Il rapporto tra i genitori Millennial e i loro figli Alpha

Abbiamo già scritto tante cose sulla Generazione Alpha: sono ancora piccoli ma esperti di tecnologia, consapevoli e, a loro modo, influenti. Ma in quale misura tutto questo è stato influenzato dai genitori Millennial? Di cosa si stanno appassionando grazie a loro? Oggi proveremo a esplorare proprio il rapporto tra queste due generazioni.

Iniziamo da una storia. L’anno scorso, un bambino di sette anni di nome Ryan ha guadagnato 22 milioni di dollari semplicemente giocando con i suoi giocattoli. Grazie al suo canale YouTube Ryan ToysReview (aperto dal 2015) e a oltre 21 milioni di abbonati, il piccolo è diventato un’autentica icona per la generazione Alpha statunitense. Un segno, chiarissimo, dei tempi che stanno arrivando.

Come vi abbiamo già raccontato, per Alpha intendiamo i nati dal 2010 in poi – il periodo del booom delle app, iPad e Instagram come ci ricorda il New York Times: si stima che ci saranno due miliardi di Alpha in tutto il mondo entro il 2025, e che vivranno e lavoreranno più a lungo di qualsiasi generazione precedente. Secondo il demografo australiano Mark McCrindle, che ha coniato il nome Alpha, saranno i più culturalmente diversi e collegati a livello globale.

Sono tanti i fattori che consentono di fare previsioni sul loro comportamento: i genitori sono più grandi, il mix culturale è più vario, la società è un po’ più ricca (sicuramente più consapevole), le dimensioni della famiglia sono ridotte e l’aspettativa di vita invece è più lunga.

I genitori degli Alpha, come abbiamo anticipato, sono soprattutto appartenenti alla Gen Y, una generazione che sta raggiungendo più tardi rispetto al passato i tradizionali traguardi di vita, come l’acquisto di una casa, il matrimonio e i figli. Di conseguenza, la maggioranza degli Alpha è spesso figlio unico; gli indici di natalità nei paesi occidentali lo confermano.

Sul The Guardian, la psicologa clinica Linda Blair ha notato che ci possono essere dei benefici in quanto i genitori possono concentrarsi su un solo bimbo e “continuare a fare la propria vita”. E aggiunge anche che oggi avere figli è spesso una scelta consapevole e fa sì che il bambino si senta stimato. Christine Michel Carter, l’autrice del libro Can Mommy Go To Work?, scrive invece su Forbes che sembra non ci sia mai stato un rapporto così appassionato e intenso tra due generazioni come quello tra Millennial e Alpha.

E ancora: John Marsden, autore di The Art of Growing Up, concorda sul fatto che spesso si tratta di genitori “innamorati” dei propri figli piuttosto che genitori che li “amano”. La differenza è sottile ma il timore dell’australiano è che questo tipo di genitorialità possa rivelarsi tossica.

In effetti, i bambini Alpha sono i neonati più seguiti da sempre, sottoposti a telecamere, pannolini intelligenti, calzette che rilevano la frequenza cardiaca e i livelli di ossigeno, e sensori di movimento che inviano allarmi se un bambino smette di respirare mentre dorme.

L’effetto a catena di questa esposizione digitale è che la maggior parte degli Alpha sta imparando a usare touchscreen in età assai precoce e, quando avranno otto anni, supererà la conoscenza della tecnologia dei genitori. Inoltre, già oggi non hanno paura di apprendere interagendo con l’intelligenza artificiale – anche se non sempre gli assistenti vocali capiscono i piccoli.

E i marchi hanno iniziato a lavorarci sopra. P&G, ad esempio, ha sponsorizzato Chompers, un podcast di due minuti che incoraggia i bambini a lavarsi i denti.

Il dibattito sul rapporto tra tecnologie e bambini si è polarizzato: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha già avvertito del pericolo da sovraccarico sensoriale che accorcia le capacità di attenzione. Ma nonostante le preoccupazioni e gli allarmismi, sembra che gli Alpha siano più bravi a usare la tecnologia con moderazione rispetto alla Generzione Z: i bambini continuano a giocare all’aria aperta, arrampicarsi sugli alberi e fare costruzioni. E leggere libri fisici, come avevamo visto dalla nostra piccola ricerca interna.

Grazie alla loro capacità di rapportarsi con la tecnologia in modo così intuitivo, è stato scoperto che gli Alpha stanno acquisendo parecchie abilità in pochissimo tempo: questo articolo di Vice ne parla più nel dettaglio. Per gli sviluppatori di giochi, è necessario prendere in considerazione parallelamente anche lo sviluppo delle abilità motorie.

La società Ecocarrier Inc, ad esempio, ha rilasciato oltre 50 giochi dal 2016, molti dei quali utilizzano la realtà aumentata e sono ispirati agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Una di queste app, Healthy Kids, propone compiti come lavarsi le mani o fare il bucato e spinge a fare diversi movimenti di pulsanti e oggetti, con trascinamenti, tocchi e scorrimenti.

Che cosa ci dobbiamo aspettare per il futuro?

Anche se è impossibile prevedere con precisione come saranno gli Alpha da adulti, possiamo seguirli attraverso i loro genitori. Come loro, anche i bambini vogliono prodotti personalizzati che utilizzano la tecnologia e che si adattano alle loro esigenze. E dato che molti Alpha sono troppo giovani per leggere e scrivere, le interfacce degli schermi e gli strumenti ad attivazione vocale sono essenziali per connettersi a loro. Al contempo, la realtà aumentata sta prendendo piede tra i giochi; qui potete approfondire l’argomento.

Nel tentativo di aumentare gli interessi per il mondo offline, Nike ha lanciato il suo Adventure Club, un servizio di abbonamento per bambini dai 2 ai 10 anni che offre kit per giochi all’aperto e attività per le famiglie, da provare insieme. E Amazon STEM Club incoraggia l’esplorazione e la creatività tra bambini di tre e quattro anni con giocattoli scelti da esperti.

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Alice Avallone (Asti, 1984) coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden, dove insegna e fa ricerca con l’etnografia digitale. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Dallo scorso novembre è in libreria con il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale (Franco Cesati Editore).