Il calo del desiderio nel mondo post-touch tra offline e online

Abbiamo vissuto per tanto tempo senza contatto fisico, e ancora oggi, in questa nuova fase, ci teniamo alla larga da abbracci, strette di mano e pacche sulle spalla. Gesti che abbiamo sempre dato per scontati, naturali e spontanei, e che oggi sono a volte difficili da controllare. Come questa mancanza di pelle a pelle sta incidendo sul nostro modo di vivere le relazioni?

Il tatto è un senso trascurato rispetto a come le persone lo pensano e ne parlano. Se ci riflettiamo abbiamo un vocabolario molto limitato per ciò che passa dalle nostre mani. C’è chi qualche settimana fa ha dedicato addirittura un videoclip al “toccare” – è il caso di Watermelon Sugar del cantautore Harry Styles – con tanto di improbabili carezze seducenti a fette di anguria e pose maliziose con modelli su una spiaggia assolata.

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Durante la quarantena, per molti è stata dura non poter fare sesso e non poter stringere a sé parenti e amici. Lo sappiamo: il contatto fisico è una parte essenziale della comunicazione tra noi esseri umani. Con il nostro corpo e la nostra gestuilità possiamo rafforzare le relazioni, provare piacere, esprimere una gamma di emozioni e sensazioni complesse da trasferire online. Inoltre, il contatto rafforza anche il sistema immunitario, combattendo eventuali depressioni e riducendo lo stress.

Il soffocamento di una connessione fisica non è privo di conseguenze dunque e le persone hanno iniziato a cercare alternative, sperimentando soluzioni fai-da-te. Questa donna canadese ha inventando un guanto per abbracciare sua mamma, grazie all’uso di teloni di plastica con la forma di maniche; questa insegnante delle scuole elementari, invece, ha creato una vera e propria tuta per stringere i suoi piccoli alunni.

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Altri si divertono a guardare il contatto fisico attraverso gli schermi. Parte del grande successo della serie tv Normal People è dovuto alle scene di sesso realistiche e alla rappresentazione fedele di una relazione. Come riporta Esquire, “non sarebbe così efficace e così travolgente se il desiderio e il sesso non fossero rappresentati in maniera così esplicita, senza alcun taglio, evitando qualsiasi forma di pudore, con l’intenzione di raccontare con la massima sincerità la passione sessuale, la voglia di divorarsi a vicenda dei protagonisti”.

Al contempo, non sorprende che il consumo di porno online sia aumentato con l’inizio della quarantena anche in Italia, anche con videochiamate con escort come avevamo già analizzato qui. Che poi, non sono solo le pandemia che storicamente hanno fermato il contatto fisico. Pensiamo alle malattie gravi o anche solo alle relazioni a distanza, che hanno accelerato a loro modo l’uso della tecnologia per sopperire e simulare la sensazione tattile. Gli esempi non mancano, dal felpino che fa una dolce pressione sul corpo Tjackets al dispositivo per smartphone collegato all’app Kissenger che ci permette di sentire un bacio sulle labbra.

Dunque, qual è il futuro dell’intimità in un mondo post-touch?

L’Healthy Pleasure Lab ha condotto un’indagine su circa 200 persone e ha confermato che c’è stata un’ondata di intimità e attività sessuale per le coppie che erano già insieme e, al contempo, un aumento delle relazioni via chat per conoscere nuovi potenziali partner, anche attraverso scambi di messaggi a sfondo sessuale. Non solo: c’è stato anche un incredibile aumento dei sex toy, vissuti come un’opportunità per riportare il desiderio e l’erotismo.

Il lockdown ha fatto sì che le persone potessero vivere in maniera diversa lo spazio domestico, e questo in molti casi ha influenzato anche i rapporti. In fondo, la sessualità non è lineare, è dinamica, così come lo sono le preferenze sessuali, anche in coppie rodate. La tecnologia, come anticipato, ha giocato un ruolo di primo piano, per tutte quelle coppie che hanno dovuto passare la quarantena separate. Certo, il digitale non sostituirà mai il potere di un abbraccio o un qualsiasi contatto pelle a pelle, ma non c’è niente di male nell’accettare anche una diversa narrazione sugli strumenti tecnologici.

Basti pensare al successo registrato dalle app di incontri, sia nelle versioni freemium che premium. Tinder, in particolare, ha visto tre miliardi di swipe in un giorno solo a marzo. Per intercettare una generazione più giovane – la cui vita sociale è integrata a quella digitale – le app di dating iniziano a incoroporare anche video e social, per essere percepite meno come luogo di appuntamento e più di ritrovo.

