Generazioni a confronto: il rapporto fisico con il digitale

Quanto tempo passa da quando apriamo gli occhi al risveglio a quando li posiamo sullo smartphone? E quanto lasciamo passare tra l’ultima consultazione delle notifiche e la nostra testa sul cuscino la sera? Dove appoggiamo lo smartphone in casa? Ci sono luoghi ricorrenti?

È vero quello che dicono alcuni studi di etnografia digitale, che non riusciamo ad avere il cellulare più lontano di un metro e mezzo dal nostro corpo?

E ancora: che distanza fisica teniamo dallo smartphone e dalla tecnologia che ci circonda in casa? Qual è la relazione tra corpo e dispositivi?

Provate a rifletterci.

Intanto, noi abbiamo fatto tutte queste domande a 9 persone – alle quali va il nostro grazie più sincero! – mettendo così a confronto Baby Boomer, Generazione X, Y e Z. Benché le interviste non abbiano valore statistico per via del campione parziale e ridotto, hanno invece un gran valore qualitativo perché dimostrano come alcuni comportamenti siano del tutto trasversali a background tecnologico ed età anagrafica.

La consultazione dello smartphone dopo il riposo notturno, ad esempio, avviene da 0 a 30 minuti dopo aver aperto gli occhi; il computer appoggiato sulla scrivania lo preferiamo quando dobbiamo essere più concentrati e comodi; il tablet lo usiamo come un libro. Sono indizi che ci fanno capire come sia del tutto indifferente essere o non essere nativi digitali: è il fine ciò che conta, l’obiettivo che vogliamo raggiungere grazie all’uso di questa tecnologia, che sia sentire il fidanzato o vedere un tutorial – ciascuno ha il suo.

Non è la tecnologia ad aver cambiato le nostre abitudini, ma sono le nostre necessità ad aver fatto sì che cambiasse l’uso che facciamo della tecnologia.

Provate a cercare l’anno di nascita più vicino al vostro tra i contributi qui sotto. Vi riconoscete?

* * *

anno 1953

Silvana Allara
pensionata, Milano

Prima di addormentarti e dopo esserti svegliata

È una delle prime azioni che compio, specie se mi sveglio presto. Allo stesso tempo, lo consulto prima di dormire, se non crollo. Le abitudini sono cambiate: ora lo faccio di più perché ho più tempo libero.

La distanza fisica dello smartphone

Lo tengo abbastanza vicino a me, se sono ferma in un posto (ad esempio, per leggere), comunque sella stessa stanza (in cucina e in bagno). Insomma, stesse abitudini.

La relazione tra corpo e dispositivi

Il computer, anche se portatile, è fisso su una scrivania per comodità. È una questione di praticità, perché lì ho la stampante vicina, e posso lasciare libri, appunti, promemoria.

anno 1955

Domenico Osella
medico, Piossasco (TO)

Prima di addormentarti e dopo esserti svegliato

Circa mezz’ora. In genere non consulto più lo smartphone dopo cena, a meno che noti l’arrivo di messaggi. Sicuramente le abitudini sono cambiate gradualmente, soprattutto con il passaggio da cellulare a smartphone. Ovviamente, essendo diventato uno strumento multifunzione, viene utilizzato e consultato molto di più. In particolare, per quanto mi riguarda, per il contatto tramite Whatsapp con figlie, parenti e amici, per consultare il Meteo e le mail.

La distanza fisica dello smartphone

Se sono al lavoro lo tengo in tasca. In casa lo lascio su un mobile della cucina, in genere sempre lì, e lo utilizzo solo se sento messaggi in arrivo. Avendo un giardino, normalmente lo smartphone resta in casa mentre mi dedico ai lavori esterni, a meno dei momenti in cui sono in attesa di una telefonata.

La relazione tra corpo e dispositivi

In casa utilizzo un tablet per la lettura dei quotidiani, per leggere la posta, per FB (che cerco di utilizzare poco!). Generalmente sono seduto comodamente sul divano con il tablet in mano o sulle gambe. Seguo in particolare siti di notizie e di aggiornamento professionale e utilizzo il tablet per i corsi di formazione a distanza (FAD) al fine di conseguire i crediti formativi obbligatori per la mia professione.

