Giochi di realtà alternativa contro lo stress da lockdown

di Riccardo Milanesi

Cos’è un Alternate Reality Game, un gioco di realtà alternativa? È un’esperienza transmediale e immersiva da vivere da soli o in gruppo, muovendosi tra le piattaforme digitali e il mondo reale. Un primo esperimento di questo tipo risale al 2001 con The Beast, ARG ideato e sviluppato da Microsoft e Warner Brothers per promuovere il film A.I. di Steven Spielberg. Per tre mesi gli utenti sono stati trasportati dentro l’universo narrativo del film e hanno vissuto un’esperienza unica, risolvendo insieme degli enigmi e interagendo con i protagonisti della storia. The Beast è stato solo l’inizio: negli ultimi 20 anni sono stati progettati ARG che si reggono su un solido impianto narrativo, vere storie interattive da vivere in prima persona come i protagonisti di una serie tv, ARG che promuovono un evento, un museo, una raccolta fondi, ARG per le community aziendali o per facilitare l’insegnamento nelle scuole, spaventosi o divertentissimi.

In questo momento così complicato per tutti, c’è però una tipologia di Alternate Reality Game che vale la pena approfondire: sono gli ARG “curativi”, quelli che utilizzano gli strumenti della gamification e della transmedialità per migliorare la vita delle persone. Ne parlava già qualche anno fa la game designer Jane McGonigal nel suo libro illuminante La realtà in gioco, facendo l’esempio di SuperBetter, un piccolo esperimento creato da lei per guarire più in fretta dalle conseguenze un trauma cranico, che in pochi anni è diventato un blockbuster giocato da un milione di persone. SuperBetter è un gioco del tipo “supereroe” che trasforma un obiettivo di vita in un’avventura multiplayer. L’utente deve interpretare il suo supereroe preferito, affrontare dei nemici, chiedere aiuto a un alleato e completare delle missioni con l’obiettivo di stare meglio.

È possibile personalizzare completamente le missioni tarandole sul problema che si deve superare. Secondo la McGonigal, quando si attraversa un periodo difficile, tutto quello che si desidera è lasciarselo alle spalle, ma quando la dura realtà che si deve affrontare è che quella che si sta affrontando non sarà un’impresa facile, allora un buon gioco può aiutarci a gestire i momenti di crisi. In una realtà alternativa in cui siamo dei supereroi, insomma, è più semplice rimanere ottimisti, darsi degli obiettivi e lottare per raggiungerli. Tramutare i problemi in sfide e gli ostacoli in nemici da battere, reperire ricompense per aumentare la motivazione, creare relazioni interpersonali trasformandole in alleanze, vivere con una mentalità gamefull, può effettivamente aprire un nuovo circolo virtuoso dove stati personali positivi si mantengono autorafforzandosi e autorigenerandosi.

SuperBetter è solo uno dei primi esempi, ma negli ultimi anni la formula degli ARG “curativi” è sempre più utilizzata, anche in campo medico, nelle esperienze post-trauma. Dal momento che parte del mio lavoro è dedicata proprio alla progettazione di Alternate Reality Games, negli ultimi giorni ne ho scritto qualcuno, piccolo piccolo, da giocare in casa come anti-stress da lockdown. Ve ne propongo uno in cui dovrete vestire i panni di un agente segreto e sconfiggere un nemico cattivissimo superando cinque missioni (im)possibili.

Potete farlo da soli, coinvolgendo virtualmente qualche amico o, per i più temerari, postando sui social immagini che testimoniano la buona riuscita delle missioni. Il bello dei giochi di realtà alternativa è che non sono obbligatori, ma sono, appunto, un’alternativa. Spesso piacevole.

Qui di seguito trovate la storia e le regole. Tenete duro.

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Riccardo Milanesi (Voghera, 1975) è docente di Transmedia Storytelling, consulente di Corporate Storytelling per la Scuola Holden di Torino, digital storyteller e world-builder. Come autore di narrazioni interattive e transmediali ha collaborato con diverse realtà produttive televisive e digitali, fra cui De Agostini, Palomar e Fox Italia. Nel 2020 per Franco Angeli Editore ha pubblicato il saggio Transmedia Experience, scritto con Francesco Gavatorta. Ha un canale Instagram dedicato alla Transmedialità: @transmediamentor.