Linguaggio e temi di Alessandro Di Battista su Facebook in 7 anni

Le premesse: la fine del 2012

La pagina Facebook ufficiale di Alessandro Di Battista viene aperta il 26 novembre 2012 e da lì a fine dicembre farà solo quattro aggiornamenti. Ed è proprio nel dicembre di quell’anno che si è candidato alle parlamentarie del Movimento 5 Stelle, risultando con 313 voti al quarto posto per la circoscrizione Lazio 1 della Camera dei Deputati. Numeri bassi di fan, numeri bassi di engagement – un centinaio di Mi Piace, una ventina di condivisioni, una decina di commenti (nessuna interazione nei commenti). Non si rilevano particolari ricorrenze per via del poco materiale. Una curiosità: in un post compare la chiusura in portoghese ate’ amanha, a domani.

L’anno dell’elezione: 2013

Alle elezioni politiche italiane del 2013 è stato poi eletto deputato, e dal 7 maggio 2013 al 20 luglio 2015 è stato vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari. L’anno si apre con un augurio, che tornerà poi negli anni:

Buon 2013 a tutti, sarà l’anno della Rivoluzione, si perché Rivoluzione e’ una bellissima parola, una Rivoluzione civile, culturale e NONVIOLENTA. Il voto e’ un’arma, votate chi volete ma vi imploro di informarvi prima di farlo, se lo farete darlo al MoVimento 5 stelle sarà la cosa più naturale del mondo.

Con un pizzico di protagonismo:

“In Parlamento mandate gente nuova, ragazzi incensurati, militanti, attivisti NO TAV, esperti di gestione alternativa dei rifiuti, mandateci persone mai colluse con un sistema contaminante, madri di famiglia, studentesse che hanno lottato contro la mafia senza scorta, in Parlamento mandateci ME, adesso IO, poi voi… mandateci i cittadini. “

Una volta eletto, inizia a rivolgersi con più sicurezza alla sua audience (senza formalismi, ragazzi). Ed è così che inizia a imbastire quella che sarà poi la sua figura coerente negli anni, quella del guerriero, iniziando dalla questione Afghanistan. Benchè ormai Onorevole, chiede di essere chiamato sempre Alessandro. Come un amico, un coetaneo, un parente.

“Siamo cittadini che lavorano nell istituzioni non dei VIP (invito anche voi a non farci sentire come tali, i deliri di onnipotenza sono dietro l’angolo).”

Parallelamente, inizia ad avere un ruolo centrale anche la questione TAV. Ieri come oggi, si cerca di capire ogni voce del bilancio, tutti i costi, chi c’è dietro al progetto. La chiusura “a riveder le stelle” non è solo l’ultimo verso dell’Inferno della Divina Commedia di Dante, ma anche e soprattutto un libro pubblicato da Rizzoli nel 2010 a cura del blog di Beppe Grillo. Una nota curiosa da rilevare, è l’introduzione di aspetti della vita personale, per consolidare ancora di più la relazione familiare che sarà una della sue caratteristiche contraddistintive.

“Ho appena votato i candidati sindaco e consiglieri alle Parlamentarie del Comune di Roma come sempre online con un click (che figata).

Il pubblico si sente partecipe e informato, come se avesse un investigatore privato interno al Governo, e non più semplicemente un parlamentare scelto.

“GRAZIE ! PER LE INFORMAZIONI CHE CI DAI ! se desideriamo bene comune onestà difesa ambientale solidarietà verso le persone sfortunate NON DOBBIAMO DELEGARE ! MA PARTECIPARE ! VOTARCI ! le vecchie volpi con radici sono ricche abituati a comprare con denaro pubblico consensi favori giornali tv !”

Per dovere di contestualizzazione, è bene anche ricordare che sono ancora i mesi in cui il Movimento 5 Stelle non poteva presentarsi in televisione per scelta della Casaleggio. Chi dissente da ciò che Di Battista e il suo movimento dice, diventa immediatamente un nemico corrotto. Una tecnica molto simile a quella adottata da Scientology: chi cerca di dissuadere un adepto che è sulla via dell’illuminazione, diventa subito un “soppressivo”. Il linguaggio inizia a introdurre la netta distinzione tra il “noi” del M5S e il “loro” dall’altra parte.

“Era tutto previsto, sono gli ultimi colpi di coda di un animale morente. Se il sistema attacca cosi’ duramente un Movimento che vuole cambiarlo evidentemente la strada e’ giusta! A riveder le stelle!”