Sono abbonato a Netflix e utilizzo il tablet per vedere alcune serie, documentari o film (anche su Raiplay), in genere collegando il tablet al televisore (seguo molto poco la TV, quasi solo per i notiziari). In passato utilizzavo di più il PC da tavolo, attualmente lo utilizzo solo se devo scrivere testi (come in questo momento) o per qualche attività che non riesco a svolgere sul tablet. Sicuramente è aumentato il tempo dedicato al tablet perchè mi consente di svolgere molte attività stando seduto in poltrona.

anno 1960

Antonella Micciché
casalinga, Sciacca (AG)

Prima di addormentarti e dopo esserti svegliata

La mattina quando mi sveglio guardare il telefono è la seconda cosa che faccio dopo il caffè. Avendo le proprie figlie lontane è normale per me controllare se la notte sia passata tranquilla per tutti. Lo stesso dicasi per la sera, il telefono serve per augurarsi la buonanotte o per messaggi riguardanti l’organizzazione della giornata successiva. Negli anni il mio rapporto con il telefono è notevolmente cambiato. Una decina di anni fa le ragazze abitavano in famiglia e veniva per lo più usato il telefono fisso per le comunicazioni, sperando di trovare qualcuno a casa. Altrimenti si riprovava dopo un po’.

La distanza fisica dello smartphone

Io tengo il telefono in borsa, se sono fuori, altrimenti sul mobile dell’ingresso quando sono a casa. Mi muovo su quattro stanze tenendolo lì. Se invece mi trasferisco nella zona notte alcune volte me lo porto dietro… altre volte lo dimentico e non sempre lo sento squillare perché ho una casa piuttosto grande. In linea di massima metto il cellulare dove prima c’era il telefono fisso. Le mie abitudini da questo punto di vista non sono cambiate granché. Cellulare sempre in borsa; mai in tasca, e meno che mai in mano.

La relazione tra corpo e dispositivi

Non lavorando, la postazione computer è sempre stata sulle gambe, sul divano o sul letto. Ormai preferisco il tablet la sera a letto. Neanche qui ci sono stati sconvolgimenti sostanziali: un po’ di passatempi sul tablet e poi il comodino sempre carico di libri. Sono una donna cresciuta con la carta stampata… un fascino senza tempo.

anno 1970

Pietro Izzo
Digital Communications Specialist in Camera di commercio di Torino, Torino

Prima di addormentarti e dopo esserti svegliato

Possiedo uno smartphone dal 2009, credo, non ricordo esattamente quando o come, ma diciamo che son dieci anni che ce l’ho. Sempre stato solo iPhone, prima 4, poi 5, poi 6 Plus e mi sono fermato lì (tre smartphone in 10 anni, non è male come lotta all’obsolescenza programmata). Da che mi ricordo le abitudini non sono mai cambiate. Lo tengo sempre acceso (ma va in modalità notturna / non disturbare dalle 19 alle 9 del mattino – questo è un trucco che metto in atto solo da un paio d’anni) e lo metto in carica tutte le notti sul comodino. La prima cosa che prendo in mano quando mi sveglio è lui (devo spegnere la sveglia), controllo un po’ di notifiche (tipicamente Facebook e Instagram, ma anche qui il trucco è farlo di mia scelta, ho eliminato tutte le notifiche automatiche dal telefono, a parte gli appuntamenti a calendario e le incoming call) e poi comincio la giornata. A letto prima di dormire uso molto la app Kindle per leggere qualcosa prima di dormire.

La distanza fisica dello smartphone

Lo smartphone è sempre stato e sempre sarà nella tasca destra dei pantaloni. Se non è lì vado in paranoia della serie “l’ho perso”. Diversamente è poggiato sul tavolo dove lavoro o – in ufficio – su un porta-smartphone posizionato sul case del mio PC. Di notte, come ho detto, sta sul comodino, comunque a portata di braccio.

La relazione tra corpo e dispositivi

È una domanda molto curiosa. In effetti ho delle particolari abitudini fisiche soprattutto con l’aumentare delle dimensioni del mio smartphone e con la mia progressiva presbiopia. A parte aumentare parecchio le dimensioni dei caratteri, negli ultimi anni ho preso a consultare lo smartphone non più tenendolo in mano come un libro o un quaderno, ma togliendomi gli occhiali e avvicinandolo molto al viso (oddio, lo faccio anche con libri e quaderni, comunque).

Quando scatto le foto “landscape” ho un particolare modo di tenere lo smartphone e cioè con indice e mignolo che “reggono” e tengono fermo il device dai bordi lunghi, medio e anulare a sostenere sul retro e pollice per lo scatto. In modalità “portrait” (che uso anche per leggere l’app Kindle o comunque consultare i feed) sono le tre dita centrali aperte a reggere il peso dello smartphone, il mignolo tiene fermo il bordo inferiore e il pollice agisce. Per messaggiare /scrivere, tendo invece a digitare con entrambi i pollici. Abitudini cambiate un po’ negli anni soprattutto a causa di Touch ID e della tastiera Google che uso molto (in cui puoi anche non digitare ma svolazzare col dito sulle lettere).

anno 1980

Rocco Rossitto
consulente freelance in Comunicazione e Marketing, Catania

Prima di addormentarti e dopo esserti svegliato

Quali sono quelle abitudini che con il passare degli anni non cambiano? Un’abitudine dura il tempo della nostra volontà a non rimanere uguale. Io cerco, nel tempo, di cambiare il più possibile per cui sì, sono cambiate le abitudini e lo smartphone per me è un oggetto di uso quotidiano come lo sono tanti altri. Solo che fa molte cose insieme e quindi lo uso molto più di tanti altri.

È sicuramente l’oggetto con cui ho più contatto. Lo porto a letto, nel senso che sta sul comodino insieme ai libri e a una lampada. Lo accendo quando mi sveglio per vedere l’orario certe volte, certe altre no. Alcune volte resto a letto, altre mi alzo e vado in bagno e non c’è una regola. Ma diciamo che tra le prime cose che faccio quando mi sveglio c’è quella di “vedere” il “telefonino”. Una cosa la faccio sempre, da almeno 15 anni: quando dormo lo metto offline in modalità aerea, per questo al risveglio vedo se qualcuno mi ha chiamato o scritto.

La distanza fisica dello smartphone

Di base molto vicino, da 1 cm quando sta in tasca a 15 cm sul porta telefono sulla scrivania o nel divano quando guardo qualche film o serie tv, a 30 cm sul comodino circa la notte (in modalità aereo). Di base sta sempre molto vicino. E nel tempo, come dicevo prima, le abitudini cambiano. Per fortuna.

La relazione tra corpo e dispositivi

Per comodità il computer sta nella mia scrivania a destra e il monitor grande di fronte. Uso una tastiera e un trackpad esterno, quindi paradossalmente ho poco contatto col mio computer. In movimento lo appoggio un po’ ovunque, ma il meno possibile sulle gambe. Poi sta molto vicino a me quando è nello zaino spento, perché lo porto in spalla. Tablet uso poco, pochissimo. E sì, le abitudini, anche qui, cambiano: prima ero molto più mobile e quindi avevo più contatto fisico.

anno 1985

Massimo Gallina
Content manager, Torino

Prima di addormentarti e dopo esserti svegliato

Disattivo la modalità aereo dal cellulare un po’ prima di essermi del tutto svegliato per accendere la macchina del caffè smart. Poi infilo lo smartwatch e lascio che le prime notifiche mi “raggiungano” mentre bevo il caffè, ascolto il telegiornale e mi preparo alla giornata. Solitamente dedico 10 minuti di tranquillità alle notifiche e ai social prima di uscire di casa, in genere prima di leggere una selezione di 2/3 post dei miei blog preferiti.

Prima di andare a dormire, quando sono già sotto le lenzuola, ho sempre un ultimo “How To” da consultare su YouTube o un’informazione da cercare online, ma sto cercando di smettere… con scarsi risultati per ora. Queste abitudini si sono consolidate nel tempo, non saprei definire quando ho iniziato ad attivare il telefono come prima cosa la mattina e guardare un ultimo video prima di addormentarmi.

La distanza fisica dello smartphone

Durante le ore in ufficio il cellulare del lavoro e quello personale sono sempre affianco al computer. In genere a una spanna dalla tastiera. E lì rimangono tutto il giorno. Non sempre li porto con me quando mi allontano dalla scrivania, ma non saprei riconoscere una regola precisa in questa abitudine.

A casa rimangono quasi sempre sulla scrivania o su una mensola in cucina, solitamente dimenticati a loro stessi, tanto se arriva una notifica interessante la vedo dal polso. In questo caso le abitudini non sono cambiate nel corso degli anni. L’unico cambiamento è che quando ero ragazzino il telefono stava attaccato al filo su una mensola in ingresso, ora non c’è più il filo.

La relazione tra corpo e dispositivi

Ho iniziato a usare il computer fisso sulla scrivania parecchio tempo fa, poi il primo portatile ho iniziato ad appoggiarlo ovunque: sul letto mentre ero sdraiato, per terra, sulle gambe, sulla pancia, al mare in spiaggia, sulla sedia a dondolo in campagna… praticamente ovunque, forse mi manca sulla lavatrice durante la centrifuga.

Ora cerco di limitare la completa distruzione della mia cervicale e la miopia più assoluta utilizzando il portatile e il tablet sempre e solo sulla scrivania. A un braccio di distanza. Seguendo tutte le regole di ergonomia che ho imparato nel corso degli anni. Nell’ultimo anno il tablet lo uso anche in orizzontale come un quaderno, utilizzando la penna e non la tastiera se devo leggere un libro e sottolineare qualcosa o prendere appunti a mano.

anno 1990

Adriano Pugno
impiegato, Torino

Prima di addormentarti e dopo esserti svegliato

Ho la convinzione parascientifica (a metà tra il fatto dimostrato e la bufala, insomma) che usare lo smartphone appena suonata la sveglia non faccia bene alla salute. Fosse per me lo utilizzerei appena sveglio, ma per darmi un contegno aspetto prima di essermi svegliato completamente, andato in bagno ecc., ma è un po’ come quelli che vanno da Mc Donald’s e prendono il Big Mac con la Coca Cola Zero. Il pensiero, lo ammetto, è sempre alle notifiche di Facebook e Whatsapp.

Ovviamente, prima di andare al letto, c’è sempre il momento “trenta secondi su Facebook e poi si dorme”, che puntualmente diventano dieci minuti. Ammetto che utilizzare lo smartphone come sveglia sia una buona scusa per avercelo sempre vicino, anche quando si dorme. Anzi, avercelo a portata di mano mi dà un senso di serenità, un po’ come l’orsetto Teddy Bear per far addormentare i più piccoli.

La distanza fisica dello smartphone

Specifico che ho due smartphone: uno che utilizzo soltanto per motivi lavorativi e l’altro come personale. Quando sono al lavoro li tengo sempre sulla scrivania, giusto per non averceli addosso, sempre per i motivi parascientifici che dicevo sopra. L’utilizzo di siti come web Whatsapp fa sì che li utilizzi in realtà molto poco quando sono al lavoro.

Per quanto riguarda l’utilizzo in casa, faccio una premessa: i due smartphone sono due iPhone, e hanno quindi una batteria molto incline a scaricarsi in poco tempo. Per questo in casa sono molto spesso in carica, e questo paradossalmente ha fatto sì che li utilizzassi molto meno rispetto a qualche anno fa, ma che andassi anche più spesso a controllare le notifiche di Whatsapp e social vari. Devo dire che rispetto a qualche anno fa trovo molto ingombrante l’esistenza delle decine di gruppi Whatsapp a cui sono iscritto, e verso cui sento un obbligo morale a rispondere, non dico sempre ma almeno ogni tanto, tanto per dire esisto e vi penso.

La relazione tra corpo e dispositivi

Tendo a utilizzare molto meno il mio portatile, poiché a lavoro ho un computer fisso e a casa, esclusi i periodi in cui sto scrivendo qualcosa, preferisco i vari dispositivi che ho in casa (smartphone, google home). Il motivo è l’immediatezza: il computer ci mette un minuto e mezzo ad accendersi, credo, ma nella mia mente diventa un periodo incredibilmente lungo e insostenibile. Per quanto riguarda il telefono, la mia ragazza mi fa notare che recentemente lo appoggio spesso sulla bocca quando sto pensando a qualcosa o quando mi parlano. Prima affermavo che il telefono ha un effetto rilassante: che stia diventando una specie di ciuccio?

anno 1995

Andrea Giuseppe Castriotta
Development Tester presso Ubisoft Milano, Torino

Prima di addormentarti e dopo esserti svegliato

La mia risposta a questa serie di domande sarà un po’ strana, perché il mio rapporto smartphone-letto è abbastanza… utilitaristico. Essendo lo smartphone anche la mia sveglia, prenderlo in mano è letteralmente la prima cosa che faccio appena apro gli occhi (e a volte prima ancora di aprirli). Ultimamente, dovendomi alzare molto presto per prendere il treno per lavoro ogni mattina, mi costringo, una volta spenta la sveglia, a guardare per cinque minuti il telefono in modo da svegliarmi completamente. Tendo ad andare su Twitter, in modo da essere sicuro di trovare dei blu accesi che possano pulire il sonno rimastomi alle 5:30 del mattino. Un po’ al contrario è il processo la sera: utilizzo il telefono a luminosità minima e in modalità Luce Notturna per leggere manga e accompagnarmi in questa maniera verso il sonno.

Da che io abbia ricordo è da quando sono a Torino (quindi da cinque anni) che grosso modo queste sono le mie abitudini, anche se prima di iniziare a fare il pendolare tendevo a spegnere la sveglia e ignorare lo smartphone fino a quando la colazione non era pronta.

La distanza fisica dello smartphone

Devo ammettere di essere molto metodico per quando riguarda il dove lascio lo smartphone in giro. Di norma quando sono a lavoro lo appoggio sulla mia scrivania, a faccia in giù e fuori dal mio campo visivo. Diciamo per raggiungerlo dovrei allungare il braccio e in questa maniera sono sicuro di ignorarlo completamente, ed è una cosa che ho fatto spontaneamente dal primo giorno senza neanche accorgermene.

Per quando sono a casa, tendo a tenerlo nella stessa stanza in cui mi trovo. Se sono in salotto e non sto aspettando chiamate e messaggi, sulla spalliera del sofà dietro dove mi siedo di solito con il portatile in modo da sapere dove è, ma non così facile da raggiungere. Se invece una conversazione è in corso lo poso sul portatile, accanto il touchpad a testa in giù, così da essere praticamente ad un mignolo di distanza. Nel caso fossi in stanza, sul comodino accanto al letto, indipendentemente che io mi trovi sul letto o alla scrivania.

Scrivendo effettivamente mi sto rendendo conto di avere qualche forma di mania o ossessione, ma tutti questi comportamenti sono nati spontaneamente e inconsciamente, e ci sto riflettendo davvero e per la prima volta solo adesso! Ma da che io abbia memoria le attuo da quando sono in questa casa a Torino (dunque quasi 4 anni).

La relazione tra corpo e dispositivi

Di norma uso il computer portatile poggiato su una sedia davanti al divano. Anche se il tutto sembra molto bizzarro, il motivo è molto semplice: essendo un portatile da Gaming PESA ed è estremamente CALDO. So che in questa maniera la mia posizione non è delle migliori per la schiena, ma è la più comoda per l’utilizzo prolungato che ne faccio (specie quando gioco o guardo video, dando modo di stendermi più comodamente). Da quando possiedo questo PC (tre anni circa) è la posizione più frequente in cui si trova, tranne le volte in cui ho bisogno di scrivere ed essere concentrato e quindi lo posiziono sulla scrivania.

Per le console portatili (come Switch o 3DS) di cui faccio frequente uso in treno la posizione è quella abbastanza standard di reggerle frontalmente con i gomiti puntellati sui braccioli del sedile. Discorso differente è quando, sempre in viaggio, leggo attraverso l’eReader. In questo caso o lo posiziono come le console, quindi frontale con il braccio poggiato al bracciolo o, le rare volte in cui ho spazio accanto a me, accavallo le gambe e lo tengo in bilico sul ginocchio, in modo da avere le braccia più rilassate. Questa a dire il vero è la stessa posizione che uso di norma per leggere anche i libri cartacei, seppur necessitino di una mano per tenere le pagine aperte e stabilizzare meglio.

L’utilizzo del tablet è ormai diventato nullo negli ultimi quattro anni, e quando lo usavo era in sostituzione al pc per scrivere, quindi tenendolo su una scrivania sorretto da una tastiera addizionale.

anno 2001

X
studentessa di V liceo classico, Milano

Prima di addormentarti e dopo esserti svegliata

Una delle prime cose che faccio la mattina è guardare il telefono per vedere se ci sono messaggi o altre notifiche. Guardo il telefono anche prima di addormentarmi, a letto, perché è l’unico momento della giornata in cui posso vedere Instagram, video, notizie e articoli con calma. Sì, ovviamente con il passare degli anni le abitudini sono cambiate: da piccola non avevo il telefono e non ero indipendente, oggi invece mi controllo da sola.

La distanza fisica dello smartphone

Quante spanne? Zero! Mi sono accorta che giro per casa con il telefono in mano, anche se non lo uso… che disastro. Solitamente lo appoggio in alto sui mobili o sugli scaffali perché non voglio che gli altri leggano le mie notifiche (credo sia questo il motivo). infatti, la paggior parte delle volte, perdo di vista il mio iPhone perché sovrappensiero, e lo trovo su qualche mobile molto in alto. Mi faccio molto ridere da sola perché 1/2 volte al giorno sono alla ricerca del mio telefono. Col passare degli anni le mie abitudini non sono cambiate.

La relazione tra corpo e dispositivi

Ho già risposto in parte nella domanda precedente. Aggiungo però che, quando sono in vacanza, il telefono lo uso molto meno. Quando invece sono con il fidanzato il telefono lo potrei anche eliminare, me ne scordo completamente e non lo guardo per ore. Lui invece è molto più dipendene dal telefono di me… ogni tanto lo guarda anche quando siamo insieme. In conclusione, ritengo di usare il cellulare prevalentemente per stare in contatto e leggere i messaggi del mio ragazzo. Altrimenti ne faccio a meno.

*

Alice Avallone (Asti, 1984) coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden, dove insegna e fa ricerca con l’etnografia digitale. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Dallo scorso novembre è in libreria con il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale (Franco Cesati Editore).