Financial Influencer: parlare in Rete di soldi, guadagni, risparmi

Tante volte qui su Be Unsocial negli ultimi mesi abbiamo parlato dell’importanza che sta assumendo la Rete rispetto al dialogo su finanze e dintorni, soprattutto per il pubblico femminile. Oggi approfondiamo il tema dei cosiddetti “finfluencer”, contrazione di financial influencer, che grazie alla loro attività sui social media cercano di migliorare la relazione dei propri follower con il denaro.

Partiamo da una storia. Nel marzo 2019, la trentenne Clare Seal decise di creare un “finsta”, ovvero un account Instagram fake che le permettesse di mantenere la sua identità segreta. Qui man mano iniziò a rivelare dettagli spinosi sulle sue finanze personali, partendo dall’immagine di un foglio di calcolo sul debito che aveva accumulato con la carta di credito: 25.438,11 sterline. Il Guardian ne racconta per bene tutto qui. Poco più di un anno dopo Clare decise poi di rivelare la sua identità, per poi firmare un contratto per un libro (saldando ben 14.000 sterline del suo debito). I suoi post hanno parecchio successo, e collezionano un buon numero di commenti soprattutto da parte di donne, che a loro volta usano Instagram per documentare gli alti e bassi finanziari che vivono.

Ebbene, la Seal è una delle tante “finfluencer” che si sono costruite un seguito nutrito con un dialogo social molto trasparente sulle questioni finanziarie. All’estero, in effetti, è un boom; vale la pena dare un’occhiata ai profili My Fab Finance di Tonya Rapley, con i suoi oltre 176.000 follower, oppure Vestpod di Emilie Bellet, con tanto di contenuti e occasioni per motivare le donne a investire. E ancora Kumiko Love, conosciuta anche come la Budget Mom, che pubblica tra le altre cose anche idee di attività per… bambini parsimoniosi.

Un elemento di differenziazione estremamente importante tra i finfluencer e gli influencer di altri settori è il modo in cui lavorano con i brand. I finfluencer hanno criteri molto, molto rigorosi rispetto alle loro partnership. Le altre chiavi del successo? Discussioni limpide, senza mai toni paternalistici, e condivisione di esperienze dirette.

Rompendo i tabù di vecchia data sulla discussione intorno al denaro, i finfluencer trasformano questi argomenti in qualcosa di più gestibile, umano e accessibile. In particolare, parlare di soldi sembra essere una strategia potente per le donne che stanno cercando di affermare il controllo sulle proprie finanze.

E, attenzione, non riguarda solo la costruzione della ricchezza personale. Parlare di denaro può essere anche una lente attraverso la quale si possono esplorare questioni sociali più ampie come la disuguaglianza di retribuzione, ma anche la pandemia e la nascita del movimento Black Lives Matter. O ancora prima quello legato al #MeToo: un filo conduttore comune che attraversa la maggior parte delle storie, in questo ultimo caso, è la necessità per le donne di avere potere finanziario, in modo che possano sentirsi autorizzate a dire ‘no’ a qualsiasi situazione che causi loro danni. Insomma, le finfluencer stanno usando le piattaforme per radunarsi attorno ai temi più caldi di attualità, politica e società.

Dunque, eccolo l’identikit delle influencer della finanza: serie, affidabili ed esperte della materia, sono donne che innanzitutto raccontano sé stesse e il proprio rapporto con il denaro. Utilizzano i social media per condividere messaggi di empowerment sulle finanze personali, e per essere di supporto soprattutto alle altre donne. Il loro lavoro si inserisce nel filone dell’educazione finanziaria, materia sempre più importante.

Anche in Italia, si inizia a lavorare molto in questa direzione, grazie a programmi progettati ad hoc, come quelli promossi da Banca Widiba. Da tempo ad esempio hanno avviato un progetto divulgativo rivolto a tutte le fasce di età, con lo scopo di rendere le persone più consapevoli e preparate a prendere le migliori decisioni economiche con la preparatissima Michela Calculli – anche lei parecchio attiva su Instagram (qui).

Conseguita la laurea in Economia a Milano, Michela ha lavorato come analista di mercato prima e negli studi professionali poi, trasferendosi nel frattempo a Torino. Qui la svolta, con l’arrivo del primo figlio e un’esperienza come redattrice in un canale televisivo che trattava temi economici, Michela ha scoperto che il suo “dono” era quello di scrivere in maniera chiara di temi complessi come economia, finanza e fisco. Da una decina d’anni questo è il suo lavoro e non si è più fermata. Abbiamo fatto due chiacchiere con lei.

Quando hai iniziato a occuparti dei temi legati alla finanza in Rete? In che modo hai mosso i primi passi intorno a queste tematiche?

Ho iniziato a produrre contenuti su tematiche bancarie e assicurative fin dall’inizio della mia attività di blogger freelance, nell’ormai lontanissimo 2012 (che in anni Internet è praticamente un’era geologica fa). È stato un percorso quasi naturale per me che sono figlia di un funzionario di banca, oggi in pensione, e ho una laurea in Economia e un passato in studi professionali e nella redazione di un canale televisivo che a suo tempo si occupava anche di queste tematiche, Reteconomy.

All’inizio scrivevo dei post sul mio blog, trattando in maniera semplice e diretta tematiche che normalmente vengono considerate ostiche. Erano degli esperimenti, usavo il mio spazio per comunicare le competenze acquisite tra studio e lavoro. Qualcuno ha notato quei post e mi ha ingaggiata per i blog aziendali che curava, e il mio nome in quanto autrice ha iniziato a circolare. 

Nel tempo, soprattutto negli ultimi anni, la mia attività di blogger freelance e content creator si è decisamente concentrata sul Finance.

Perché tante persone faticano ancora a confrontarsi rispetto a soldi, guadagni, risparmi (e perché no, anche debiti)? Tabù?

È decisamente una questione di tabù. Si fatica immensamente ad affrontare i propri soldi in maniera consapevole. È difficile compiere il primo passo, quello che porta alla consapevolezza, alla conoscenza dei soldi che entrano, che escono, che servono o avanzano. Spesso si aggiungono la paura di sapere e la sottovalutazione delle proprie esigenze future, come la vecchiaia. E posso capirlo perché io per prima ho faticato a fare quel primo piccolo passo verso la conoscenza e la consapevolezza.

Ma c’è un altro problema: la mancanza di un’adeguata educazione finanziaria. Cioè di un bagaglio di competenze da acquisire nel tempo, che permettano di comprendere le questioni legate alla finanza personale, i prodotti finanziari, le proprie necessità e anche come, quando e da chi farsi consigliare al meglio.

Qual è il tuo punto di vista sul binomio donne, educazione e finanza? Qual è la situazione soprattutto nel nostro Paese?

Parto da un dato: in Italia 1 donna su 3 non ha un conto corrente. Si tratta di una situazione grave perché la mancanza di educazione finanziaria e di autonomia finanziaria, possono aprire le porte anche ad abusi di altro genere.

L’educazione finanziaria per le donne, dunque, non è solo lo strumento per accrescere il proprio benessere, ma la base per costruire un’indipendenza fondamentale per poter fare delle scelte di vita e familiari in maniera serena, senza rischiare di finire in condizioni di povertà ad esempio a causa del fallimento di una relazione amorosa.

C’è poi la questione previdenziale che se mixiamo gli stipendi cronicamente più bassi per le donne e i “buchi contributivi” che possono essere dovuti alla perdita del lavoro per essersi prese cura di bambini e anziani della famiglia, diventa una questione da affrontare fin da subito (a vent’anni per intenderci), di nuovo per non dover affrontare una vecchiaia di privazioni.

È possibile educare i più piccoli alla finanza? E se sì, come possiamo comportarci a partire dal nucleo familiare?

Sono convinta che l’educazione finanziaria dovrebbe trovare spazio fin dalla scuola primaria, sia nelle istituzioni scolastiche sia in famiglia. Non parlo di addossare ai più piccoli i problemi economici familiari (anche se in qualche modo anche loro dovrebbero essere coinvolti nelle finanze di casa), ma almeno partire con piccole iniziative che favoriscano un’alfabetizzazione minima. Il mio cavallo di battaglia è la paghetta, usata in maniera intelligente per affrontare temi come consumi, risparmi, investimenti, debiti e rimborsi. Piccoli passi che però creano fin da subito un rapporto sano e diretto con i soldi.

E infine, quali sono i temi finanziari che più raccolgono l’interesse delle persone che ti seguono soprattutto su Instagram?

Quello appena trascorso è stato un anno davvero complesso per tutti, soprattutto sul fronte finanziario. Dunque, ho trovato grande interesse sugli aspetti pratici dell’educazione finanziaria, su quei piccoli passi che possono portare ad un cambiamento pressoché immediato, come il monitoraggio puntuale di entrate e uscite che già dopo il primo mese porta a rivelazioni davvero interessanti su come si utilizzano i propri soldi e sulla possibilità di individuare sacche di risparmio anche quando sembra che i soldi non bastino.

E poi per forza di cose grande è stato l’interesse sulle iniziative statali legate ai vari bonus, che consentono di ottenere benefici economico-finanziari necessari per rimettere in sesto le proprie finanze seppur in maniera parziale.

Online il dialogo senza giudizio è essenziale. Parte del motivo per cui i finfluencer hanno costruito un seguito così forte sta anche nel fatto che le donne hanno trovato difficile nel tempo avere un confronto schietto e senza inutile complessità. Nel 2018, la banca digitale Starling ha commissionato uno studio di linguistica per vedere come i media parlano alle donne. È emerso che il 65% degli articoli definisce le donne come spendaccione eccessive; il 71% suggerisce invece che le donne cercano sconti e coupon per risparmiare denaro; e il 90% dice alle donne di ridurre le proprie spese.

I player che vogliono discutere di soldi con le donne in Rete dovranno necessariamente prenderne atto. In particolare, per le aziende potrebbe essere difficile ritagliarsi un ruolo autentico in questa discussione legata alla prudenza finanziaria. L’obiettivo dovrebbe essere quello di comprendere i bisogni reali, insoddisfatti, senza ricadere su riduttivi o superficiali stereotipi di genere e sulla “pinkification”. Dunque, non bisogna trattare le donne come un unico segmento di clienti o di affrontare le loro esigenze in modo superficiale, ma di comprenderle. Intimamente.

E infatti, da mettere in conto c’è sempre l’aspetto emozionale. Ansia e stress per il denaro sono sempre più diffusi. Qualcuno cerca di capire come arginare la questione. Lo scorso gennaio, nell’ambito della sua campagna Money Wellness, First Direct ha annunciato che avrebbe misurato il proprio impatto sul benessere finanziario dei propri clienti. MoneySupermarket, invece, ha sfruttato i sentimenti positivi associati all’essere consapevoli della propria questione del denaro con il suo nuovo claim “Get Money Calm” – che mira a comunicare la meravigliosa sensazione di calma che si prova quando è tutto sotto controllo.

Qui lo spot televisivo collegato: buona visione.

Alice Avallone (Asti, 1984) insegna alla Scuola Holden e fa ricerca con l’etnografia digitale per le aziende. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori. A inizio 2021 è tornata in libreria con #Datastories. Seguire le impronte umane sul digitale per la collana Tracce di Hoepli.