Il boom di fiction e poesia sulle piattaforme di narrazione digitale

In questi anni, l’accesso in mobilità alla Rete ha portato un cambiamento travolgente anche per quello che riguarda il nostro modo di leggere letteratura, su schermi di piccole dimensioni e (anche) via social media. Ma in che modo le piattaforme digitali hanno aperto le porte a poesia e fiction? Innanzitutto, va fatta una dovuta premessa: non è vero che la proliferazione dei media digitali abbia segnato la morte della stampa. I libri sono ancora vivi e vegeti. App, ebook e social hanno piuttosto dato un nuovo significato alla produzione letteraria.

E così, nuove voci sono sostenute da questi strumenti digitali, che consentono di instaurare un flusso diretto di idee e di feedback con i propri lettori – come nel caso della piattaforma di narrazione sociale Wattpad (anche in italiano) o quella di crowdfunding letterario Unbound che aiuta autori in erba a costruire il successo offline attraverso la presenza online. Grazie alla Rete, anche la poesia sta vivendo la sua stagione virale – ci sono oltre 32 milioni di post contrassegnati con il termine #poetry su Instagram e 6 milioni con #poesia.

Se una volta era considerata un’arte alta, oggi la poesia è pop e il suo linguaggio influenza la scrittura sui social media, curata, ma anche flessibile e transitoria. A vincere, soprattutto in Rete, è il fattore della concisione, la capacità di distillare le emozioni complesse o il significato in poche righe. E un ritorno della popolarità della poesia online si è tradotto anche offline: lo scorso anno le vendite di libri di poesie stampate sono aumentate di circa il 50% rispetto al 2014. Una rinascita che sta offrendo l’opportunità soprattutto ai più giovani di misurarsi con qualcosa di più soddisfacente e profondo rispetto a fake news, meme e trolling.

La letteratura, dunque, diventa sempre più accessibile. Lo spazio virtuale ha fatto sì che le comunità culturale tradizionalmente elitaria abbia aperto le porte a voci diverse. Questo cambiamento è più evidente nel modo in cui ha conferito potere alle donne, alle minoranze razziali e ai membri della comunità LGBTQ. Instagram è un buon territorio digitale dove vederne i risultati; Rupi Kaur e Lang Leav sono degli ottimi punti di partenza per farsi un’idea, non solo del contenuto ma anche dell’estetica del layout ottimizzato.

Nel 2017, 12 dei 20 autori di poesie più venduti negli Stati Uniti facevano parte degli Instapoets: quasi la metà di tutti i libri di poesia acquistati negli Stati Uniti quell’anno erano loro. Instagram ci suggerisce anche un’altra cosa: il testo non è più un mezzo verbale, ma visivo. Oltre a fornire un palcoscenico per diversi scrittori, la Rete li sta collocando sulla sedia da regista.

La Rete facilita la nuova creatività. Pensiamo ai classici di letteratura come Orgoglio e Pregiudizio rielaborati come conversazioni di testo, racconti horror svelati in tempo reale su Twitter e un premio letterario assegnato a un richiedente asilo detenuto che ha scritto un intero romanzo dietro le sbarre tramite i messaggi di WhatsApp. La capacità di pensare fuori dagli schemi è diventata fondamentale nei media online, dove c’è ancora molto spazio sia per tentativi che per errori.

Sembra banale dirlo, ma con i social media, le esperienze creative sono intrinsecamente sociali. L’app di storytelling Tap – sempre di Wattpad – spinge a utilizzare per produzione e consumo il formato della chat social, e infatti le storie condivise si basano proprio sulla partecipazione dei lettori e sul loro progredire attraverso il tap sullo schermo. Più immersiva di così, la scrittura, non si può. Questa nuova generazione di app narrative per mobile sembrano essere particolarmente attraenti per i fan della letteratura, offrendo fiction “in presa diretta” con una serie di brevi messaggi e chiamate tra personaggi.

Questo passaggio ci porta a riflettere sulla ridefinizione del modo in cui pubblichiamo. L’app di interactive storytelling Hooked fornisce un esempio del perché è necessaria un’evoluzione costante. Prima di guadagnare popolarità, i fondatori pubblicavano racconti in un tradizionale formato multipagina, ma solo il 15% dei loro lettori li ha terminati. Quando sono passati a un formato basato su chat più breve, in stile Whatsapp, il tasso di completamento è salito all’85%.

Ma anche i formati virtuali stanno rivoluzionando la stampa. Alla fine del 2018, Dutton Books for Young Readers ha annunciato che avrebbe ristampato quattro dei titoli di John Green in mini libri chiamati “dwarsliggers“. Stampati su carta sottile a cipolla con orientamento orizzontale, The New Yorker li ha descritti come “codici orizzontali e palmari“.

Le parole vengono stampate dall’alto verso il basso, ricreando così una normale pagina di un volume: il libro può essere posato completamente piatto senza rovinare la spina dorsale. Progettati per essere sfogliati con una mano, sono perfetti per le acrobazie della lettura urbana. Un’esperienza molto più vicina a un libro che a un cellulare.

A loro volta, il successo dei #bookstagrammers dimostra come il design stia aumentando il valore della carta stampa per molti lettori. Torneremo presto sull’argomento.

Alice Avallone (Asti, 1984) insegna alla Scuola Holden e fa ricerca con l’etnografia digitale per le aziende. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori. A inizio 2021 tornerà in libreria con #Datastories. Alla ricerca di small data con l’etnograifa digitale per la collana Tracce di Hoepli.