I territori social che abitiamo: come si sta adattando Twitch

di Ginevra Boneschi

Nel 2020 i social hanno giocato un ruolo centrale nella vita di milioni di persone costrette a casa dalla pandemia. Da un lato c’è stata un’impennata nei consumi di contenuti di live streaming, spaziando dallo sport all’istruzione. Dall’alto, l’attivismo digitale e le mobilitazioni pubbliche hanno costretto le piattaforme a prendere posizione nel dibattito politico su questioni di giustizia sociale.

Twitch è stato il vero protagonista del 2020

I social network hanno assunto un ruolo fondamentale nella vita di ognuno di noi, diventando i mezzi di comunicazione principali della discussione politica e sociale. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una presa di posizione da parte delle principali piattaforme social: basti pensare alla sospensione dei profili del Presidente Trump, alla lotta alle fake news sulla pandemia e sulle vaccinazioni o ancora alla rimozione di tutti i gruppi complottisti di Qanon. Insomma, in questi mesi di pandemia abbiamo assistito a una presa di coscienza anche da parte dei colossi tech circa l’esigenza di prendere una posizione netta e schierarsi nel dibattito sui diritti civili e sull’informazione. Contestualmente però, chi non concorda con queste limitazioni nella libertà di espressione si è spostato su piattaforme meno responsabili, creando così una nuova geografia di internet e una polarizzazione ancora più forte tra i social network. 

Il 2020 è stato sicuramente l’anno degli streamer: bloccata a casa, con le scuole chiuse e l’impossibilità di vedere i propri amici, la Gen Z ha usato internet come luogo per socializzare e la figura dello streamer come ibrido tra influencer e migliore amico. Secondo l’ultimo report di StreamElements e Arsenal.gg le piattaforme di live streaming hanno registrato un incremento di traffico incredibile: mentre Facebook gaming e YouTube si fermano rispettivamente a 3,56 miliardi e 10 miliardi di ore guardate, Twitch ha registrato l’incremento maggiore, con una crescita dell’83% e 17 miliardi di ore trasmesse, confermando la propria posizione dominante.

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Le nuove linee guida di Twitch

Sostituendo a tutti gli effetti la tv tradizionale nelle vite della Gen Z e diventando, non solo un luogo di svago, ma anche di informazione e approfondimento, la piattaforma viola di proprietà di Amazon ha registrato il cambiamento maggiore in termini di tutela della propria community. Negli anni passati Twitch era stata accusata più volte di aver avvallato comportamenti tossici, discriminatori e sessisti, fenomeni da sempre tristemente legati all’universo dei videogame. Twitch ha dovuto necessariamente imporre un cambio di rotta per proteggere e tutelare la propria community, cresciuta a dismisura negli ultimi mesi. Per far fronte all’obbligo morale di incentivare la creazione di contenuti migliori per gli utenti, a dicembre è stata annunciata l’introduzione, a partire dal 22 gennaio, di nuove linee guida contro l’odio e le molestie

Trattandosi di una piattaforma che principalmente offre contenuti in diretta, si prospetta molto difficile per il team di moderatori intervenire con efficacia garantendo che vengano rispettate le nuove regole. Per farsi un’idea di quale portata abbia questo cambiamento nel concreto, basta fare un giro sui canali dei principali streamer in questi giorni: ogni battuta o commento fuori dalle righe viene chiosato con un “Twitch sto scherzando”, o “Twitch l’ho detto in game”. Anche se ciascuna segnalazione viene valutata in relazione al contesto specifico, facendo salvi le battute satiriche o le spiegazioni didattiche, l’impressione generale è che i creator temano rappresaglie o decisioni drastiche. In passato sono stati sospesi a tempo indeterminato streamer molto famosi, senza neppure bisogno per la piattaforma di comunicare le ragioni dietro a tale scelta.

