Noi e il nostro uso di WhatsApp: parola ad Alessandra Gallucci

In che modo WhatsApp ha rivoluzionato la nostra quaotidianità? Qual è la giusta misura quando abbiamo a che fare con i gruppi? Perché si sono diffusi i messaggi vocali?

Ne abbiamo parlato con Alessandra Gallucci, social media manager e web editor, nonché geek girl a caccia di novità e tendenze. Svolge in ambito digital consulenze aziendali e formazione; ha iniziato a testare le app di messaggistica per il business sin dal loro esordio, ed è co-autrice di Whatsapp marketing. Strategie ed esempi per utilizzare la chat come strumento di business (con la sorella Maria Rosaria Gallucci, ed. Dario Flaccovio, 2019).

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Sembra incredibile, ma c’è stato un tempo dove Whatsapp non esisteva: che cosa ci abbiamo guadagnato, come è cambiata la nostra quotidianità?

WhatsApp ha stravolto totalmente il nostro modo di comunicare, stravolgendo le nostre abitudini. La sua diffusione e popolarità ha fatto scomparire quasi del tutto gli Sms. La parola chiave del nuovo modo di interagire è istantaneità. Quante volte capita di sentirci dire: “hai visualizzato e non hai risposto?”. Nell’era del tutto e subito, tutti noi scegliamo di comunicare via chat per avere risposte veloci quasi in tempo reale.

Un’altra considerazione riguarda l’evoluzione del linguaggio di comunicazione: con WhatsApp il linguaggio da testuale diventa multimediale con la condivisione di immagini, link, video. Sempre più utilizzate e amate anche le emoji, ormai entrate pienamente nel nostro vocabolario digitale. Spesso, infatti, valgono più di una parola: una semplice faccina da sola è in grado di esprimere una sensazione.

Gruppi Whatsapp: quando è bene usarli e quando non sono necessari?

Trovo che i gruppi siano molto utili quando si vuole comunicare con una cerchia di amici piuttosto che con i colleghi o con i familiari in contemporanea evitando l’invio dei singoli messaggi. Tuttavia il gruppo non deve diventare fastidioso, è inutile negarlo che quando i partecipanti sono troppo attivi la funzionalità “silenzia gruppo” prende il sopravvento.

Se parliamo di WhatsApp lato business è preferibile optare per le liste broadcast a meno che non si utilizzi la feature gruppo in maniera creativa come ha fatto una nota bakery inglese che nel periodo natalizio ha creato il gruppo “Festive Bake Lovers” dedicato al prodotto di punta dello shop. Obiettivo dell’iniziativa pienamente raggiunto, aumentare il coinvolgimento del pubblico e delle vendite del prodotto. Per tutti gli iscritti contenuti esclusivi, sconti e promozioni dedicate.

Generazione e messaggi vocali: perché vengono preferiti al testo?

I messaggi vocali sono molto più comodi e veloci da inviare, possono essere registrati mentre si cammina, mentre si sta preparando la cena. Con i messaggi vocali si scansano equivoci, per esprimere uno stato d’animo non è necessario ricorrere alle emoji, basta dare il giusto tono di voce. Una pecca delle note vocali sta nel fatto che non è possibile ascoltare i messaggi in tutte le situazioni, ad esempio se si sta parlando al telefono o durante una riunione.

Facciamo un ultimo passaggio sul versante corporate. Che tipo di azienda potrebbe prendere in considerazione questo strumento?

WhatsApp rappresenta un valido strumento per qualsiasi tipologia di business, la chiave del successo sta nel capire quale sia la strada migliore da percorrere per integrare l’app dal fumetto verde in una strategia corporate. Sicuramente WhatsApp è molto utilizzata nel mondo dello shop online per offrire un servizio clienti veloce ed efficiente.  

Whatsapp aiuta le aziende a costruire relazioni solide e durature con i consumatori, ma a cosa bisogna stare attenti?

WhatsApp è un ottimo alleato delle aziende, consente di offrire al cliente una comunicazione personalizzata  e one-to-one, elementi che permettono di costruire relazioni di valore che durano nel tempo. Uno degli errori più comuni è quello di pensare di sostituire la classica newsletter con la chat, cosa che tra l’altro non rispetta la policy dell’applicazione. Con WhatsApp il marketing diventa conversazionale, quindi non si deve bombardare il cliente di messaggi promozionali ma bisogna instaurare un dialogo.

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Alice Avallone (Asti, 1984) coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden, dove insegna e fa ricerca con l’etnografia digitale. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori.