Perché mangiamo certi cibi solo a Natale e Capodanno

Che si tratti di panettone a Natale, zucche ad Halloween o uova di cioccolato a Pasqua, ci sono alcuni cibi che sono indissolubilmente legati alle occasioni festive. Perché cerchiamo sapori specifici in determinati periodi dell’anno? Perché, ad esempio, difficilmente prenderemo in considerazione di preparare il cotechino con lenticchie a fine febbraio?

Cercando su Google Trends la parola “cotechino“, ne troviamo la conferma: le persone cercano questa parola solo nel periodo delle festività natalizie.

Lo stesso vale per la parola “zucca“, che vede il suo picco solo a fine ottobre.

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Nel lontanissimo 2003, Starbucks ha creato una nuova bevanda stagionale per l’autunno, in seguito al successo dell’introduzione di bevande destinate al Natale come la moka alla menta e il latte allo zabaione. Tuttavia, mentre i sapori di cioccolato e caramello si sono dimostrati i più popolari nei test gustativi, l’azienda alla fine ha deciso di scegliere il lancio del Pumpkin Spice Latte. Da allora la bevanda è diventata un must a livello globale; Starbucks ha dichiarato che il Pumpkin Spice Latte è il suo prodotto stagionale più venduto, con oltre 200 milioni di vendite in 15 anni.

La consistenza della zucca, lo zucchero sul pandoro, le spezie del vin brulé: sono tutti gusti collegati a periodi specifici dell’anno, ma quanto conta la stagione? Con i ristoranti di fascia alta e gli chef-celebrità che spingono il concetto di “ingredienti di stagione”, certi cibi sono solo un’estensione di un fenomeno già esistente? La risposta è assolutamente sì: la stagionalità oggi ha significati diversi a seconda del contesto. C’è una “stagionalità quotidiana“, che ci insegna che le arance sono un frutto invernale; e c’è una “stagionalità occasionale” che celebra piatti e bevande specifiche.

I social media e la loro estetica hanno un ruolo importante. L‘abbiamo visto per la barbabietola rossa, ma vale anche per il rabarbaro, che è diventato popolare per la sua tonalità rosea.

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Per via del fatto che i prodotti stagionali oggi sono disponibili in quasi ogni momento dell’anno, i prodotti che si concentrano in occasioni speciali possono beneficiare del clamore che un tempo circondava gli ingredienti appena raccolti. Inoltre, i cibi e le bevande a tema stagionale piacciono per via della risposta emotiva che scatenano, segnando l’inizio delle vacanze e le tradizioni annuali delle persone.

In fondo, ce l’hanno insegnato per la prima volta da bambini: niente dessert fino a quando non abbiamo finito la cena. È quell’attesa che poi aumenta il piacere. E questo i brand lo sanno, e cercano sempre nuovi modi per stimolare (e vendere) quel genere di feedback emotivo. Che si ami o odi il Natale, è difficile spostare le tradizioni associate al cibo perché il cibo ha una risonanza emotiva così profonda.

Tornando alla bevanda alla zucca di Starbucks, nonostante sia disponibile dall’ultima settimana di agosto – che è ancora “estate” in molte parti del mondo – capitalizza l’attesa per Halloween e la stagione autunnale nel suo insieme. I marchi celebrano le stagioni da anni, con regolari uscite primaverili ed estive come il Violet Drink di Starbucks nel 2018 e il suo popolare Unicorno Frappuccino nel 2017. Quest’ultimo, che rifletteva i colori e le temperature della primavera, è stato definito come una delle migliori trovate di Starbucks.

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Alice Avallone (Asti, 1984) coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden, dove insegna e fa ricerca con l’etnografia digitale. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Dallo scorso novembre è in libreria con il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale (Franco Cesati Editore).