Il fenomeno sotterraneo delle realistiche bambole reborn

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Il nostro interesse per l’argomento è iniziato da un post ripreso dalla pagina satirica de Il Signor Distruggere. Una mamma racconta una sua esperienza intima con il marito e a un certo punto cita la sua “piccola Sofia”, una piccola reborn. Ma di che cosa si tratta, esattamente?

Innanzitutto, non stiamo parlando di un essere immaginario o un’improvvisa ultima moda, ma di un oggetto reale che esiste da tempo, e che negli ultimi anni ha semplicemente incrementato il bacino di interesse. Il New York Times ne parlava già nel 2005.

Le Reborn Dolls – che in italiano traduciamo letteralmente come “bambole rinate”, cioè nate due volte – sono bambole in vinile o in silicone molto realistiche, lavorate artigianalmente per assomigliare il più possibile a bambini veri. E si acquistano generalmente su internet. Instagram a oggi conta più di 280.000 contenuti con hashtag #reborndoll.

La tecnica per la realizzazione di queste creazioni è nata negli Stati Uniti sul finire del secondo millennio, diffondendosi poi in Europa – soprattutto in Germania, pare – ed è in continuo sviluppo e aggiornamento. Il risultato è spiazzante, così come lo sono certi utilizzi. Alcuni account su Instagram ne raccontano addirittura la gestazione con tanto di ecografia.

Non sono giocattoli per bambini ma vere e proprie creazioni artistiche pensate principalmente per l’ambiente collezionistico, e a seconda del tipo di lavorazione il loro prezzo può variare da centinaia a migliaia di euro. Su Amazon.it due gemelli possono venir a costare 224 euro.

Inoltre, su Facebook ci sono pagine pubbliche di nursery, gruppi chiusi dedicati al collezionismo, e segreti dedicati all’accudimento (per esempio, una delle domande più frequenti prima dell’acquisto è se si possono bagnare o meno), come quelli mappati qualche anni fa proprio dalla pagina del Signor Distruggere.

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In italia esiste un punto di riferimento che è RebornDolls.it che contiene tutte le informazioni riguardo questi finti neonati, anche sul loro probabile uso terapeutico. Le racconta così:

“Sono dei bambolotti dapprima “normali”, trasformati in seguito in bambole iperrealistiche. Come puoi vedere con l’esempio di questa bambola, sono perfettamente riprodotte e quasi tutte sono state ricreate in un materiale che ricorda molto la pelle di un bambino. Toccandole, si avrà la sensazione di toccare un neonato vero. Alcune di esse infatti, di cui un esempio qui, riproducono esattamente la pelle del neonato con tanto di colorazione.”

Una reborn di Laura Cosentino

“Un altro utilizzo più recente è nel campo della psicologia e si potrebbe definire un utilizzo più terapeutico. In effetti a volte vengono usate da mamme che per determinate circostanze hanno perso il loro bambino e necessitano di un sollievo momentaneo che serva da alleviare la perdita e il distacco. È stato confermato che la somiglianza di queste bambole a bambini veri fornisce un aiuto a livello psicologico a chi ha subito perdite.”

E non mancano anche le pubblicazioni su carta.

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Un mercato vero e proprio, quello delle Reborn e dei loro accessori – che spesso vengono comprati direttamente dai negozi per bambini, con un pubblico quasi tutto al femminile, tra i 30 e i 50 anni. Ci sono anche gruppi di adozione, dove si usa un linguaggio delicato (e impressionante), proprio come se si trattasse di veri e propri neonati.

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Alice Avallone (Asti, 1984) insegna alla Scuola Holden e fa ricerca con l’etnografia digitale per le aziende. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori. A inizio 2021 tornerà in libreria con #Datastories. Alla ricerca di small data con l’etnograifa digitale per la collana Tracce di Hoepli.