Gli insight emotivi dei nostri cani: il caso della AI di Petpuls

C’è una nuova generazione di proprietari, soprattutto Millennial, che ha iniziato a instaurare con il proprio amico a quattro zampe una relazione ancora più profonda con la pandemia, finendo a interessarti non solo della loro salute fisica, ma anche quella emotiva. A dare “voce” ai cani e a ciò che provano, ci sta pensando Petpuls, vincitore del CES 2021 Innovation Award, un collare in silicone dai colori vivaci per animali domestici con una intelligenza artificiale.

Ma come funziona?

Si tratta di un piccolo dispositivo che utilizza la tecnologia di riconoscimento vocale per analizzare l’abbaiare di un cane e rilevare se è felice, ansioso, arrabbiato, triste o rilassato. Non solo: in vendita a partire da 99 dollari, è anche una sorta di FitBit per cani: il collare, infatti, tiene traccia anche del sonno e dei livelli di attività durante il giorno e la notte, dati che sono condivisi con il proprietario con un’app iOS oppure Android. E così, con queste informazioni in tasca, i genitori dei pet possono mettere in atto misure concrete per migliorare la qualità della vita dei loro compagni canini. O almeno questo è ciò che si propone l’azienda.

Il mercato di riferimento

Il collare intelligente di Petpuls è solo uno degli ultimi dispositivi che arricchiscono il mercato globale della cura degli animali esploso negli ultimi anni – ben prima della pandemia – che dovrebbe valere la bellezza di 42,6 miliardi di dollari entro il 2022, con il 40% di quella crescita proveniente solo dalle Americhe come riporta Businesswire. Brand come Petpuls attraggano le generazioni più esperte di tecnologia dando la possibilità di saperne di più sui propri animali. Ma questi accessori devono saper soddisfare anche il lato estetico, e l’esigenza di ricerca di stile e palette specifiche in molti casi.

L’emergenza sanitaria, come in tanti altri settori, ha solo accelerato tale fenomeno, coinvolgendo molte più persone, soprattutto giovani che hanno deciso di adottare un cucciolo. E le ricerche lo confermano: nei primi sei mesi dalla pandemia, il 16% degli Z ne aveva già preso uno. A New York, ad esempio, le domande ai rifugi per cani e gatti sono aumentate di dieci volte a metà marzo scorso.

Il contesto pandemico

Come anticipavamo, la rinnovata attenzione nei confronti animali domestici è da contestualizzare all’interno di un più ampio (e crescente) interesse per la natura e le attività all’aria aperta. Durante i primi mesi dell’emergenza sanitaria, le passeggiate sono aumentate del 70%, l’osservazione della fauna selvatica del 64% e il relax all’aperto del 58%. Non sono dati trascurabili. Stare a contatto con la natura aiuta parecchio la salute mentale e restituisce un certo sollievo dallo stress da lockdown. Uscire con il proprio quattro zampe aiuta ulteriormente questo processo, anche in caso di sintomi più o meno lievi di apatia. Dunque, la ricerca di una connessione più stretta con i cani, in particolare, non è altro che un’estensione naturale di tale cambiamento generale nelle priorità, nonché il passaggio verso un rinnovato apprezzamento del mondo naturale durante tempi così complessi.

L’umanizzazione degli animali

Il rapporto 2019 di Animal Medicines Australia conferma che i proprietari di animali si definiscono “genitori” – soprattutto se si tratta di cani e più di due terzi parlano ai loro animali domestici come se capissero cosa viene loro detto (e chi di voi, come noi, vive con loro, sa che capiscono benissimo in effetti ;). Tale identità genitoriale si manifesta nel modo in cui vengono trattati gli animali: lo stesso sondaggio rileva che i proprietari fanno regali ai loro animali domestici in occasioni speciali e il 13% dei proprietari di animali sotto i 40 anni chiama e videochiama il loro animale domestico quando sono lontani da casa. Brand e media si danno un gran da fare su questo insight: Amazon Prime ha addirittura lanciato programmi TV per animali domestici.

Il caso delle assicurazioni australiane

Sì, esistono anche assicurazioni per quattro zampe anche se per molti anni, sono state considerate un extra facoltativo con le polizze base. In Australia nel 2018, RSPCA Pet Insurance è stata una delle prime compagnie a lanciare una campagna ad hoc, That RSPCA Feeling, per incoraggiare i proprietari ad assumersi maggiori responsabilità rispetto ai propri animali. Tra l’altro, la RSPCA è stata la forza trainante dell’aggiornamento della legislazione di due anni fa nel Territorio della Capitale Australiana, riconoscendo gli animali come esseri senzienti.

Le opportunità delle app mobile

Con l’avanzare della tecnologia, anche i servizi veterinari online diventano più sofisticati e offrono maggiori opportunità di diagnosi e trattamento di una serie di malattie. La start-up svedese First Vet, ad esempio, mette in contatto i proprietari di animali domestici con i veterinari con le stesse modalità con cui le app sanitarie hanno semplificato i servizi medico-paziente. FitBark, invece, è un servizio statunitense di monitoraggio del fitness che consente di monitorare la forma fisica dei propri animali e contrastare comportamenti come l’alimentazione eccessiva, con l’aiuto di ciotole e palettine pesa-cibo digitali.

Un benessere per tutta la famiglia

In questo contesto, i brand possono fare leva sul benessere degli animali per promuovere il benessere umano. Rimanendo nell’emisfero australe, interessante è un’iniziativa passata dell’associazione Guide Dogs Australia che incoraggiava le persone a camminare per almeno due km ogni giorno con i propri animali domestici per tutto il mese di agosto. E in base all’aggiornamento del 2019 alla legislazione della regione di Canberra, i proprietari di cani possono venir multati se non portano a spasso il loro animale domestico almeno una volta al giorno (qui un caso riportato dalla CNN).

Alice Avallone (Asti, 1984) insegna alla Scuola Holden e fa ricerca con l’etnografia digitale per le aziende. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori. A inizio 2021 è tornata in libreria con #Datastories. Seguire le impronte umane sul digitale per la collana Tracce di Hoepli.