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Il nuovo linguaggio inclusivo di Twitch

Alla vigilia dell’entrata in vigore delle nuove regole si possono già notare alcuni cambiamenti nella lingua parlata dalla community. Un primo segnale è aver eliminato dai tag disponibili quello di “blind run, usato per indicare le prime partite a un videogame in cui si procede appunto “alla cieca”, non conoscendo le meccaniche e i contenuti, generando così reazioni più genuine e divertenti per gli spettatori. Il problema di questo tag, utilizzato per catalogare e organizzare i contenuti della piattaforma, è che viene considerato un termine dispregiativo e abilista dalle persone affette dalla stessa disabilità. Così da oggi gli stessi contenuti vengono raccolti dalla categoria “no spoilers playthrough”, etichetta ritenuta più inclusiva e meno discriminatoria. Mentre la maggior parte degli utenti ha accolto positivamente questo cambiamento, ritenendo che non fosse necessario utilizzare termini legati alla disabilità per indicare una situazione negativa; parte della community reputa questa mossa meramente simbolica. A molti utenti sembra più un’operazione di disability washing, restando l’accessibilità alla piattaforma uno scoglio per le persone disabili. 

Un evento che ha messo tutti d’accordo nel cambiare il linguaggio di Twitch è stato il tentato colpo di stato a Capitol Hill da parte dei sostenitori di Trump. Al di là della sospensione di tutti i canali collegati ai gruppi di estremisti alt-right a capo della protesta, la piattaforma ha preso un ulteriore provvedimento: ha rimosso Pogchap, una delle emote storiche più utilizzate dalla community di Twitch.

Il volto dietro all’emote usata per indicare stupore, quello di Rayan Gootecks Gutierrez, giocatore professionista di Stree Fighter, ha pubblicato una serie di tweet incitando alla violenza coloro che stavano assaltando il Campidoglio a Washington. La community, seppur molto legata a questo simbolo, diventato parte integrante del proprio modo di esprimersi, si è schierata a favore del provvedimento e si sta dando da fare per eleggere quotidianamente un nuovo volto di Pog che incarni alla perfezione il mood di gioia e sorpresa.

Il cambiamento che ha causato maggior polemica però è stato il ban di alcune specifiche parole, annunciato durante una live dal direttore operativo della piattaforma. Per tutelare le donne e i membri della comunità LGBTQIA+ non sarà più ammesso l’uso dispregiativo di termini come simp, incel e vergine. Ma cosa vogliono dire queste parole? Simp, acronimo di sucker idolizing mediocre pussy, è il termine usato per indicare il tipico maschio che asseconda qualunque cosa detta da una ragazza nel tentativo di conquistarla. Incel, abbreviazione per involuntary celibate, indica gli appartenenti a una precisa sottocultura digitale, in maggioranza maschi, che non riescono ad avere rapporti sessuali o sentimentali a causa della sua bruttezza (si può discutere se questo termine debba rientrare nell’elenco delle “parole proibite”, pur essendo utilizzato dagli stessi soggetti per definirsi).

Quello che sta dividendo la community è la domanda se sia davvero necessaria una stretta regolamentatrice così drastica e mirata, essendo già proibito l’utilizzo di qualsiasi insulto o parola che rimandi all’odio verso le minoranze o alle molestie. Ma quale alternativa potrebbe esserci? Come si dovrebbe comportare Twitch senza correre il rischio di normalizzare un lessico offensivo e violento in un momento di transizione così delicato per i social network? Non ci sono dubbi che nell’imminente futuro potrebbero esserci altri cambiamenti per la community di gamer più grande al mondo.

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Ginevra Boneschi (Vigevano, 1991). Da piccola terrorizzava i parenti annunciando che per lavoro voleva fare l’inviata di guerra, oggi li spaventa con parole come Twitch, podcast o cringe. Fa il Bartezzaghi a penna perché non ha paura di sbagliare e di imparare dai propri errori. Contestatrice fino al midollo, gli schemi le stanno stretti: spazia dalla passione per la scrittura a quella per l’audio, ma non ha ancora voglia di fermarsi.