Frappe, obesità e Sailor Salvini: parola a Livia Di Giammatteo

La Circe Academy è il suo progetto finale e nasce dall’incontro tra tre grandi passioni: lo studio, Instagram e La Corrida. No, non quella coi tori a Pamplona: il programma televisivo dei dilettanti allo sbaraglio. A Livia Di Giammatteo – neodiplomata alla Scuola Holden in Digital Storytelling – ha sempre affascinato il contrasto tra la serietà con cui si presentavano i concorrenti e l’incapacità che dimostravano nelle performance. Così ha cercato di ricreare questo contrasto in un canale Instagram.

Chi segue il canale diventa automaticamente uno studente della Circe Academy, l’università per cani e porci. Come in tutte le università, alla fine di ogni corso di studi gli studenti ricevono una laurea. Cosa differenzia la Circe Academy dalle altre università? Per prima cosa il tempo: per prendere una laurea non ci vogliono tre o cinque anni, ma un mese. In questo modo, si possono prendere 12 lauree in 12 mesi. Ma ciò che contraddistingue la Circe Academy è la preparazione dei suoi docenti: nessuna.

E così, incuriositi, ci siamo fatti raccontare meglio la genesi di questo bizzarro progetto, proprio da Livia, in un divertentissimo resoconto che parte dalla sua infanzia e arriva fino a Salvini.

* * *

Sono nata il 3 febbraio 199… eh no, l’anno non lo dico perché non si chiede a una signora. Ma non disperate, non è importante ai fini del discorso. Quello che conta è che il mio compleanno capita spesso nel periodo di Carnevale. Un ottimo periodo per festeggiare, anche se di solito lo chiamo Capodanno per una forma di dislessia latente che riguarda solo il Carnevale/Capodanno e la parola asciugamano. A parte le mie difficoltà di pronuncia, il Carnevale mi piace perché è il mio compleanno, perché si mangiano le frappe (che nel resto d’Italia ho scoperto chiamarsi chiacchiere) e perché ci si traveste. Ma con mia grande delusione, quest’anno il carnevale è caduto il 5 marzo. Dunque, nessuna festa in maschera per me.

Oltre a dirvi quando, forse dovrei dirvi anche dove sono nata: a Roma. Mi piace pensare romanticamente che questo mio attaccamento al Carnevale derivi da qui. L’antenato del Carnevale, infatti, nasce proprio nella Roma Antica. Sto parlando dei Saturnali, una festa dedicata al culto di Saturno che inizialmente si svolgeva il 17 dicembre, poi, visto che noi romani non perdiamo occasione di farci additare come sfaticati che preferiscono fare festa piuttosto che lavorare (ma perché, c’è qualcuno a cui piace più lavorare che fare festa?), è stata estesa a tutta la settimana dal 17 al 23 dicembre.

Se credete che una settimana sia la durata massima raggiunta dai Saturnali, pensate che per il nostro Ministro dell’Interno Matteo Salvini durano da più di 365 giorni. Nell’ultimo anno il Matteo nazionale ha indossato le divise di: Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia Forestale, Guardia di Finanza, Guardia costiera, Protezione civile, Marina militare, Vigili del Fuoco. Questi ultimi, stanchi di vedere la divisa di chi rischia la vita ogni giorno addosso a un uomo che al massimo rischia il colesterolo alto, vista la malsana alimentazione che ostenta sui social, lo hanno denunciato per uso improprio della divisa.

L’astio dei Vigili del Fuoco un po’ lo capisco. Per spiegarvi il perché, dovrò raccontarvi un episodio della mia infanzia, ma dovete promettermi di non ridere. Questo episodio riguarda, un po’ come la vita di Salvini, le maschere e il sovrappeso. Ecco, state già ridendo. Dovete sapere che gli armadi di casa mia sono sempre stati pieni di maschere di Carnevale. E non parlo di quelle industriali del supereroe o della principessa del momento, parlo di maschere cucite a mano da mia madre per mia cugina e accumulate negli anni, per poi essere lasciate in eredità a me. Questo ha comportato la triste conseguenza che non ho mai potuto scegliere la maschera che desideravo, perché la tradizione voleva che indossassi una di quelle progettate da mia cugina almeno dieci anni prima. Che poi, mia cugina, è sempre stata un po’ alternativa, tanto da aver ideato maschere come Cenerentola povera o il fiore. Poi c’era lei, la mia preferita: Esmeralda di Notre Dame.

Fino a ora abbiamo parlato solo di maschere, a questo punto subentra il secondo argomento: il sovrappeso. Sì, perché da piccola non mi piaceva mangiare solo le frappe (chiacchiere, va bene), ma tutti i dolci esistenti. Per questo motivo a 8 anni indossavo i vestiti di quando mia cugina ne aveva 12. C’era quel vestito da Esmeralda, però, che era sempre stato troppo “da grande” per me, perché aveva la pancia di fuori e la gonna con le monetine. Quando arrivò il momento in cui finalmente ero abbastanza grande per poterlo indossare, il vestito non mi entrava. Quel Carnevale, il vestito da Esmeralda lo indossò Ilaria, una mia compagna di classe più magra di me. Io indossai un body nero e un cerchietto su cui mia madre aveva cucito due triangolini di tessuto nero. Mi piace pensare che tutti abbiano capito che ero lo Stregatto.

Non tutti i mali vengono per nuocere, però. E così, come la mia infanzia da bambina cicciottella coi denti da castoro mi ha portata a diventare dieci anni dopo una personal trainer. La passione di Salvini per le divise che non gli competono ha prodotto Salvinification.it (ndr. ora disattivo), un sito dove si può ammirare Salvini vestito da Power Ranger (Power Salving), Pulcinella (Salvinella), e infine, il mio preferito, Sailor Moon (Sailor Ministro).

Se oggi il Carnevale perenne della politica italiana consente al vicepremier di vestire i panni del vigile del fuoco, della guardia forestale o di Sailor Moon, nell’antica Roma non erano i padroni a travestirsi, ma gli schiavi. I Saturnali, infatti, erano l’unico giorno in cui gli schiavi potevano comportarsi da padroni, in onore di Saturno, dio dell’età dell’oro in cui vigeva l’uguaglianza tra gli uomini.

Anche io, come gli schiavi romani, ho avuto il mio momento di riscatto. Quando ormai i vestiti di mia cugina che mi entrassero erano finiti, quando ormai ero lontana dalla terra delle frappe, quando ormai avevo raggiunto l’età in cui se ti metti delle orecchie da gatto in testa ti chiedono se sei Cat Woman e non lo Stregatto, ho indossato un tailleur rosa shocking, una spilletta con un misterioso logo, e sono salita su un palco. “Buongiorno, sono la rettrice della Circe Academy, la prima università su Instagram”, mi sono presentata. Non era Carnevale. E quello non era un travestimento. Nei precedenti sei mesi, infatti, ero stata davvero la rettrice di un’università. Avevo scelto i corsi di laurea (dodici, uno per ogni mese dell’anno), selezionato le materie e assegnato ad ogni materia un docente, il più inadeguato che conoscessi.

I docenti hanno tenuto lezioni di Sociologia della famiglia in cui si analizzavano le famiglie dei cartoni Disney, lezioni di Scienze delle costruzioni in cui si costruivano castelli di carte e regalini degli ovetti Kinder, lezioni di Filologia e Analisi musicale in cui si traducevano i testi delle canzoni in dialetto. Il mio intento era esplorare il meccanismo che fa sì che su internet tutti si sentano in diritto di esprimere la propria opinione e di ergersi a esperti di argomenti di cui non sanno nulla. Così, ho creato un luogo digitale dove tutti potessero esprimersi ed insegnare al mondo la loro verità, legittimati dal ruolo di docenti e sostenuti da un pubblico di studenti sempre pronti a intervenire tramite sondaggi, domande aperte e quiz.

Come accade alle bufale create ad hoc per strappare una risata (vedi Lercio) che vengono commentate come se fossero notizie reali, anche questo progetto, in cui ingenuamente credevo che l’ironia fosse lampante, è stato preso sul serio. Scesa da quel palco, con il mio tailleur rosa e la mia spilletta brandizzata, un signore mi ha chiesto di aiutarlo con i corsi di e-learning della sua azienda. Chissà se anche a loro interessano i cartoni Disney.

Livia Di Giammatteo