Interagire con i dispositivi digitali con il gesto dello swiping

Quando si interagisce con un’interfaccia online, in genere ci sono quattro gesti principali su cui le persone fanno affidamento. Secondo una ricerca di Change Sciences, lo scroll è il movimento più utilizzato di frequente, con il 94% delle persone che lo fa più di tre volte in un dato periodo di dieci minuti online. Lo swipe è il secondo gesto più utilizzato (77%), seguito dal tocco (72%). Nel tentativo di rendere la progettazione dell’interfaccia utente più intuitiva e fluida, i brand stanno incorporando questi gesti in diverse azioni online.

Proviamo a fare qualche riflessione sull’argomento, partendo dal rilascio di questo giugno di Swirl, un formato di annuncio display digitale di Google che consente alle persone di ruotare e interagire con i prodotti online come se fossero effettivamente nelle loro mani.

A differenza degli annunci statici che mostrano solo una facciata di un prodotto, gli annunci 3D offrono alle persone una comprensione più approfondita dei prodotti prima di acquistarli. Sebbene questa innovazione offuschi ulteriormente i confini tra il mondo online e quello offline, è interessante capire come tale presentazione online possa influenzare effettivamente la percezione degli utenti. Qui sotto un esempio.

Oggi i brand hanno una miriade di possibilità da utilizzare per incoraggiare l’acquisto. Per esempio, sembra che i siti di e-commerce utilizzino in media 19 funzionalità per motivare il comportamento di acquisto. E di conseguenza, la Rete ha reso le recensioni molto più importanti di prima. La maggior parte delle persone integra lo shopping nei negozi sul territorio a quelli online, ma cosa sappiamo delle differenze tra le due esperienze? Sappiamo ad esempio che ci sono ricerche che riguardano la presentazione dei prodotti sugli scaffali, che evidenziano come il nostro occhio sia maggiormente coinvolto quasi sempre dalle posizioni centrali. Purtroppo, invece, esiste una lacuna di ricerche sulla presentazione di cosa è online.

Sarebbe interessante iniziare a interrogarci come l’orientamento influisce sul comportamento di navigazione delle persone quando consultano diversi prodotti. Prendiamo un paio di scarpe del brand Camper come esempio.

La vediamo rappresentata come appare agli altri, una volta indossate, sia da destra che da sinistra, che in movimento; solo le ultime due foto mostrano immagini più tecniche, di suola e di profilo. Questo perché, inconsciamente, siamo interessati a come questa può influenzare le percezioni delle persone che ce le vedono addosso. Ci sono poi prodotti, come le bottiglie di vino rappresentate sempre in verticale (al massimo fronte e retro, per valorizzare il contenuto dell’etichetta), che invece non ha senso inclinare in altre maniere.

Uno dei principali vantaggi dello shopping in negozio rispetto allo shopping online è il grado di intimità che offre alle persone. Secondo il 62% degli acquirenti, “vedere, toccare, sentire e provare articoli” è il motivo principale per cui le persone scelgono di fare acquisti nei negozi fisici rispetto a quelli online. Offrendo modi più intimi di sperimentare un prodotto online, ad esempio essere in grado di vederlo da diverse angolazioni, i brand possono avvicinarsi molto di più alle aspettative delle persone.

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Due cose che sappiamo sullo swipe oggi:

  1. È più probabile che le persone scorrano verso sinistra se un prodotto è orientato a sinistra e viceversa. Ovvio, forse, ma importante da ricordare. La letteratura psicologica lo chiama stimulus–response compatibility, se volete approfondire. Le interazioni “di pancia” sono fortemente influenzate dall’orientamento, che ha un impatto sul subconscio.
  2. Tinder ha avuto un ruolo fondamentale nell’incrementare la popolarità della funzionalità swipe, e delle decisioni rapide basate su reazioni immediate. Non tutte le app, hanno avuto la stessa fortuna, se pensiamo a Instagram che nel 2018 ha testato lo scorrimento orizzontale per sostituire lo scorrimento verticale provocando malcontenti diffusi.

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Un meccanismo simile è legato all’Effetto Stroop, dove le persone vedono diverse parole e devono dire il colore di quella parola, e non ciò che c’è scritto, il più rapidamente possibile. Ad esempio, vediamo la prima parola, YELLOW, e la risposta corretta da dare è verde e non giallo.

Quando sbagliamo, e a un certo punto succede, accade che via via iniziamo a essere più consapevoli di cosa dobbiamo fare. Lo stesso errore / auto-correzione si verifica anche quando le persone vedono prodotti con orientamenti diversi. Dunque, se vedono un prodotto orientato a sinistra, sono già predisposti a scorrere verso sinistra. Idem se vedono qualcosa che è rivolto a destra, sono predisposti a scorrere verso destra. Provare per credere: davanti all’immagine qui sotto, in che direzione andrebbe il vostro swipe? Dove è il vostro dito?

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Alice Avallone (Asti, 1984) coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden, dove insegna e fa ricerca con l’etnografia digitale. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori.