Immaginari di mete turistiche: il caso di Torino e la sua sabaudità

Da novembre 2017 ad agosto 2018 il progetto Sabaudità, dedicato al carattere sabaudo di Torino, ha raccolto 78 interviste a persone che abitano e lavorano in città. La prima domanda è stata la medesima per tutti: “Una sabaudità di Torino. Quale scegli di raccontarci?“. L’idea è stata quella di indagare cosa rendesse così particolare l’atmosfera torinese, mai sopra le righe e con un’eleganza tutta sua. Nella prefazione al libro Torino di Carta di Alessandra Chiappori, ad esempio, è “un modo di stare al mondo, una postura: l’orgoglio senza superbia, l’operosità senza tanto clamore, la bellezza senza manifesti in piazza“.

Ma che cosa c’è dietro agli immaginari di viaggio? E da quali elementi è composto l’immaginario intorno a Torino, quali sono le sue specificità, e come viene rappresentata in Rete? Ce lo siamo chiesti e così abbiamo provato a tracciare da un lato le ricorrenze nelle interviste fatte lo scorso anno e dall’altro lato gli elementi più fotografati su Intagram nel medesimo periodo, attraverso l’etnografia digitale e restringendo il campo alle 650 foto con hashtag #sabaudità.

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Le 6 ricorrenze dalle 78 interviste su Sabaudità

1. Portici e strade simmetriche

“La vera sabaudità di Torino per me sono i portici. Adoro da sempre passeggiare per la città, si bloccano il tempo e lo spazio, ma in particolare mi piace farlo protetta: posso osservare sempre con il naso all’insù i balconi e terrazzi (nel trarre ispirazione per il mio lavoro di progettazione io non guardo mai per terra o quasi), e soprattutto mi sento in pace con il mondo e protetta.” – Valentina Paracchi, The Plant Sitter

“Tra i vari percorsi, ho molto nitida in mente l’immagine dei giardini Cavour la mattina presto, quando il reticolo delle strade è ancora deserto. C’è un’energia particolare in questo punto della città, forse è merito anche dell’enorme platano che credo abbia più di 150 anni.” – Ferdinando Morgana, Cartografo Letterario

2. Piazze aperte e cortili privati

“Via Carlo Alberto è la “mia” strada di Torino. C’è la mia libreria preferita, la Bodoni, il cinema Centrale, e poi a un certo punto andando verso Piazza Carlo, sulla destra, un piccolo parco condominiale che a volte ha il cancello aperto e in cui mi piace entrare e stare un po’, immersa in un verde che non ti aspetti di trovare nel cuore di una città.” – Valeria Lacarra, produttrice

3. Libri, librerie e bancarelle

“C’è una via a Torino, una delle vie principali della città, quella che collega Piazza Castello direttamente a piazza Vittorio Veneto, via Po, per intenderci, lungo la quale ci sono moltissime bancarelle di libri. Libri usati, vecchi, nuovi, di narrativa, d’arte, per bambini. Può capitarti di scovare di tutto a prezzi bassissimi, dai titoli introvabili alle ultime uscite. Ecco, la mia sabaudità riguarda proprio questo: i libri.” – Jolanda Di Virgilio, redattrice e copywriter

“Un posto che ho scoperto, o meglio riscoperto, negli ultimi tempi è il Circolo del Lettori. Adesso, per esempio, sto scrivendo proprio da qui seduta a un tavolo nella Sala dei Filosofi. Per me, che sono creativa di professione, è sempre stato fondamentale avere un posto in cui leggere e lavorare come a casa, ma che non fosse casa, dove sentire il mondo che si muove intorno e lasciarmi ispirare. Il Circolo dei Lettori per me è questo: una casa (meravigliosa tra l’altro) dove sedermi a osservare.” – Giulia Ceirano, digital content manager

4. Mercati e vita da quartiere

“Le mani dei contadini del mercato coperto di Porta Palazzo sono ognuna un monumento: secche di terra, callose, pronte ad affondare nei residui di terra della frutta e verdura che loro stessi piantano, annaffiano, raccolgono. Mani nette nel servirti, non sempre cortesi, ma umanamente precise.” – Lucia Moschella, copywriter

“Sono nata e cresciuta in Vanchiglia, prima che diventasse di moda. Ho un fortissimo legame col quartiere, specialmente coi dintorni di via Santa Giulia e di Palazzo Nuovo: ho frequentato il liceo Gioberti, quindi metà della mia vita si è svolta all’ombra della Mole. Palazzo Nuovo mi suscita un misto di amore e odio: le ore trascorse in biblioteca, i pomeriggi a bere un caffè con gli amici ai vecchi tavolini del Genesi, le lezioni seduti sulle gradinate delle aule perché non abbastanza capienti…” – Chiara Chieco, copywriter

5. Parchi e verde cittadino

“I parchi: a Torino ce ne sono 51, dai Giardini Reali che hanno riaperto da poco alla Pellerina che è il più grande parco attrezzato d’Europa e ce l’ho proprio sotto casa. Il mio preferito in assoluto è il Parco di Villa Genero da cui si vede tutta la città ed è una specie di labirinto a cielo aperto tra viuzze piantumate, spiazzi con le panchine di pietra da cui guardare il panorama, radure ombratili in cui trovare un po’ di ristoro dalla calura estiva e scorci da cui in autunno si fotografa un foliage interessante specialmente tra la seconda metà di ottobre e la prima di novembre.” – Gaia Giordani, web editor

6. Montagna e dintorni

“La montagna. Così vicina a Torino che in certi giorni ti pare di toccare la Madonna del Rocciamelone con un dito. Per alcuni è la montagna delle competizioni e della tecnica, per altri – come per me – quella del cammino lento e misurato, del profumo rassicurante dello zabajone sul fuoco, della contemplazione della cima. Le montagne sono uno dei tesori di Torino. Sono energia pura per la città. Ne rimane sorpreso il visitatore quando atterra al Pertini, ne rimane incantato il torinese dopo una fitta nevicata, nelle giornate terse d’inverno. Sono una delle ragioni per cui si sceglie Torino per vivere..” – Roberta Balma Mion, consulente di comunicazione

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I 6 elementi più fotografati su Intagram con #sabaudità

1. Mole Antonelliana

Soprattutto di notte.

2. Reggia di Venaria

Soprattutto il pavimento a scacchiera.

3. Cibo e bere del posto

Soprattutto vermouth e bicerin.

4. Po e ponti

Soprattutto scorci con montagne in lontananza.

5. Castello e Parco del Valentino

Soprattutto da questa prospettiva.

6. Piazza Carignano

Da ogni angolazione, anche dall’alto, dal Museo Egizio.

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Alice Avallone (Asti, 1984) coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden, dove insegna e fa ricerca con l’etnografia digitale. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Dallo scorso novembre è in libreria con il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale (Franco Cesati Editore).