I kit del DNA online e il bisogno di riscoprire le proprie origini

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un boom di annunci sponsorizzati anche sulle nostre bacheche social: scopri le tue radici, non è mai stato così facile con il kit a domicilio! Grazie ad aziende statunitensi come Ancestry.com e 23andMe, i test del DNA si fanno a casa e permetto di esplorare il proprio patrimonio genetico risparmiando tempo e denaro. Ma qual è l’insight che si nasconde dietro al loro successo? Cosa c’è al di là della semplice curiosità?

La ricerca di identità individuale all’interno di una cultura e di una società sempre più fratturate è un argomento molto interessante, proprio perché ora è più semplice e a portata di tutti. Secondo una ricerca pubblicata dal MIT Technology Review, oltre 26 milioni di persone (principalmente con residenza negli Stati Uniti) hanno effettuato un test del DNA a domicilio dal 2012. Se la domanda rimanesse stabile, si pensa che le quattro maggiori società che se ne occupano a ranno in amno le informazioni genetiche di oltre 100 milioni di persone entro il 2021.

Scoprire di più sul proprio passato, rintracciare i parenti negli angoli remoti della terra, trovare modi per ottimizzare salute e prestazioni fisiche: sono tante le ragioni che portano le persone a ordinare un kit. Tuttavia c’è il rovescio della medaglia: sembra che l’impatto negativo dei kit domestici sia ben documentato, con incidenze di violazioni dei dati sul DNA e storie di consumatori che hanno scoperto informazioni indesiderate. Detto questo, il desiderio di analizzare il proprio genoma non mostra segni di declino, a partire proprio dagli statunitensi.

In generale, ricercare le radici biologiche non è un’attività così insolita, se ci pensiamo: redigere alberi genealogici e individuare gli antenati è una cosa comune. Negli States, per esempio, è il secondo hobby più importante del paese, dopo il giardinaggio. Ma l’interesse per i test del DNA fai-da-te ha catalizzato un fenomeno culturale inaspettato: l’affermazione pubblica dell’identità razziale. Non è insolito imbattersi su YouTube in video come quello qui sotto.

Il terreno di partenza, in fondo, è fertile oltreoceano. Tra razzismo, temi di immigrazione e nazionalismo, il clima sociale favorisce la ricerca di un’identità genealogica. Eppure, mentre alcuni stanno facendo test del DNA per affermare le proprie convinzioni sulla loro discendenza (spesso smentite!), altri sono desiderosi di esplorare il reticolato dei loro antenati.

E oltre a stabilire una storia biologica, i test genetici possono essere anche un veicolo di successo per far incontrare le persone. L’app di appuntamenti Pheramor ha proprio il DNA al centro della sua offerta. Gli utenti, infatti, inviano un tampone e scienziati specializzati sequenziano i geni responsabili dell’attrazione. Successivamente, l’algoritmo dell’app abbina le persone più compatibili in base a segnali chimici e alle informazioni del profilo personale.

Come abbiamo già anticipato, parte del fascino dei kit del DNA a casa sta nella semplicità, con test che richiedono solo pochi minuti per essere completati. Per 59 dollari AncestryDNA chiede alle persone di riempire una piccola fiala con la propria saliva, scuoterla e quindi inviarla ai laboratori dell’azienda per un periodo di elaborazione dalle sei alle otto settimane. I risultati vengono successivamente caricati su un portale online. C’è una magia in tutto questo esperimento fisico: i consumatori forniscono il loro materiale genetico e lo vedono trasformato in fatti profondamente personali sul digitale.

C’è anche un altro tema. Sempre più persone cercano indicazioni su eventuali esposizioni a malattie e problemi di salute o, più banalmente, suggerimenti personalizzati per le scelte di stile di vita. Questo interesse va di pari passo con l’emergere del biohacking, che vedee le persone provare a quantificare e ottimizzare le prestazioni fisiche e mentali.

Chronomics migliora l’esperienza del test del DNA utilizzando l’epigenetica, fornendo dunque ai clienti informazioni sui fattori dello stile di vita che influenzano i loro geni, nonché idee e abitudini per migliorare la salute. Oppure, nel settore della bellezza, SkinGenie combina l’analisi del DNA con l’imaging tridimensionale e l’intelligenza artificiale per creare prodotti per la cura della pelle iper-personalizzati e su ordinazione, mostrando come i marchi al di fuori del settore sanitario possono utilizzare le informazioni genetiche per creare su misura beni e servizi.

Ai marchi che trattano dati del DNA si chiede, soprattutto, trasparenza. Ad esempio, EncrypGen e Nebula Genomics stanno usando la tecnologia blockchain per offrire ai tester un maggiore controllo. Sotto la filosofia di una maggiore connessione, inclusione e apertura, il test del DNA offre ai brand l’opportunità di esprimere i propri valori.

Ad esempio, la campagna “The DNA Journey” del sito di ricerca di viaggi Momondo ha utilizzato i dati genealogici per trovare legami familiari tra 67 persone provenienti da tutto il mondo, evidenziando che i legami genetici vanno ben oltre il nostro luogo di nascita. Al contempo, Airbnb ha collaborato con 23andMe per testare la composizione degli antenati delle persone e raccomandare destinazioni e attività per riportarle alle radici.

Alice Avallone (Asti, 1984) coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden, dove insegna e fa ricerca con l’etnografia digitale. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Dallo scorso novembre è in libreria con il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale (Franco Cesati Editore).