La cospirazione come fede: chi sono i “cospiritualisti” in Rete

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Questa lista di hashtag non vi dice niente? Sono tra le etichette più frequenti dei messaggi social che strizzano l’occhio alla teoria del complotto di estrema destra QAnon, come decodifica e racconta qui bene TicinoNews. I recenti fatti statunitensi ci hanno mostrato in diretta televisiva come forme alternative di fede si stanno infiltrando sempre di più nella cultura mainstream, tanto di spingere a parlare gli studiosi di “cospiritualismo” e “cospiritualisti” (conspiritualist in inglese), neologismi che fondono in sé cospirazione e spiritualismo.

Violenti, complottisti, spirituali

A una settimana dal benvenuto al 2021, abbiamo tutti assistito piuttosto incredibili al gruppo di insurrezionalisti all’attacco al Campidoglio, ricordate? E tutti, nel bel mezzo di quella confuzione senza precedenti, ci siamo chiesti: ma quel tizio con le corna? I media non hanno tardato a raccontarci di lui e le notizie hanno rimbalzato velocemente online: Jake Angeli, il QAnon Shaman che si è poi messo in sciopero della fame in carcere perché gli era stato negato del cibo biologico. Un aizzatore di folla violenta… etico. E ciò, in realtà, non dovrebbe nemmeno stupirci più di tanto: quell’assalto alla democrazia per lui e per i suoi seguaci non era tanto una questione politica, ma spirituale. Non a caso, lo sciamano una volta entrato nella Camera del Senato, per prima cosa si è avvicinato al leggio dell’oratore, per poi condurre una preghiera evangelica con gli altri sostenitori di Trump.

Noi spettatori, intercettando i primi video amatoriali su Twitter, abbiamo iniziato a porci delle domande inedite: che costumi sono? Fanno parte di una setta? Che cosa stanno cercando? Ma soprattutto, con il passare delle ore si stava facendo largo una combinatoria molto bizzarra tra due fenomeni solo apparentemente distanti: da un lato, la spiritualità new-age; dall’altro lato, le teorie del complotto. Niente di nuovo sotto il sole, in realtà. Il termine inglese “conspirituality” è stato coniato nel 2011, da David Voas, demografo e sociologo della religione contemporanea della UCL. Qui la prima apparizione in un paper scritto con la collega Ward.

Un identikit dei cospiritualisti

Non è semplice definire con precisione l’etichetta sociologica cospiritualista. Per il professor Voas, le origini risalgono a una commistione tra movimento romantico del XIX secolo, alla controcultura degli anni Sessanta e Settanta e a figure come David Icke, tra i più noti autori di svariate teorie del complotto. Ma, soprattutto, è un tipo di approccio che ha trovato terreno fertile proprio online, tra i forum pubblici e privati, dove tra clickbait e contenuti emotivamente provocatori sono cresciute community numerosissime in questi ultimi anni. Una ricerca della fine dello scorso anno ha dimostrato, ad esempio, che ben il 23% degli americani non era in grado di identificare correttamente se una delle sei fonti di notizie fornite – tra ABC News, HuffPost, Wall Street Journal, Google News, Apple News e Facebook – riportasse o meno informazioni vere. Dunque, è chiaro come in questo contesto, tutto ciò che tocchi i nervi scoperti delle persone abbia ampie possibilità di crescere.

Alla domanda perché le persone diventano complottiste, prova a trovare una risposta Rivista Studio in questo bel pezzo, ma anche noi qui a Be Unsocial ci abbiamo provato nei giorni scorsi. Negli Stati Uniti, tale attrazione carismatica e galvanizzante rispetto al complotto ha trovato l’incarnazione ideale proprio in Donald Trump. Da qui, il legame con complotto di QAnon, che sostiene come la presidenza Trump sia stata segretamente sabotata da un gruppo di pedofili cannibalisti – giocando dunque anche con questioni come l’abuso sessuale per raccogliere sostegno per scaldare gli animi dei credenti. E infatti, come ha dimostrato una ricerca pubblicata sull’American Journal of Political Science, un fattore importante nel fatto che le persone credano alla disinformazione è se questa rifletta o meno i loro valori.

Un altro importante studioso del fenomeno è il giornalista e insegnante di yoga Matthew Remski che porta avanti da un po’ di tempo il podcast Conspirituality e che ha compilato un elenco di influencer del benessere che hanno diffuso discorsi cospirazionisti. La pandemia, in effetti, è stata proprio il motore dell’insinuarsi di visioni cospiritualiste nello yoga e nei circoli della salute alternativa. Come si legge sul New York Times nel settembre 2020, anche l’insegnante di yoga e influencer Seane Corn ha notato la prevalenza di post ispirati a QAnon nel suo feed sui social media e ha deciso di prendere una posizione. Tale fenomeno mostra, tra le altre cose, come la sfiducia nell’autorità cerchi sempre risposte e colpe altrove (per esempio, dai politici agli operatori sanitari, nel caso della questione sul vaccino).

Qui un ottimo e completo vocabolario dei cospiritualisti.

I tre pilastri della loro verità

A giocare un ruolo fondamenale, è il diverso concetto di “verità”. Donald Trump ha trovato e troverà sempre un pubblico disposto ad aderire a una demagogia non basata sul reale. Ciò uccede perché il cospiritualista si identifica attivamente proprio come un cercatore di verità, una verità che però non può essere dimostrata da sistemi ufficali o metodologie razionali della società. Nel loro caso, la parola “verità” è usata emotivamente. Tre sono i valori fondamentali:

1. Tutto è connesso
2. Niente è come sembra
3. Nulla accade per caso

Già, proprio le basi del new-age, su cui si fonda la visione ottimistica del mondo. Ma, come abbiamo detto, è proprio da una simile combinazione di prospettive ottimistiche e pessimistiche che il fenomeno dei cospiritualisti è così in fermento. In fondo, la cospirazione di per sé consegna alle persone una ragione per avere paura, ma anche la via d’uscita da questa paura. Pensiamo anche solo al motto “Make America Great Again’” e a come suggerisca un senso di perdita pessimistico e allo stesso tempo offra una via ottimistica basata sul “come una volta, come erano le cose prima”. Un altro aspetto che rende la cospirazione così popolare è anche la sua accessibilità digitale: è sufficiente navigare online, e fare le proprie ricerche, senza necessità di pagare abbonamenti o fare altre iscrizioni.

Il delicato compito del settore benessere e social

Le realtà e i brand che lavorano nel settore del benessere dovranno prestare sempre più attenzione per dare le corrette informazioni e per convidere i giusti strumenti al fine di identificare i messaggi fuorvianti. In questo senso, sono necessari nuovi sforzi per coltivare una sana relazione con la razionalità e l’approfondimento, anche nel campo new-age quando possibile. Solo in questo modo si potrà spegnere la brace del pensiero cospiritualista. Infine, una riflessione: la solitudine è una delle principali cause di radicalizzazione del pensiero legato ai complotti. C’è un tema, dunque, anche di responsabilità da parte dei colossi dei social media come Twitter e Facebook: più che fidarsi solo di feedback algoritmici per le fake news, andrebbe valorizzata l’importanza degli esseri umani, che potrebbero fare la differenza nell’arginare fenomeni dannosissimi soprattutto per le nuove generazioni.

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Alice Avallone (Asti, 1984) insegna alla Scuola Holden e fa ricerca con l’etnografia digitale per le aziende. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori. A inizio 2021 tornerà in libreria con #Datastories. Seguire le impronte umane sul digitale per la collana Tracce di Hoepli.