorizzare l’interstizio tra ciò che è conosciuto e ciò che non è ancora conosciuto e la rete è un ambiente straordinario che ci permette non solo di condividere ciò che sappiamo, ma anche di aiutarci vicendevolmente ad esplorare il non conosciuto.

Si guarda al futuro in modo troppo romantico o troppo pessimista.  Come dice Tim O’ Reilly, “il futuro non accade, sono le persone che lo fanno accadere, immaginandolo, osservandolo, implementandolo, diffondendolo”.

Piuttosto di cercare di prevedere ciò che non si può prevedere, sarebbe sufficiente, comprendere come le persone e le organizzazioni immaginano il loro futuro, lo implementano e lo diffondono e quali modalità  mettono in campo per ispirare il processo di creazione di nuovo valore per sé e per gli altri in contesti in rapida evoluzione. Lo sviluppo futuro del digitale ci consentirà di amplificare la nostra capacità immaginativa e ci condurrà nell’era dell’immaginazione aumentata grazie a tecnologie sempre più immersive.

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Infine, cosa consiglieresti a uno studente che vuole imparare un mestiere che oggi nemmeno sappiamo nominare e definire?

In un mondo in profonda trasformazione, dove tutto è destinato a cambiare posso solo suggerire una cosa: essere curiosi è sempre di più una virtù di fondamentale importanza.

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Alice Avallone (Asti, 1984) coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden, dove insegna e fa ricerca con l’etnografia digitale. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori.