Non solo balletti e sfide: il lato buono e impegnato di TikTok

Confinare TikTok a un mero fenomeno passeggero, un contenitore di video brevi e sciocchi creati dai ragazzini, è piuttosto riduttivo. Certo, conosciamo questo territorio per le sue sfide, i suoi duetti e le sue scenette divertenti, ma la verità è che si sta evolvendo in qualcosa che va oltre la semplice app mobile da divertissement. In passato abbiamo visto come sia abitato anche da mamme, da sottoculture e da brand, ma in che modo la Generazione Z sta utilizzando questo canale per raccontare storie e ispirare i propri coetanei? E in che modo i gruppi su TikTok influenzano poi la vita offline?

Partiamo da un aneddoto che ci è arrivato dall’altra parte del mondo e che fissa il cambio di passo. Dicembre 2019: durante la devastazione boschiva in Australia il primo ministro della nazione Scott Morrison scelse di andare in vacanza alle Hawaii con la famiglia. E mentre lui si rilassava sulle spiagge e si faceva i selfie con i turisti, i ragazzi su TikTok hanno invaso il canale con video parodia su questa decisione. I video spianarono la strada a una nuova forma di utilizzo della piattaforma.

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Disponibile in Cina dal 2016 con il nome di Douyin e lanciata a livello internazionale solo nel 2017, come sappiamo TikTok sta vivendo una rapida crescita e un cambiamento continuo grazie alle giovani generazioni che stanno esplorando proprio il potenziale della piattaforma. Solo lo scorso anno è stato scaricato oltre 738 milioni di volte e a quanto pare ha guadagnato 177 milioni di dollari in entrate lorde, diventando così la seconda app più installata sia da App Store che da Google Play. E mentre meme, barzellette e balletti continuano a regnare sovrani sulla piattaforma, la verità è che TikTok si sta evolvendo per diventare il campo di battaglia politico della Generazione Z, nonché una sorta di enciclopedia collettiva e internazionale.

Innanzitutto, c’è un fatto curioso da osservare. Le funzionalità dell’app vanno in contrasto rispetto alla condivisione convenzionale delle notizie: i video non sono temporizzati, il feed personale non ha un ordine cronologico e gli annunci politici sono vietati. Nonostante tutto, TikTok è emerso proprio come uno dei modi più rapidi e creativi per diffondere informazioni, nonché per dialogare su argomenti duri come l’ansia per le possibili sparatorie nelle scuole americane. Pensiamo, ad esempio, ai minorenni Feroza Aziza e Joshua Manilla, che hanno attirato l’attenzione su argomenti come il trattamento cinese dei musulmani uiguri.

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Condividere le esperienze

Uno degli impatti più rilevanti di TikTok è la possibilità per gli adolescenti di condividere le proprie esperienze con un pubblico molto ampio. Che si tratti di parlare dei propri predatori sessuali oppure delle lotte quotidiane dell’essere sordi, gli utenti affrontano i temi personali con leggerezza. Come sappiamo dalle esperienze di forum, newsgroup e gruppi Facebook, da sempre le persone hanno utilizzato le community online per supporto e consulenza reciproca, ma su TikTok è possibile dare un’ulteriore lettura.

Come spiega bene qui Jessa Lingel, docente di comunicazione all’Università della Pennsylvania, la Generazione Z ha piena consapevolezza che il proprio divulgare online può avere un impatto reale nella vita delle altre persone. Per loro è un po’ come condividere le risposte alla domanda: come possiamo superare questo tema insieme? Gli adolescenti LGBTQ, in particolare, usano TikTok per trovare un senso di comunità e solidarietà.

Se per un po’ Tumblr aveva offerto uno spazio relativamente sicuro per queste persone negli anni Duemila, la decisione della piattaforma di vietare tutti i contenuti per adulti due anni fa ha causato la perdita di quasi un terzo del suo traffico e ha spinto gli adolescenti LGBTQ a trovare un’alternativa. Nemmeno Instagram sembra convincere del tutto, con le cerchie ristrette di amici ai quali far vedere le proprie stories, anche perché molti genitori sono su questo social media. Insomma, TikTok è decisamente la scelta migliore per questo pubblico. Qui viene spiegato bene perché se volete approfondire.

Jackie Mack, un utente di TikTok, ha dichiarato a NBC News che “a differenza di Facebook, Twitter o anche Instagram, TikTok è una piattaforma in cui noi giovani possiamo esprimere con fiducia le nostre posizioni e le nostre identità perché sappiamo che la comunità di giovani che si sostiene a vicenda è più forte dell’insicurezza che viene trasmessa dalle generazioni più anziane che ci dicono non siamo in gamba”.

Ciò non significa che le generazioni più anziane non stiano utilizzando l’app, anzi. Alcune mamme hanno numeri notevoli e usano TikTok proprio per stabilire connessioni più profonde con i figli e per cercare di capire le loro vite. Ma non solo: alcune donne stanno sfruttando la piattaforma per condividere storie sulla sterilità e fecondazione in vitro; i video taggati con #infertility sono stati visualizzati 182 milioni di volte, con #IVFvideos (acronimo di in vitro fertilization) 115 milioni di visualizzazioni.

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Informarsi e prendere lezioni

Dunque, perché tutto questo su TikTok funziona bene e su Instagram meno? Forse perché le persone che usano questa app sono solo interessate al contenuto, e non a chi lo ha creato, se è famoso o meno. In effetti, basti pensare che la pagina “Per te” è gestito da un algoritmo che seleziona i video che TikTok pensa ci piaceranno in base a quelli già visti, tutto qui – poco importa se si tratta di un meme su Trump o un discorso serio di un adolescente amish.

Oltre a condividere contenuti con un pubblico a cui dare supporto, TikTok aiuta le persone a trovare informazioni, esperienze e anche a imparare cose nuove. Molti studenti utilizzano l’app anche per ravvivare la propria istruzione e intercettare appunti e lezioni su argomenti poco chiari. Pensiamo ad esempio alle lezioni di storia della diciassettenne Floridian Brooke Pavek che ha condiviso una serie di clip di 15 secondi che illustrano fatti come l’istituzione della Società delle Nazioni o il burrascoso rapporto tra Enrico VIII e Anna di Cleves. Ebbene sì: TikTok come strumento pedagogico, perché no.

In particolare, la funzione di duetto dell’app – che consente agli utenti di creare un dialogo con amici o utenti casuali – viene spesso utilizzata per una serie di botta e risposta su materie scolastiche. Il 65% degli educatori americani afferma che l’apprendimento condizionato dagli studenti è estremamente prezioso nello sviluppo delle competenze oggi, e il 76% degli insegnanti in Messico afferma che l’apprendimento autonomo è uno dei maggiori vantaggi dell’uso della tecnologia in classe, e che TikTok potrebbe ampliare le interpretazioni del tema edutech.

Forse è esagerato pensare a TikTok come il futuro dell’educazione, ma la forma di ricerca collaborativa è interessante, e l’app potrebbe essere di aiuto rispetto a discipline extracurriculari, come l’educazione sessuale. Inoltre, potrebbe essere di aiuto in aree meno coperte, come nel caso della campagna #EduTok, dove TikTok ha collaborato con le piattaforme di tutoraggio online Vedantu, GradeUp e Testbook per consentire agli utenti indiani di imparare l’inglese, mettersi in forma oppure approfondire le materie scientifiche.

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Dare una mano alle cause sociali

Un altro aspetto rilevante di TikTok è quello collettivo. Dalla disuguaglianza di ricchezza alle riforme della legge sulle armi fino alla sostenibilità ambientale e alla salvaguardia degli oceani, le sfide a colpi di hashtag su TikTok hanno avvicinato gli adolescenti alle questioni di attualità più calde. E questo non riguarda solo gli Stati Uniti e i paesi occidentali. Ancora in India, ad esempio, ha fatto capolino la campagna #CleanIndia, dove le persone si impegnano a ripulire le strade.

Come sappiamo, la base di utenti TikTok appartiene soprattutto alla Generazione Z, che sappiamo in questo momento parecchio sensibilità rispetto alle cause sociali – cause da supportare non con la beneficenza, ma con la sensibilizzazione della propria community di riferimento. È la valuta che cambia: far parte di un movimento o creare consapevolezza è più forte di una donazione o di un’ora di volontariato.

L’organizzazione senza scopo di lucro Girls Who Code ha collaborato con TikTok alla Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze nella campagna #RaiseYourHand, con la quale la piattaforma ha donato un dollaro alla ONG per ogni video pubblicato. È interessante notare come le persone abbiano realizzato video su un ventaglio di argomenti piuttosto ampi più che su questioni riguardanti esclusivamente i diritti delle donne, dimostrando che non è necessario impegnarsi nell’approfondire una questione per diffonderne un messaggio. Questione che ha dei pro e dei contro, certo.

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Alice Avallone (Asti, 1984) coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden, dove insegna e fa ricerca con l’etnografia digitale. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori.