Finti funerali, death café, urne green e servizi funebri digitali

Avevamo sfiorato qui la materia accennando all’aumento dell’interesse per il turismo in chiave dark a livello globale, e a come i cimiteri storici di tutta Australia si stanno trasformando da spazi pubblici per cittadini a veri e propri luoghi di interesse per visitatori. Oggi torniamo sul tema funerario dando un’occhiata a cosa sta succedendo nel mondo negli ultimi anni.

Certo è che i funerali sono un argomento delicato. Le persone si sentono a disagio a comprare i servizi per il proprio caro, e preferiscono sbrigare le pratiche il più rapidamente possibile. Da questo insight, in Francia ad esempio stanno nascendo parecchie startup funebri online, dando nuova vita all’industria, come Simplifia; e lo stesso sta succedendo anche in Giappone, dove le “imprese della morte” sono conosciute come shukatsu, un mercato così fiorente da farne anche un expo dedicato, Endex.

Tra l’altro, sempre in Giappone, nel 2014 si è tenuta anche la prima (e forse unica) Shukatsu Festa, festival dedicato alla preparazione e alla personalizzazione del proprio funerale – dalla prova della bara alle opzioni di trucco e parrucco. Si dice spesso che avere un contatto con la morte ci fa apprezzare di più la vita, in fondo. In Corea del Sud, c’è un movimento che la pensa proprio così, il Well Dying: si partecipa al proprio falso funerale sperando di ritrovare un nuovo amore per la vita.

La nazione ha il secondo più alto tasso di suicidi al mondo: in media, 43 persone si tolgono la vita ogni giorno. Well Dying dunque è un tentativo di affrontare questo problema lasciando che persone infelici fingano la propria morte per comprenderne meglio le conseguenze. Con l’aiuto di un guru, i partecipanti scrivono testamenti, elogi e note di addio e selezionano le loro foto funebri. Poi si vestono con le tradizionali lenzuola da sepoltura e si infilano dentro una bara in una stanza buia per 30 minuti per meditare sulla loro vita. La cerimonia dura quattro ore e costa 40 dollari. Molte aziende la pagano per i loro dipendenti, parola della BBC.

Se siete curiosi, a Seul c’è anche un grande centro dedicato: Happy Dying.

photo credit: Jean Chung/Getty Images

In più di 30 paesi nel mondo ci sono anche i Death Café (qui la pagina Facebook), dove parlare serenamente di morte. In Italia ce ne sono ben 8 attivi, a quanto pare. Qualche anno fa l’agenzia futurologa di New York Faith Popcorn’s BrainReserve, ha previsto i death concierge – ovvero portieri della morte che possono trasformare i nostri ultimi anni di vita in un’esperienza celebrativa e di divertimento. E che possono pianificare tutto per il nostro funerale, ovviamente. Nemmeno a dirlo, in Giappone esistono già.

Nel Regno Unito c’è qualcosa di simile, che ha la forma di marketplace: Dignity, con tanto di supporto post funerale; Beyond e la possibilità di creare anche un obitorio online; Poppy e le sue soluzioni semplici e per tutte le tasche; Final Fling, dove trovare dal celebrante al trasporto, dal catering al ghostwriter per i vostri discorsi. E non mancano nemmeno le guide.

Il leader del mercato funerario inglese, Co-op Funeralcare, ha commissionato una ricerca su come i funerali stanno cambiando tono nel Paese: meno grigi, più personalizzati sulla base delle passioni e degli interessi del caro venuto a mancare (che non vuol dire eccessivamente stravaganti). Una mutazione che attutisce lo stress dell’evento, fino ad arrivare a prendere in considerazione location come McDonald’s.

Taffo ci ha dimostrato negli ultimi anni in Italia – a suon di post su Facebook – che si può giocare con il tema, senza mai mancare di rispetto. In Sud Africa, la compagnia di assicurazioni Sanlam ha utilizzato Whataspp per lanciare una vera e propria serie per evidenziare l’importanza della pianificazione del funerale in un modo intimo e coinvolgente. Un’idea strategica dell’agenzia partner King James Advertising, di cui potete vedere qui un estratto.

C’è poi tutto un tema ricorrente legato all’ecosostenibilità: ceneri che nel terriccio diventano alberi, corpi che si trasformano in vinili, urne che si trasformano in barriere coralline, alberi che diventano tombe naturali. A zero emissioni.

Ad esempio, The Green Funeral Company offre funerali alternativi per chi cerca proposte eccompatibili anche dopo che sono morti. Una dei pacchetti più venduti è quello della biocremazione, che avviene per idrolisi alcalina: non si brucia il corpo ma lo si sottopone a un trattamento che scioglie i tessuti e polverizza i minerali delle ossa.

The Natural Death Centre | www.naturaldeath.org.uk

Un’ultima nota riguarda il digitale dopo la nostra morte. Quando si muore ci si lascia dietro enormi impronte digitali, un onere in più per i cari che sopravvivono. Ecco allora che un altro trend si è fatto largo all’orizzonte, quello delle agenzie come DigitalOx, che offrono servizi funebri digitali. Nello specifico, la società rintraccia e chiude i profili sui social media, e crea landing page “in memoria di”. Inoltre, offre anche la gestione della reputazione dei defunti e si impegna a rimuovere i resti negativi in Rete – grazie all’aiuto di social e motori di ricerca – come articoli che menzionano indagini e condanne.

Certo, poi ci sarà sempre qualcuno che si farà un selfie prima del vostro funerale.

Alice Avallone (Asti, 1984) coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden, dove insegna e fa ricerca con l’etnografia digitale. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Dallo scorso novembre è in libreria con il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale (Franco Cesati Editore).