Il tabù degli uomini sul proprio benessere mentale e fisico

Ancora oggi molti uomini fanno fatica a parlare con gli altri di come stanno, sia fisicamente che mentalmente. In fondo, è radicato nella nostra cultura il modo di dire “i veri uomini non piangono“, no? Le idee consolidate sulla mascolinità hanno visto molti uomini trascurare la propria salute mentale e fisica per evitare di apparire “deboli” o “femminili“.

Negli Stati Uniti, per fare un esempio, i tassi di suicidi sono in aumento costante, ma coinvolgono soprattutto i giovani maschi. Mentre molte donne possono contare sul proprio ginecologo per discutere dei problemi di salute più intimi, gli uomini hanno spesso allontanato l’idea di alcuni problemi, rifiutandosi di vedere un medico. In effetti, il 65% degli uomini intervistati nell’ambito della campagna MENtion It della Cleveland Clinic ha dichiarato di evitare di consultare un medico il più a lungo possibile.

Inoltre, il 37% di loro afferma di aver nascosto informazioni al proprio medico perché non pronti ad affrontare la potenziale diagnosi. C’è ancora molta strada da fare quando si parla di uomini e salute, benché i media abbiano iniziato a parlare di mascolinità tossica, cercando di abbattere gli stereotipi.

Realtà come Movember stanno davvero facendo luce sulla salute degli uomini. Uno dei messaggi chiave riguarda il valore del dialogo, e infatti viene continuamente ricordato che parlare è la soluzione. I più giovani questo lo sanno e comprendono il potere della parola, l’essere vulnerabili e l’aprirsi. Ammettere la vulnerabilità è una sfida per sé stessi. Anche i contesti analogici dove si fa sensibilizzazione sono davvero importanti. Men’s Sheds, ad esempio, offre agli uomini spazi fisici sicuri per sentirsi produttivi e confrontarsi.

Tra gli studi più interessanti sull’argomento, quelli della dottoressa Liberty Barnes, sociologa medica ed etnografa che studia come le credenze culturali popolari modellano la medicina americana. Il suo primo libro, Conceiving Masculinity, ha ricevuto elogi dalla critica e una copertura mediatica internazionale, vincendo il premio 2015 del “libro della sociologia della salute e della malattia“.

Anche secondo Barnes, gli uomini non solo hanno meno probabilità di andare dal medico regolarmente, ma nemmeno adottano le stesse misure preventive delle donne quando si tratta della loro salute. Le donne sono socialmente condizionate ad andare dal dottore regolarmente, fin da giovani. Se un uomo di 40 o 50 anni scopre di avere un problema di salute sessuale o riproduttiva, probabilmente non saprebbe nemmeno che tipo di dottore coinvolgere. Per non parlare poi della salute mentale…

È importante chiarire che andare da uno psicologo, ad esempio, non ha alcun impatto sulla mascolinità o sull’identità personale. Avere traumi o nodi irrisolti, non significa essere deboli. Per fortuna, con Internet e la crescita della comunicazione digitale, oggi ci sono molte più chat room e gruppi di supporto online per gli uomini. La Rete, infatti, offre un livello di anonimato e uno spazio sicuro in cui gli uomini possono parlare più liberi.

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Alice Avallone (Asti, 1984) insegna alla Scuola Holden e fa ricerca con l’etnografia digitale per le aziende. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori. A inizio 2021 tornerà in libreria con #Datastories. Alla ricerca di small data con l’etnograifa digitale per la collana Tracce di Hoepli.