La relazione della Generazione Alpha con la tecnologia

Finalmente dopo qualche settimana di studio, torniamo sul tema della Generazione Alpha, che abbiamo iniziato a trattare qui. Iniziamo da una premessa: l’era digitale ha reso più difficile tenere sotto controllo il comportamento dei bambini per i genitori, che spesso si preoccupano dei vari pericoli della connessione no-stop: dalla dipendenza da smartphone ai contenuti inappropriati per l’età, fino ad arrivare alla minaccia del cyberbullismo. Dunque, ecco da dove parte la nostra riflessione: la tecnologia a disposizione è adatta ai bambini di oggi?

I genitori dei Millennial non avevano la più pallida idea di cosa facessero i loro figli sulle chat room di IRC e MSN; i genitori della Generazione Z faticano a capire gli effetti di app effimere ed evanescenti come Snapchat (o TikTok). E i genitori della Generazione Alpha? Non solo i confini digitali sono molto più difficili da individuare, ma il divario generazionale nella comprensione della tecnologia fa sì che i genitori, in un certo senso, siano sempre un passo indietro.

Secondo uno studio del centro di ricerca della Commissione europea, i genitori considerano le tecnologie digitali positive ma allo stesso tempo sfidanti. Infatti, da un lato le tecnologie digitali aiutano gli adulti a essere genitori più presenti; dall’altro lato, invece, l’uso dei media digitali da parte dei bambini è percepito come qualcosa di problematico che deve essere attentamente regolato e controllato. La Generazione Z è la vera “nativa digitale” per una ragione semplice: è stata la prima a percepire la tecnologia mobile come parte integrante della loro realtà. Per dirne una, già due anni fa il 98% dei bambini americani sotto gli otto anni aveva un dispositivo mobile in casa, rispetto al 52% nel 2011.

Le conseguenze di questo cambiamento verrà alla luce solo quando gli Z raggiungeranno tutti l’età adulta, ma sta già emergendo una marcata differenza nell’atteggiamento dei bambini. Aumenta l’ansia, ma anche l’esposizione a contenuti violenti e a sfondo sessuale. Come possono (se possono) i genitori aiutare i propri figli a comprendere i pericoli della tecnologia rimanendo aperti ai suoi benefici?

Molti genitori sono diventati proattivi nel limitare l’accesso dei propri figli alla tecnologia; ci sono anche casi ecclatanti, come Bill Gates, che non ha permesso ai suoi figli di avere telefoni cellulari fino a quando non avevano compiuto 14 anni.

La campagna statunitense Wait Until 8th è emblematica e ha registrato l’interesse di oltre 10.000 genitori, che hanno promesso di non dare al proprio bambino uno smartphone fino all’eighth grade (13-14 anni) nella speranza di proteggerli da effetti negativi tra cui insonnia, ansia, depressione, cyberbullismo e poco tempo per gli amici.

Certo, la tecnologia può essere limitata in casa, ma alla fine farà parte della vita di un bambino, soprattutto quando un domani entrarà nel mondo del lavoro. Inoltre, anche i lavori tradizionalmente non tecnologi, come ad esempio magazzinieri, già ora richiedono familiarità con i dispositivi portatili per tenere traccia dell’inventario. È legittimo dunque chiedersi se l’eliminazione o la limitazione dell’accesso ai dispositivi digitali avrà un effetto negativo sulla futura carriera di un bambino.

In un post sul blog di Common Sense Media, Leticia Barr, fondatrice di Tech Savvy Mama, spiega l’importanza dell’aiutare il bambino a capire in che modo i messaggi di testo possono differire dalla conversazione parlata per affrontare argomenti complessi. Il post, inoltre, sottolinea che la buona genitorialità ha a nche fare con l’avere pazienza e prestare attenzione all’esperienza tecnologica di un bambino, piuttosto che rifiutare del tutto la tecnologia.

Ad ogni modo, i risvolti positivi della relazione tra digitale e bambini sono enormi. La tecnologia ha reso più facile l’accesso alla cultura e a punti di vista globali, consentendo anche ai bambini delle aree più rurali di imparare qualsiasi cosa attraverso i loro dispositivi. Possono imparare a suonare strumenti con Yousician, imparare nuove lingue con Duolingo e Mango, nonché imparare a programmare usando Kodable.

Oltre a fornire ai bambini l’accesso a video e giochi educativi, i dispositivi digitali aprono la strada per la visione di serie, programmi e clip on demand. E i contenuti multimediali realizzati per i bambini possono supportare il loro apprendimento offrendo allo stesso tempo una rappresentazione preziosa della realtà senza stereotipi, e insegnando loro tratti caratteriali importanti come la gentilezza e l’empatia. Un esempio è Steven Universe, ambientato in un mondo in cui personaggi di diverse etnie interagiscono tra loro, senza mai essere in disaccordo per via delle diverse origini e culture.

Chi produce tecnologia a misura di bambino deve ancora trovare il giusto equilibrio tra ciò che è educativo e ciò che metterà a proprio agio i genitori. Alcuni adulti sono anche preoccupati che la maggiore presenza di assistenti vocali e intelligenze artificiali in casa esporrà i bambini a una inquietante “sorveglianza”.

Ecco perché ad esempio c’è stata una protesta pubblica in risposta al baby monitor Aristotele che ha portato Mattel a interrompere la produzione prima della sua uscita. Infatti, in quella occasione, genitori e gruppi di difesa hanno sollevato problemi su come Aristotele avrebbe potuto sostituire gli aspetti emotivi della genitorialità, su come avrebbe potuto incoraggiare il legame emotivo con la tecnologia e su come avrebbe influenzato la privacy dei loro figli.

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Alice Avallone (Asti, 1984) insegna alla Scuola Holden e fa ricerca con l’etnografia digitale per le aziende. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori. A inizio 2021 tornerà in libreria con #Datastories. Alla ricerca di small data con l’etnograifa digitale per la collana Tracce di Hoepli.