Il gioco retorico è piuttosto semplice: dichiarazionne di impegno, esasperazione percettiva di eventuali bastoni tra le ruote (nessuno ha il diritto di dissentire, perché fanno parte di un animale morente, del Sistema), vittimismo e rilancio. Nonché l’invito a non informarsi – almeno non dai canali ufficiali, sempre per via di un grande complotto in corso contro gli onesti – e a prepararsi perché presto andrà a governare chi ascolta, solleticando l’idea di una vera e propria rotazione sui ruoli istituzionali, mai verificatasi nel tempo.

“Tutto questo dimostra che i cittadini sono assolutamente all’altezza di ruoli istituzionali (preparatevi, i prossimi sarete voi).”

I numeri dell’egagement e della fanbase iniziano a salire. Con i risultati poco favorevoli alle elezioni amministrative italiane di fine maggio 2013, viene introdotto un nuovo concetto, ovvero che quando c’è una sconfitta al voto, non perde (mai) il M5S, ma la democrazia. L’impressione è di una contraddizione di termini: l’esercizio stesso di voto, non è di per sé democrazia?

“Il grande sconfitto di queste elezioni non e’ il 5 stelle (noi speravamo tanto, ma tanto, ma tanto di piu’ per carita‘, chi lo nega) ma la democrazia rappresentativa, quel sistema obsoleto che non ha mai permesso ai cittadini di decidere nulla della loro vita.”

“La semplicita’, l’onesta’ e la verita’ li fa diventare pazzi.”

Non è da dimenticare che tale linguaggio è un calco preciso di quello del padre del M5S, Beppe Grillo, che volente o nolente ha una forte influenza anche su Di Battista, che di tanto in tanto ne riprende le parole. Ancora incoerenza (vedi la citazione sotto: qual è il nesso tra cantanti pataccari e poltrone del Regime che non vogliono lasciare?), ancora guerrilla (“un pugno di ragazzi in Parlamento”). Ancora incitamento, reponsabilizzando l’audience di un dovere pesante, quello di non far fallire l’Italia consegnandolo alla malavita.

“Fate sentire più forte la vostra voce a chi ha distrutto il Paese, ai ladri, ai corruttori, ai politici prescritti, ai mafiosi. Io ho una voce sola, ora roca, dopo centinaia di comizi. I media, portavoce del Sistema, hanno attaccato con una violenza inaudita il MoVimento. Le grandi firme, i grandi registi, cantanti pataccari, conduttori e artisti di partito, si sono scatenati contro chi li avrebbe spazzati via dalle poltrone del Regime. Fate sentire vostra la voce alta e forte o l’Italia sarà perduta. Non potete credere che io, con l’aiuto di una srl e con un pugno di ragazzi in Parlamento, possa combattere da solo contro la partitocrazia, la massoneria, il sistema bancario, la BCE, la criminalità organizzata, contro tutti i media.”

Benché la Rete rimanga la paladina della libertà di parola del M5S grazie alla sua funzione di disintermediazione (“chissà se tutto questo andrà in onda? noi abbiamo la rete che elimina gli intermediari. fate girare ragazzi, fate girare”), alcuni media iniziano ad andar bene. E arriva la prima volta.

“Ma dato che vi fa gioco accusarci di turpiloquio, di villania, di impertinenza ok moderiamo i toni, non diremo più tutti a casa, ma diremo è “d’uopo che vi rechiate alle vostre dimore” ma il senso resta lo stesso, come disse Cromwell al parlamento inglese IN NOME DI DIO ANDATEVENE!”

L’anno degli hashtag: 2014

Continua lo sdoganamento inesorabile delle apparizioni televisive per Di Battista, che inizia a prenderci gusto e a dimostrare al movimento che se la sa cavare benissimo con le parole e con i salotti (al punto che se la canta e se la suona da solo).

Dal Parlamento, invece, inizia a chiedere il sostegno in tempo reale alla base.

E intanto, in Rete #noncifermate e #vinciamonoi entrano nel linguaggio degli elettori del M5S in occasione delle Elezioni Europee.

Nella corposa ricerca Fiumi di parole. Discorso e grammatica delle conversazioni scritte in Twitter di Stefania Spina (professore associato di sociolinguistica e linguaggi dei nuovi media all’Università per Stranieri di Perugia) viene messa in luce una funzione interessante dell’hashtag, ovvero quella valutativa/interpersonale che ci permette di entrare in contatto con gli altri ed esprimere il nostro punta di vista soggettivo. Scrive la Spina:

“Un esempio tra i tanti è relativo al campo della politica: nel maggio 2014, in occasione delle elezioni europee, il Movimento 5 Stelle aveva impostato la campagna elettorale sullo slogan “Vinciamo noi”, che si era presto trasformato nell’hashtag #vinciamonoi, usato in modo sistematico dai suoi rappresentanti su Twitter, ma anche in altri mezzi di comunicazione. Non appena i primi dati sullo spoglio elettorale avevano mostrato che i risultati non erano favorevoli al M5S, su Twitter aveva iniziato a diffondersi l’hashtag #vinciamopoi, che metteva in ridicolo la prestazione elettorale deludente del movimento sull’hashtag originario. Nell’arco di poche ore si è quindi sviluppato un vasto meme ironico, tutto incentrato sul gioco di parole dei due hashtag.”

Eccone altri tra i più usati per aprire i suoi aggiornamenti su Facebook: #nonomarivotateli #cacciamoalfano #Informiamolitutti #fiatosulcollo #noncifermate #sfiasciaitalia (di Renzi).

Amici per la pelle: il 2015

Nel febbraio 2015 Di Battista viene citato in un articolo del The New York Times come vincitore di una speciale classifica delle bugie più grandi dell’anno precedente. L’articolo fa riferimento a una frase pronunciata a una manifestazione al Circo Massimo nella quale, descrivendo la situazione della Nigeria (definito “un paese tranquillo” dal Ministro Beatrice Lorenzin), replicò che “Il 60% è in mano a Boko Haram, il resto del paese è in mano ad Ebola”, tesi smentita dal NYT avvalendosi anche di dati provenienti dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Nonostante ciò, la sua popolorità vola, le interviste in tv fioccano quasi settimanalmente, e iniziano due tormentoni. Il primo riguarda la parola chiave “onestà“: lui e il M5S se ne appropriano in toto e in modo definitivo.

“E in Sicilia i deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana – con i loro soldi – costruiscono una strada, nessuno ci dice se siamo di destra o di sinistra. Sapete perché? Perché lo facciamo solo noi. Metteteci alla prova. Difenderemo i vostri soldi!”

Il secondo invece, ben più importante, riguarda invece l’esibizione della salda amicizia con Luigi Di Maio, consolidata anche dallo scatto qui sotto. Alessandro il guerriero dannato e ribelle, Luigi la brava persona composta ed educata che deve essere messa nelle condizioni giuste per lavorare. Due archetipi per un’amicizia che qualcuno in Rete inizierà a sentir vacillare quattro anni dopo.

“Il vostro sguardo e sorriso ci da la speranza che presto rivedremo l’onesta ‘ e le stelle …. Grazie ragazzi” – scrivono degli utenti sotto il post. E ancora: “Che belle facce, belli dentro e fuori. Siete il nostro l’orgoglio” oppure, addirittura “Ale quando ho visto la vostra foto ho pensato a due grandi Uomini Siciliani, Falcone e Borsellino!“.

Infine, si fanno più costanti e pungenti i rimproveri alla Lega Nord di Salvini, colui che da lì a quattro anni sarebbe diventato il co-firmatario del contratto di governo stipulato con l’amico Luigi Di Maio. Il PD e Berlusconi non sono più i soli nemici nominati di Di Battista. Il tono di voce oscilla sempre tra aggressivo e passivo.

Il tour estivo in Italia: corre l’anno 2016

È l’anno di Virginia Raggi e Chiara Appendino, rispettivamente sindache elette a Roma e a Torino. Ma è anche l’anno dell’estate che vede protagonista Di Battista nel Costituzione coast to coast, un tour elettorale in moto per promuovere il “No” al referendum sulla riforma costituzionale Renzi-Boschi (seguito poi dal “No” alla candidatura per le Olimpiadi nella Capitale) . È un Di Battista più umano, più vicino alle persone. Torna tra la gente, e usa la Rete per raccontare la quotidianità dei suoi bagni di folla e la generosità degli attivisti che lo ospitano da nord a sud.

“Il #CostituzioneCoastToCoast ha toccato 40 città. Ha coinvolto migliaia di “centauri”, centinaia di migliaia di persone in piazza e ha raggiunto milioni di cittadini in rete. Ho speso, in totale, circa 10.000 euro. Di questi quasi 8000 per l’acquisto di questo “scooterone”, acquistato con i soldi miei ovviamente. Di autostrada ho speso 46 euro in tutto (ricordate i senatori del PD quando si domandavano “chi paga i caselli a Di Battista?”). Si può fare politica con pochi soldi, basta far parte di una comunità che ti sostiene. Questa estate mi hanno sostenuto in tanti. Ospitandomi, dandomi una pacca sulle spalle, partecipando alle iniziative.”

Il tema dei soldi spesi per la politica e dei rimborsi elettorali diventa caldo e centrale nel 2016.

Di Battista cerca consenso aizzando la folla e chiedendo di seguirlo nella sua crociata, attivamente, su ogni fronte. Come un condottiero, sprezzante dei nemici, che sono inevitabili. Un concetto che in qualche modo fa l’occhiolino all’espressione tanti nemici tanto onore che appartiene storicamente alla retorica propagandistica di Benito Mussolini.

“A voi non chiedo alcun voto, vi chiedo solo di scegliere di lottare. Vi chiedo di schierarvi. Schierarsi inevitabilmente produce dei nemici ma dà senso alla vita.”

Un supporter, in un commento sotto un post, fotografa e riassume nel dettaglio la percezione che ha la base su Facebook di Di Battista nell’autunno del 2016:

“Alessandro hai un cuore così grande che per abbracciarti ci vorrebbero 100.000 braccia! Grazie di esistere e di essere così come sei. Non consentire mai a nessuno di provare a cambiarti, resta così, il nostro Dibba meraviglioso, pirotecnico, vulcanico ma anche tenero e dolcissimo.”

Infine, esce il suo primo libro per Rizzoli: A testa in su. Investire in felicità per non essere sudditi.

Come due fratelli: è il 2017

La Presidenza della Regione Sicilia è l’obiettivo dell’anno ed è qui che Alessandro Di Battista concentra le sue forze di comunicazione sui social, come l’estate precedente per il tour. In quasi tutti gli scatti compare lui, in primo piano, sempre sorridente e fiero.

“Oggi vi aspetto in piazza in Puglia. Non mi sto risparmiando. Venite in tanti mi raccomando e se possibile ognuno di voi porti uno scettico, un dubbioso, uno che pensa che siamo tutti uguali. La piazza non mente.”

Più raramente, compare il fraterno collega Di Maio, al quale si rivolge sempre come “famiglia” benché ormai i ruoli siano diventati più gerarcici.

Luigi Di Maio, infatti, dal 23 settembre del 2017 diventa capo politico del Movimento 5 Stelle.

Il pubblico è felice di ritrovarsi negli scatti casalinghi, come se lo stesso cenare con amici in casa fosse un segno inequivocabile di una buona politica poi nello stanze del potere.

“Questa foto “parla”. Anche le piccole cose dovrebbero far comprendere, ai tanti indecisi, che questi ragazzi sono 5 Stelle come cittadini, le altre “stelle” di alberghi extra lusso, viaggi con aerei personali, treni pagati dai partiti (in realtà da noi cittadini) scorte e auto blu’ non appertengono al loro mondo.

“Quando mai si erano visti dei parlamentari sedere a tavola con dei cittadini comuni! E’ una vera rivoluzione! La nostra unica speranza! Grazie per tutto quello che fate! Siete i veri “Onorevoli” del nostro parlamento!”

Le chiusure più ricorrenti dell’anno: Coraggio! e Venite con noi!

Il fine mandato: un 2018 in viaggio

Il 20 novembre 2017 Di Battista aveva annunciato che non si sarebbe ricandidato in Parlamento alle successive elezioni politiche del 2018, ma avrebbe preferito mettersi in viaggio con la famiglia per seguire la sua vecchia passione, fare reportage.

Risultato? La fanbase su Facebook lo acclama, lo rimpiange con nostalgia, lo rivuole indietro.

“Quanto manchi Ale…. proprio stasera seguendo gli interventi in piazza per i ballottaggi di domenica, pensavo a quanto manca il tuo tuonare dai palchi…” O ancora: “Piaci moltissimo perché ci fai partecipe delle tue avventure come fossimo tutti tuoi amici… Grazie.. Sei fantastico come il resto della tua famiglia.. Tuo figlio sarà un grande guerriero come te… Un abbraccio”

Nel mentre, in Italia, si insedia il nuovo governo, con il suo amico Di Maio come viceministro e nuovi alleati inaspettati: la Lega di Salvini. Grandi elogi ai compagni di movimento, comunque. Silenzio sui co-firmatari.

Il resto, è storia recente.

Alice Avallone (Asti, 1984) coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden, dove insegna e fa ricerca con l’etnografia digitale. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Dallo scorso novembre è in libreria con il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale (Franco Cesati Editore).