Generare impatti positivi: parola a Trentino Social Tank

Continua il nostro viaggio in Italia alla ricerca di realtà che mettono l’ascolto delle persone al centro. Oggi abbiamo incontrato Trentino Social Tank, che affianca sia imprese nuove che quelle attive che vogliono innovarsi, ma anche persone che vogliono (ri)entrare nel mercato del lavoro. Ringraziamo di cuore Annemie Hendrickx per averci fatto da ponte per questa chiacchierata a più voci. Buona lettura.

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Qual è il modo più semplice per raccontare la complessità di tutta la vostra attività intorno alla persona e all’economia sociale?

Elisa Poletti

L’attività di Trentino Social Tank si muove intorno a tre filoni principali: la consulenza aziendale, la formazione, il coworking. A prima vista possono sembrare tre ambiti distinti, ma tutti ruotano attorno ad un’idea: chi si rivolge a Trentino Social Tank trova una risposta personalizzata, un servizio unico che parte dall’esigenza di rispondere al bisogno della persona. E questo bisogno può avere varie sfaccettature: la richiesta di migliorare le proprie competenze, la voglia di entrare a far parte di un network, la necessità di affrontare un cambiamento.

Non definiamo quindi a priori dei servizi standard tra i quali i nostri clienti possono scegliere, ma cerchiamo di declinare la nostra attività individuando strategie che possano essere realmente efficaci. Non siamo sicuramente la soluzione giusta per tutte le necessità, su questo siamo chiari. Ma se intravediamo la possibilità di sostenere la persona in un efficace percorso di sviluppo studiamo una soluzione taylormade, dal quale il singolo (o sull’azienda), possa trarre un reale vantaggio.

Oltre a mettere in primo piano i bisogni della persona, attuiamo inoltre una strategia aziendale che molto si avvicina ai temi della corporate social responsability: la promozione del benessere organizzativo, l’accompagnamento di progetti imprenditoriali che possano avere un alto impatto sul territorio, lo sviluppo di reti in grado di promuovere coesione e collaborazione. La nostra mission è esplicativa al riguardo:

“Trentino Social Tank intende accompagnare persone, imprese e territori nei processi di trasformazione e cambiamento, generando impatti positivi. È un luogo che valorizza le risorse, di singoli e aziende, favorendo lo scambio e la contaminazione di idee. Promuove un concetto di “buon lavoro”, in cui il lavoratore, qualora venga considerato un talento, abbia la possibilità di essere riconosciuto e contribuire allo sviluppo e alla crescita aziendale “

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Com’è composto il vostro team di lavoro?

Danilo Castelli

L’organizzazione del lavoro di Trentino Social Tank potrebbe definirsi “a matrice” e, come detto sopra, si articola nell’ambito della consulenza aziendale, della formazione, del coworking. Ognuno di settori ambiti ha un team dedicato con un responsabile che facilita l’attività di comunicazione e condivisione delle informazioni nei vari gruppi. I responsabili hanno il compito di favorire la contaminazione delle idee sia tra i componenti dei singoli gruppi sia tra i diversi gruppi di lavoro e tra i collaboratori esterni di Trentino Social Tank, così come prescritto dalla mission. Il team è piuttosto variegato e questo elemento rappresenta probabilmente uno dei punti di forza dell’organizzazione: competenze diverse permettono di analizzare opportunità e problemi in maniera diversa. E dal continuo confronto e scambio nascono le idee più interessanti.

La stessa dinamica si ripropone all’interno del cda, che è composto da sei persone, tutte socie della cooperativa e dipendenti dalla stessa, che hanno il compito di “mettere sul banco di prova” le iniziative dei gruppi di lavoro, apportando dei correttivi se necessario, e validadarle. Il CDA ha inoltre la responsabilità di prendere delle decisioni di carattere strategico per la cooperativa, tenendo conto dei flussi finanziari, economici e di lavoro, sempre con l’obiettivo di perseguire il più possibile le idee, le inclinazioni e il benessere lavorativo dei soci.

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Che territorio è quello del Trentino dal punto di vista delle opportunità?

Claudio Tagliabue

La Provincia Autonoma di Trento è un territorio ricco di opportunità: la Provincia concede ed eroga aiuti, contributi, agevolazioni finanziarie e voucher di formazione sia per l’incentivazione delle attività economiche svolte sul territorio, sia per aiutare le persone senza lavoro a reinserirsi nel mercato del lavoro. Trentino Social Tank in questo senso è accreditato ai fini dell’affidamento in gestione di azioni a cofinanziamento del fondo sociale europeo e a erogare servizi per il lavoro.

Al 31 ottobre 2019 sono scaduti tre bandi per la nuova imprenditorialità, con un livello di adesione oltre le aspettative: in tutto sono arrivate oltre 200 domande di ammissione.

Si tratta di bandi provinciali lanciati da Trentino Sviluppo, l’agenzia della Provincia che si occupa della promozione e diffusione di azioni mirate alla crescita di imprenditorialità e innovazione, volti a favorire soprattutto le imprese montane, le startup, i giovani e le donne, a partire dalla valorizzazione delle idee d’impresa per arrivare fino alla finanza d’impresa.

ll modello trentino è spesso apprezzato come buona pratica per le sue politiche e per i suoi progetti per uno sviluppo locale sostenibile. Anche la presenza dell’università contribuisce a creare un terreno particolarmente fertile. Nonostante la presenza storica delle istituzioni pubbliche nella vita quotidiana delle imprese e delle persone – o forse proprio a causa di questa forte presenza – ci sembra che in alcuni casi possa venire a mancare la propensione alla resilienza. Con le nostre proposte e seguendo la nostra mission vogliamo incentivare anche lo sviluppo di questa attitudine!     

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Quali sono le skill su cui lavorate di più? E perché?

Marina Pezzi

Senza dubbio le soft skills.

Riceviamo sempre più conferme del fatto che sono le soft skills a fare la differenza.

Certamente è così nel mondo del lavoro: le competenze tecniche si possono quasi sempre apprendere; anche le caratteristiche personali si possono migliorare, ma si tratta di un percorso più complesso e con minori garanzie di successo. Chi cerca un collaboratore preferisce andare alla ricerca di chi già le possiede.

Le soft skills necessarie cambiano a seconda del contesto, del ruolo, delle persone con cui si entra in relazione, e degli obiettivi che ognuno di noi si pone. Ce n’è una, però, che ci sta particolarmente a cuore: è la voglia di fare, la voglia di imparare, di essere parte delle cose. Noi la chiamiamo imprenditività. È il tratto distintivo che cerchiamo in chi entra in relazione con noi. Non è una caratteristica peculiare solo di chi fa impresa, la possiedono anche molte persone che non hanno fatto questa scelta, ma che si approcciano alle cose con passione e intraprendenza.

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Cosa dovrebbe sapere del mondo di oggi chi cerca lavoro?

Michele Tait

Il lavoro come ce l’hanno raccontato i nostri genitori o nonni, quello “per la vita”, che si sviluppa in modo lineare-continuativo e con salari crescenti fino alla pensione non esiste più da tempo: un fatto, questo, che presenta ripercussioni (non solo negative) su molti dei dispositivi che, in special modo in Italia, si sono messi in essere contando sul modello di un lavoro continuativo e a salario crescente. Basti pensare a buona parte del sistema del welfare, che è tutt’ora pensato a protezione del capofamiglia che perde (temporaneamente) il lavoro, oppure al sistema pensionistico (istituito su un “patto generazionale” tra chi lavora e chi ha smesso di lavorare, che ancora in buona parte alimenta le casse dell’INPS) ma anche alle condizioni per finanziamenti a lungo tempo con le banche (i mutui) concessi a fronte della garanzia di un lavoro stabile-continuativo e a salario crescente. Questo ragionamento “macro”, che forse interessa poco a coloro che cercano lavoro, è condizionato da una interpretazione “passiva” dei diritti del lavoratore, mentre il dato principale che si dovrebbe tenere presente è il legame tra inscindibile tra “impresa” e lavoro per il semplice fatto che “senza impresa non c’è lavoro”.

In altri termini, chi cerca lavoro, per comprendere come questo si evolverà, quali saranno le competenze necessarie e se lei/lui sarà in grado di soddisfarle dovrà inevitabilmente conoscere e interpretare le aspettative delle imprese; ad esempio, sapere che l’88% delle imprese italiane ha meno di cinque dipendenti, dovrebbe far comprendere che il colloquio, probabilmente, non avverrà con un recruiter professionista ma con la/il titolare che non applicherà modelli di selezione sofisticati ma affiderà la scelta alla propria esperienza (leggasi “fiuto”). Infatti, a differenza di quello che accade negli USA o in Francia, il ricorso alle agenzie autorizzate – sia quelle per la somministrazione di lavoro che quelle per la ricerca e selezione del personale, che selezionano “per/con mestiere” – sono ancora poco utilizzate dalle imprese più piccole. Ancora, la maggior parte di queste imprese non programma le assunzioni (ahinoi) ma queste avvengono quasi sempre in emergenza, aumentando di molto i rischi di selezionare le persone meno adatte.

In conclusione e a consiglio di chi sta cercando lavoro: affidati al detto “cercare lavoro è un lavoro” e assegnati task giornalieri con tempi e obiettivi; cerca informazioni sull’impresa in cui ti candidi e prova a immaginare qual’è la tua capacità/competenza che sapresti rappresentare al meglio; “cura” (se li hai) i tuoi social, perché il confine tra ciò che è pubblico e ciò che è privato non sempre è così netto; approfondisci sempre le tue competenze (leggasi “mai smettere di studiare”) perché diventare “esperto” (oggi come allora) ti permetterà di trovare altre occasioni.

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Alice Avallone (Asti, 1984) coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden, dove insegna e fa ricerca con l’etnografia digitale. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Dallo scorso novembre è in libreria con il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale (Franco Cesati Editore).