Lo scarto dalla “norma” – gli instagay e la body-positivity

di Mattia Tresoldi

Gli uomini gay sono ossessionati dalle apparenze. Benché sia un luogo comune, questa stereotipante sentenza nasconde una piccola verità. Dalle ballroom della New York anni ’80, sulle cui piste si sono riaccesi i riflettori grazie alla serie FX POSE, alle parate del Pride che annualmente attraversano le strade di numerose città, le manifestazioni della cultura omosessuale si muovono sulla linea sottile che divide l’essere e l’apparire.

Online, dove questa linea tende a svanire, si è riversata la comunità che continua la ricerca di approvazione tra i propri membri piuttosto che dal mondo eterosessuale. La volontà di autoaffermazione e gli standard di bellezza poco realistici portano molti uomini gay ad avere una percezione distorta del proprio corpo, con conseguenze sulla loro salute fisica e mentale.

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Scegliendo di seguire qualche sexy gay Instagram account, la sezione “Esplora” verrà invasa da corpi scolpiti all’inverosimile. Contenuti di questo genere presentano un engagement più elevato rispetto a quelli che includono fisicità diverse. Tuttavia, tra slip ultra-aderenti e occhiali da sole griffati, il tentativo di provocazione di un instagay fallisce perché identico a tutti i quadrati che lo circondano, contribuendo a formare una (apprezzabile) collezione di materiale softporn più che una carrellata di post. In spiaggia o in palestra, quei muscoli guizzanti funzionano da promemoria all’utente e gli ricordano che dovrebbe avere un fisico più tonico per essere accettato dagli altri membri della comunità.

Quello dell’accettazione è un tema che percorre la vita di un omosessuale dall’adolescenza: per ottenerla – citando RuPaul ­– serve un mix di «charisma, uniqueness, nerve and talent». In un recente approfondimento di BBC News vengono intervistati alcuni ragazzi che per adeguarsi agli standard di bellezza sono ricorsi alla chirurgia plastica o all’assunzione di steroidi. Gli MSM (men who have sex with men) si conoscono perlopiù online, e da qui potrebbe derivare la smodata attenzione nel rappresentarsi visivamente in maniera impeccabile. Uno studio australiano evidenzia la correlazione tra l’uso dei social media e l’insoddisfazione per il proprio aspetto fisico, più marcata tra gli utenti di piattaforme image-centric come Snapchat, Instagram e le dating app.

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Grindr è una delle più popolari app di incontri orientate verso un pubblico MSM. Con 4 milioni di utenti giornalieri, è al centro di svariate controversie. Navigando tra i profili è frequente imbattersi in bio che contengono espressioni come «no fats, «no asians», «masc only». Essere asiatici, “effemminati” o non particolarmente muscolosi sembra essere accettabile solo nel caso in cui questa caratteristica vada a soddisfare un kink, uno specifico desiderio sessuale. Le linee guida sono state aggiornate per contrastare questi comportamenti ed è stata intrapresa l’iniziativa Kindr Grindr, con lo scopo di sensibilizzare gli utenti riguardo il femme- e body-shaming, la transfobia, lo stigma legato all’HIV e la discriminazione razziale.

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All’interno della comunità che dovrebbe fare delle diversità il proprio baluardo, lo scarto dalla “norma” non è pienamente tollerato. Sono numerose le celebrità LGBTQ che promuovono la body-positivity, che invitano ad abbracciare la propria femminilità o che fungono da modello per abbattere uno stereotipo. Ciononostante, esiste ancora un uomo gay più prototipico di altri, caratterizzato da una mascolinità con parametri specifici: pelle bianca, pochi peli, tanti muscoli.

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Mattia Tresoldi è uno di quelli che: i film? Solo in lingua originale. Parla svedese, ma non si sa bene perché. Nato a Bergamo, a diciotto anni ha preso la patente ma si rifiuta di mettersi al volante. Milanese di cuore e d’adozione, non dice mai di no a una scodella di ramen bollente. Espatriato a Torino, si ripromette di non stupirsi di fronte alle contraddizioni del ventunesimo secolo, ma rimane puntualmente a bocca aperta. Frequenta il biennio Story Design alla Scuola Holden.