Ok Google, find me somebody to love: parola allo Young Board ’21

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Courtesy of Circolo del Design /
Photo: Luca Pescaglini /

A Torino il Circolo del Design dà voce alle espressioni dei più giovani, alla loro ricchezza di significati e pluralità di codici da ascoltare, osservare e interpretare. Con queste premesse, ha attivato la costituzione di uno Young Board. Attraverso un bando sostenuto dalla Città di Torino, infatti, è stato costituito il giovane team, composto da un gruppo di dieci studenti e giovani professionisti under 26: Giorgio Bena, Lisa Brero, Giorgia Cino, Giovanni Corgiat Mecio, Chiara Finelli, Laura Mazzarino, Jessica Prieto, Nicholas Sabena, Artemisia Troni e Luisa Zhou.

Il progetto Young Board di quest’anno ha avuto come obiettivo la co-progettazione, insieme al team del Circolo del Design, di una produzione culturale da inserire all’interno del palinsesto di attività 2021 guidato dal macro-tema Humanizing Technology. E così, da maggio a ottobre 2021 lo Young Board ha affiancato il team multidisciplinare del Circolo del Design che ha potuto trasmettere loro le dinamiche di programmazione, organizzazione e promozione culturale, anche attraverso un percorso di accompagnamento e di sviluppo di competenze che si sono tradotte in progettualità.̀

Nello specifico, il progetto ha voluto dare voce alle espressioni dei più giovani, alla loro ricchezza di significati e pluralità di codici da ascoltare, osservare e interpretare, formando il team sui temi del design e della progettazione culturalearricchendo le loro competenzestimolando lo scambio sinergico tra background e professioni differenti.

La produzione culturale curata dallo Young Board 2021 del Circolo del Design si è tradotta in una mostra racconta una generazione che viveincontraama attraverso la tecnologia, dal titolo Ok Google, find me somebody to love, visitabile al Circolo del Design dal 20 ottobre al 1 dicembre 2021. L’esposizione esplora i linguaggi e i codici espressivi utilizzati nel digitale quando si cerca una relazione con l’altro: dalla ricerca di un contatto umano alla costruzione della propria identità, fino all’incontro intimo, sfaccettato, con l’altro.

Abbiamo fatto due chiacchiere con loro…

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Come è nata la progettazione di questa mostra?
Da quali stimoli siete partiti?

Ok Google, find me somebody to love è il risultato di un lavoro di co-progettazione con il team del Circolo del Design, che – attraverso questa prima call del progetto Young Board – ha voluto dare voce alle espressioni dei più giovani. C’è stato un affiancamento continuo, dove abbiamo appreso strumenti e know-how necessari per realizzare una produzione culturale che avesse come punto di partenza il digitale

Anche se all’inizio del percorso non avevamo un’idea chiara di quello che avremmo fatto, sapevamo con certezza che l’obiettivo era riuscire a parlare a un pubblico giovane, a ragazzi e ragazze della nostra età, trattando temi che ci stanno a cuore. 

Tra le tante carte in tavola, abbiamo voluto dare spazio a un argomento in particolare: trovare l’amore. Ma come si fa a trovare qualcuno da amare in questa contemporaneità dislocata, veloce, onlife?

Da questa premessa, abbiamo cercato di raccontare la nostra esperienza che oscilla tra digitale e analogico, fotografando linguaggi, codici espressivi, modalità di relazione che abbiamo in qualche modo imparato stando in Rete – il luogo dove parte la nostra ricerca.

Gli stimoli di partenza sono state tre domande:

Chi siamo quando viviamo nel digitale? 
Come ci incontriamo nel digitale? 
Come amiamo nel digitale?

Così, abbiamo provato a chiedere direttamente a Google (spoiler: non ci è stato utile). Ci siamo immersi in pagine web, board di Pinterest, bizzarri tutorial su Wikihow, fino ad arrivare alle nostre chat personali su Whatsapp o Telegram.

Da questa ricerca sono nati i nostri contenuti. I materiali che abbiamo prodotto, infatti, sono totalmente originali: dalle foto delle carte da gioco utilizzate per ravvivare la conversazione in chat agli audio imbarazzati dell’ultima installazione. 

In tutto questo, non abbiamo voluto dare un giudizio netto sulla contemporaneità che stiamo vivendo, ma ritrarre uno o più gesti in cui ciascuno di noi può riconoscersi.

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Come cambiano le dinamiche relazionali quando queste nascono dal digitale?

Il digitale ha rivoluzionato i concetti di spazio e tempo: questi si frammentano, si riducono, si dilatano a piacere, seguendo logiche intime e individuali. In questo contesto, le dinamiche relazionali sono state attraversate da diversi cambiamenti, che abbiamo provato a raccogliere qui:

Tra una chat e l’altra, si è in qualche modo sempre reperibili. Il tempo di risposta e interazione è più immediato, veloce, incurante delle distanze. Tuttavia, questa possibilità di connessione costante porta con sé anche nuove insicurezze. Ad esempio, se la persona che ci piace non risponde entro un arco di tempo limitato, cominciamo a preoccuparci. In una misura più o meno grande, è capitato a tutti.

C’è un maggiore controllo sulla narrazione estetica delle nostre identità: questo fa sì che l’immagine che vogliamo dare di noi sia in qualche modo “contenuta”, non del tutto spontanea. Certo, lo facciamo anche nella vita offline, ma il digitale ci ha fornito strumenti in più.

Cambiano i modi di comunicare: si sono aggiunte nuove forme espressive, caratterizzate dall’elemento visivo e non verbale. Le emoji, i meme, le GIF che utilizziamo sostituiscono il nostro alfabeto e diventano nuovi riferimenti culturali.

Cambiano i modi di condividere la quotidianità con l’altro: si entra, infatti, in un’intimità fatta di foto, audio, messaggi come “ti penso” scritti in diretta. 

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Cosa avete scoperto facendo ricerca per la mostra che non vi aspettavate?

Nel nostro percorso di ricerca, siamo partiti da argomenti ed elementi che già conoscevamo a grandi linee. Nonostante questo, ci hanno sorpreso un paio di cose, tra cui l’idea di accessibilità e di bellezza democratica correlata ai filtri digitali.

Si pensa spesso che siano un semplice strumento di intrattenimento o di appagamento narcisistico, ma attraverso i filtri possiamo anche sperimentare nuove estetiche, avvicinarci a determinate subculture e abbattere stereotipi di bellezza – come sostiene anche Ines Alpha, 3D Artist (è stata anche ospite del Circolo del Design!). 

Un’altra cosa che non ci aspettavamo è stata la questione dell’audio: mandare il primo vocale a qualcuno che ci piace è un momento estremamente intimo in questa nuova netiquette. Ci pone di fronte alle nostre fragilità e all’impossibilità di filtrare la nostra voce. Siamo noi, senza barriere. 

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Alice Avallone (Asti, 1984) insegna alla Scuola Holden e fa ricerca con l’etnografia digitale per le aziende. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori. A inizio 2021 è tornata in libreria con #Datastories. Seguire le impronte umane sul digitale per la collana Tracce di Hoepli.