Il mestiere del bibliotecario durante il Coronavirus e oltre

di Valentina Rania

Conoscere come sta proseguendo la vita ai tempi del Coronavirus può aiutare chiunque a ripensare il proprio lavoro per comunicarsi meglio. A me questo tempo sta insegnando come potrò essere una bibliotecaria migliore, a servizio degli altri, nel futuro che desidero. Oltre a studiare aprendo manuali, riviste scientifiche e blog, mi domando: quello che conosco e le competenze che ho acquisito, come posso adattarle ai tempi del coronavirus e rendere la quarantena più sostenibile? In fondo si tratta di capire come io possa continuare a fare la mia parte in smartworking: ri–contestualizzare credo possa essere il focus.

Acquisto su Amazon gli articoli di cui ho bisogno, faccio bonifici grazie all’home banking e videochiamo i miei amici con le applicazioni che ho scaricato sullo smartphone: l’unica azione che non faccio, di fatto,  è uscire di casa (se non per bisogno di sopravvivenza). Ma riconosco che questa accessibilità non è alla portata di tutti. Ho pensato a 8 linee d’azione – o buoni propositi – che potrebbero aiutarci a essere bibliotecari ai tempi del coronavirus. Riadattare il mestiere del bibliotecario significa addentrarsi nel contesto digitale, esplorando tutti i suoi territori: l’online, gli hardware e i software e unirsi alla causa.

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1. La vostra biblioteca ha chiuso le porte ma continua a esistere: passaparola!

Nell’immaginario la biblioteca pubblica è fatta di libri ammassati in luoghi datati; in realtà oggi è una vasta gamma di esperienze: vi lascio un esempio nazionale e uno internazionale per esemplificare. Forse non lo sapete ma, se siete iscritti a un sistema bibliotecario nel comune in cui avete residenza, è molto probabile che godiate di accesso gratuito a una piattaforma di prestito digitale, tra cui “Media Library Online”.  

Abbreviata MLOL, la piattaforma consente di fruire e-book, audiolibri, riviste e risorse Open anche quando la vostra biblioteca è chiusa. Se MLOL vi ha incuriosito ma non entrate in biblioteca dalla terza media e avete persino smarrito la tessera, vi invito a contattare la biblioteca più vicina a casa vostra: sono sicura che qualcuno vi aiuterà a recuperare le tue credenziali per accedere e usufruire del servizio, cavalcando così l’onda della “Solidarietà digitale”. Qui il link generale del sito, dove puoi verificare se il sistema bibliotecario che ti interessa aderisce a MLOL.

2. Combattere il “divario digitale” a partire dal divano

Ora che conoscete MLOL, considerate Internet un posto bellissimo e sapete bene che pc, smartphone e tablet vi consentono di fare molte cose con pochi clic, vi domanderete: ma chi non mastica digitale? La risposta siete proprio voi. Anche voi potete spiegare, a chi vive sotto lo stesso tetto o è lontano, come funzionano gli strumenti che la comunicazione mette oggi a disposizione. Iniziate rispondendo alle domande così come vi vengono formulate.

Un esempio: “se io ho l’email nel computer, come faccio a vederla anche sul cellulare?”; dietro questo domandare si cela la mancanza di concetti utili a comprendere la tecnologia, in questo caso il “Cloud”. Si tratta di affiancarsi a chi era abituato a leggere un libretto delle istruzioni e ora deve apprendere facendo esperienza del dispositivo che ha tra le mani, muovendo il dito o il mouse su uno schermo.

3. Avere a cuore l’informazione

Le istituzioni (governo, regioni e comuni) in questi giorni ci invitano a restare aggiornati in merito alle loro disposizioni facendo fede ai loro canali comunicativi. Questo perché lì possiamo trovare informazione attendibile, da ascoltare per sapere come comportarci. Davanti a questo dobbiamo sentirci chiamati a combattere contro la falsa informazione (fake news), non sempre riconoscibile. L’IFLA – International Federation of Library Associations and Institutions – ha redatto nel 2016 una preziosissima info grafica, dove sono elencati alcuni consigli per armarsi contro le fake news. Qui li trovate tradotti in italiano.

4. Wikipedia: da consumatori a produttori

Vi è mai capitato di fare una donazione all’enciclopedia libera più grande del mondo? In questi giorni potete contribuire a farla crescere in altro modo, soprattutto se lavorate per il mondo dell’informazione. Wikimedia fa un appello per incrementare le voci di Wikipedia, per migliorare la visibilità delle località turistiche italiane colpite dal Covid-19, oggi visitabili solo online. Avete tempo per mettere in condivisione il vostro sapere fino al 5 aprile.

5. Al servizio come in tempi non sospetti

Le risorse digitali consentono alle persone di poter fare ciò che fanno tutti i giorni, quando i cittadini si possono recare in biblioteca: informarsi, studiare, coltivare le proprie passioni, intrattenersi e distrarsi. MLOL – Media Library Online è uno strumento, ma se ne possono usare molti altri: social media, chat, mailing list, e-learning, webinar e così via.

Sui contenuti si può spaziare. Si può attivare un servizio informazioni; si possono suggerire lungometraggi che superano le 3 ore di visione e che hai sempre desiderato guardare (spoiler: ora avete tempo per farlo); si possono riscrivere storie,  raccontando ai bambini – compreso il bambino che c’è in voi – che Thor, Ironman, Captain America e Hulk hanno preso una vacanza ma che altri supereroi vivono tra noi: negli ospedali, nelle farmacie, nei supermercati, in strada e ovunque si lavori per salvare vite e sconfiggere il nemico invisibile.

6. Le buone pratiche sono gli altri

Da poche ore l’hashtag #iorestoacasa è diventato anche un profilo. Seguiamolo per scoprire e diffondere buone pratiche: la Rete è uno strumento potente. Ogni cosa di buono che incontrate o che decidete di condividere potrebbe diventare virale in pochissimo tempo e influenzare tutti.

Penso a Giuliano Sangiorgi dei Negramaro o a Francesco Gabbiani che ci hanno intrattenuto dal balcone e dal salotto di casa; penso alla catena di ristoranti MiScusi che sta consegnano pasta a chi ne fa richiesta; penso alle iniziative di crowdfunding a favore della terapia intensiva in diversi ospedali con i Ferragnez e Bocelli. Quest’ultimo fenomeno, in particolare, ci sta insegnando che non solo la solidarietà può trovare altri canali per sopravvivere ma che può farlo anche l’economia. Ognuno di noi, con il suo profilo di Facebook, Instagram o TikTok potrebbe restituire esempi di resistenza e continuare l’elenco che ho iniziato.

7. Nani sulle spalle dei giganti

Domandati: cosa stanno facendo le grandi istituzioni culturali del mondo? Aprono.  La biblioteca mondiale dell’UNESCO ha messo a disposizione in digitale tutto il suo patrimonio qui. Tantissimi musei nel mondo sono visitabili da casa o trovano una nuova strada, nel digitale, per continuare la loro attività: il Children’s Museum Verona ha unito le forze con altri musei per bambini per promuovere la guida galattica al Coronavirus.

8. Lavorare per uno sviluppo sostenibile: l’Agenda ONU 2030

Il 25 settembre 2015, l’Organizzazione Nazioni Unite, con 193 Paesi firmatari, ha consegnato al mondo un documento di rara bellezza: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, un programma contenente 17 obiettivi perché nessuno resti escluso nelle sfide ambientali, economiche e sociali del mondo contemporaneo.

“Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti”, si trova al punto numero quattro e chiama all’appello chi si occupa della formazione, dell’educazione e dell’istruzione degli uomini; tutti gli obiettivi però sono importanti, perché le problematiche nella vita sono intrecciate: l’istruzione è collegata alla salute, alla libertà, alle pari opportunità e al tempo di pace. Vi invito a leggere il documento, sono sicura che troverete almeno un punto che vi riguarda, eccolo qui.

La strada per una cittadinanza digitale universale è ancora da tracciare: il fatto che un pc, una connessione a internet o altri prodotti in vendita sul mercato siano alla portata del portafoglio e della fruizione di molti non significa che lo siano per tutti. Sono sicura, inoltre, che fuori dal web e dalle tecnologie esistano servizi interessanti, storie inesplorate e difficoltà di cui non siamo a conoscenza. Costruiamo iniziative che permangano nel futuro e non generino solo like. Un nuovo modo di utilizzare le cose già ci appartiene, ora dobbiamo solo aiutare il resto della specie ad adattarsi al tempo del coronavirus “e oltre”.

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Valentina Rania (Monza, 1989) si è laureata in Filosofia all’Università degli studi di Milano e ha ottenuto un master in Sviluppo Creativo e Gestione delle attività culturali presso Ca’ Foscari, Venezia. Ha seguito i corsi di Storytelling e non fiction e Digital storytelling alla Scuola Holden. Dopo aver disegnato l’asse Milano-Venezia-Torino, ha lavorato presso il sistema bibliotecario Csbno del Nord Ovest Milano. Appassionata di pallavolo, cibo e serie tv, per quasi dieci anni è stata educatrice di un gruppo di adolescenti, i suoi esseri umani preferiti. È convinta che quando le persone sono insieme fanno cose bellissime e l’Internet è una finestra da cui guardarle.