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A prescindere dalla generazione, ci sono alcuni aspetti interessanti emersi dalla pandemia. Il primo ha a che fare con il consenso – che non era mai stato un vero argomento di conversazione riguardo le piattaforme online. Oggi diamo il consenso per far accedere qualcuno nella nostra stanza Zoom o per farci inviare messaggi su Tinder. A questo, si mescola anche un tema di privacy: le persone hanno bisogno di più rassicurazione di prima riguardo il fatto che siano protette e che i loro dati siano crittografati (pensiamo alle polemiche legate al download e all’uso di Immuni). Ma il Coronavirus ha reintrodotto anche una serie di preoccupazioni sulla salute sessuale rispetto a un potenziale nuovo partner: le persone oggi guardano al proprio star bene attraverso una lente diversa. La piattaforma Iplaysafe, ad esempio, consente di testare e monitorare regolarmente il proprio stato.

Via via che si tornerà ad entrare in contatto con le persone, si andranno a esplorare nuovi modi per vivere l’intimità e questo potrebbe richiedere un po’ più tempo rispetto a prima. Dal punto di vista etico e morale, è importante che media e brand digitali offrano spazi sicuri online. Tra l’altro, esattamente come non tutti hanno necessità della stessa quantità di sonno, non tutti hanno bisogno della stessa quantità di contatto umano per sentirsi soddistatti emotivamente o realizzati nel rapporto a due. L’abbiamo visto più volte qui: le persone più colpite dalla pandemia e dal senso di isolamento sono state quelle con esigenze di contatto più elevate. I più a rischio sono (stati) i single o quelli che vivono con un partner che non soddisfa le esigenze di coppia.

Per fortuna, gli effetti della privazione del contatto non saranno particolarmente duraturi e si tornerà a un lento rientro nei normali schemi di comportamento. Comportamenti emergenti, come il gomito a gomito, che consentono un tocco minimo, mostrano il desiderio di una qualche forma di interazione sociale. Ma questi sono un prodotto del loro tempo e nati per una necessità precisa. Noi esseri umani abbiamo attraversato periodi di quarantena e isolamento anche prima, e questo non ha significato togliere per sempre l’abbraccio o la stretta di mano.

La tecnologia ci ha dato altri strumenti per connetterci: happy hour virtuali su Meet, giochi da tavolo via call su Whatsapp, visione di film in gruppo con Netflix Party. Ma non è che non potevamo fare queste cose prima del Coronavirus, semplicemente non ne avevamo la necessità. È possibile che usciremo da questo periodo con alcune abilità in più che ci consentiranno di connetterci virtualmente con le persone più spesso. E non possiamo dare per scontato che possiamo vedere gli altri ogni volta che vogliamo.

Tutto ciò mostra quanto l’interazione sociale sia vitale per tutti noi. Gli psicologi spesso lo riconducono al nostro bisogno di appartenenza, che è tra i nostri bisogni umani fondamentali. Le condizioni della pandemia stessa hanno aperto anche opportunità di nuove conversazioni di ordine superiore, sulla salute, sul benessere e sulla morte.

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Ancora qualche considerazione. La tecnologia richiede che le nostre interazioni siano perlopiù basate solo sul dialogo a voce. Una dinamica che invece, in presenza, non sempre accade – possiamo passeggiare con un amico in centro senza per forza parlare sempre, per esempio. Ci sono due campi parecchio distanti tra loro che stanno lavorando nella direzione di uno sviluppo tecnologico che non debba per forza impiegare l’interazione vocale: l’industria militare e la pornografia. Per i militari, si sta lavorando molto sulla messa a punto di una comunicazione “silenziosa” laddove non si possa entrare in contatto fisicamente. Nel settore della pornografia, invece, la teledildonica – un modo di fare sesso in remoto con una o più persone attraverso una serie di dispositivi connessi alla Rete – è un’area chiave di sviluppo, oltre che alla promessa di robot sessuali che sembrano quasi reali da toccare.

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È davvero interessante osservare come si sta evolvendo la robotica sociale e come questa abbracci i desideri e l’immaginazione delle persone in relazione al contatto fisico. Alcune tecnologie sono già disponibili in commercio, come il braccialetto Hey Bracelet e il progetto Bond, che consentono alle persone di avere esperienze tattili insieme. Interessante anche il concetto di “emoticon tattile“, dove due persone che utilizzano lo stesso dispositivo a distanza potrebbero inviare e ricevere diversi tipi di pressione, temperatura e differenti vibrazioni.

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Alice Avallone (Asti, 1984) coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden, dove insegna e fa ricerca con l’etnografia digitale. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori.