Etnografia digitale: il caso della community del Forum dei Brutti

Si parla tanto del disagio femminile con il proprio corpo, ma gli uomini?

685.680 messaggi, 36.611 discussioni, 11.643 utenti, 4.442.625 visite totali, 129.153 visite mensili: questi i numeri aggiornati a oggi del Forum dei Brutti, una nutrita community con una storia di tormenti e scissioni che dura ormai da 13 anni. Alla base, il movimento incel, abbreviazione di Involuntary Celibacy – che riunisce uomini che non riescono a trovare una compagna indipendentemente dalla loro volontà.

Gli incel non vanno confusi con i redpillati, che come spiega il Redpillatore.org, si rifanno alla Redpill, la pillola rossa di Matrix che fa accedere a “verità scomode”: questo gruppo, di cui spesso fanno parte anche incel, ha una visione politicamente scorretta dei rapporti uomo donna. Qui il loro manifesto. Punti che spiegano anche perché dopo un sibillino tweet di Elon Musk di metà maggio si è scatenato un putiferio negli Stati Uniti, portando a una reazione ammiccante (e chissà se consapevole) di Ivanka Trump e a un furioso sfogo della co-creatrice del film Lilly Wachowski, che da anni ha concluso il cambio di sesso.

Tornando al nostro Paese, ai “brutti che odiano”, nel 2016 Vice ha dedicato un reportage, e due anni dopo il programma Nemo ha mandato in onda uno speciale:

Attraverso l’osservazione e il metodo dell’etnografia digitale, abbiamo pensato di approcciare l’argomento in modo ancora più profondo, andando alla ricerca degli insight che tengono insieme queste persone online. Senza giudizio, come vuole l’approccio che seguiamo.

Ecco cosa abbiamo scoperto.

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1. La ginofobia latente e il disagio davanti alle donne

Il primo insight che colpisce è che non è possibile derubricare tutti i contenuti sotto l’ombrello dell’odio. L’emancipazione femminile e i più recenti movimenti legati al #metoo hanno smosso effetti significativi per molti appartenenti al genere maschile, a cui improvvisamente è mancato potere sulla donna. Questo meccanismo, che va in parte a smantellare la dipendenda della donna dall’uomo, ha fatto sì che una delle reazioni fosse proprio quella della paura del confronto con le donne. Ancora di più se queste sono “bellissime” (venustrafobia).

“Essere brutti significa vedersi precluse esperienze che ti segnano per il resto della vita. Le chiacchiere degli psicologi o i farmaci degli psichiatri non alterano la realtà o cancellano il vissuto. a bruttezza non è un handicap (magari verrebbe riconosciuta come tale) è una colpa. Per rendersene conto basta vedere come le donne trattano i brutti” – scrive un utente.

Il confronto è sincero e autocritico: “Anche io ho questa paura. Direi sia dovuto alla fusione tra la voglia di conoscere quella ragazza e/o di fare bella figura e la perenne concezione di noi stessi come esseri inferiori ed indegni. Si crea incompatibilità: da un lato una bella donna circondata da diversi contendenti delle altesfere (rispetto a te), che può definirsi santa solo per il fatto di non sputarci in faccia (ne avrebbe tutto il diritto) e dall’altra un misero uomo, la cui vita è retta da illusioni. Poi questo dipende da persona a persona: nel mio caso la mia pochezza sociale non è dovuta così tanto all’aspetto, bensì ad una serie di complessi mentali e paure.”

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2. La necessità di far riferimento a canoni di bellezza

I membri del forum – spesso sminuendosi senza ragione apparente – misurano la propria bruttezza secondo un articolato sistema di valori riferiti all’aspetto fisico, dall’altezza alla corporatura, dal viso allo stile. Alcuni conteggi fanno uso della formula: (viso/2)+[(status +fisico+stile)/6]; inoltre, una delle classificazioni pubblicate sul forum riporta questa casistica:

punteggio 0 + 2 / BRUTTO VERO le donne ti vedono come un bruco repellente, qualunque contatto è visto come una molestia, sei allontanato nervosamente con odio e disgusto.

Punteggio 3 – 4 / BRUTTINO le donne ti evitano come un virus, un tuo approccio suscita ilarità se fatto pubblicamente o sorpresa se in fatto in privato, spesso si traduce con una riduzione dell’autostima femminile che non si aspetta di essere approcciata da uno così.

Punteggio 5 – 6 / ANONIMO sei invisibile agli occhi delle donne che sembrano disinteressate. Se approcciate da te le normaloidi reagiscono in maniera annoiata o scocciata, tendono a trovare scuse o a prendere tempo aspettando che sia tu a mollare finalmente la presa; le belle ti respingono platealmente. Puoi far seriamente innamorare solo le cesse e le cessette con un po’ di fortuna.

Punteggio 7 / CARINO questo è l’unico caso in cui possono entrare in gioco altri fattori come fortuna o saperci fare, infatti con il giusto mix di culo fascino condito da big money cazzo grosso posizione sociale elevata puoi dire la tua anche con le carine o addirittura belle. Sei hai fortuna esagerata puoi anche ipergamare di +1 privilegio concesso a pochissimi sfruttando il fatto che i più sono costretti a ipogamare di almeno -2

Punteggio pari o > 8 / SEMIDIO esisti? Se si non puoi leggere quello che scrivo quindi niente.. puoi fare tutto sei più fortunato di un barbone che vince il Superenalotto

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3. Il racconto alterato online che può essere di aiuto

Il sentirsi a disagio per la propria presunta bruttezza può essere moderato da un uso patinato dei social media, in particolar modo su Instagram. Scrive un utente: “Se lo usi bene e fai foto fighe, oltre ad avere una vita sociale decente (anche solo uscite con amici eh niente di assurdo) e fai belle storie, puoi rimorchiare senza essere un figo assurdo… in più come è già stato ripetuto più e più volte in questo forum, insta ormai è il “curriculum sociale” di una persona. Quindi se non ce l’hai o comunque hai due foto di te in bagno o in cucina e 4 followers, purtroppo non vieni cagato. Ormai è una delle prime cose che chiedono le tipe quando si fa conoscenza (con questo non sto dicendo che condivido ciò che è sono diventati i social oggi, sono solo obbiettivo).”

Il confronto tra gli utenti avviene ovviamente anche sulle app di dating come Tinder, che spesso viene segnalato come un valido aiuto per conoscere partner e fare esperienze. Non a tutti poi va bene: “Io sono due settimane che ho installato l’app nutrendo il profilo con svariate foto anche simpatiche, risultato???? 0 match vinti, 0 ciao, o tutto. Queste app vanno bene (da uomo) se sei dal 7 in su; sotto dovrai accontentarti di Pina di Fantozzi…”. È interessante come, davanti a una sconfitta, scatti una reazione di totale solidarietà tra gli utenti: “Perché Tinder é una cazzo di app per bellocci. Ovvio che con tutta la fila di maschi tra i quali si trovano a dover scegliere le carine di sicuro non scelgono te, ma solo le cesse che non hanno altra scelta.”

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4. La normalità famigliare che accomuna tutti

Il giudizio più semplicistico e sbrigativo che si potrebbe dare potrebbe essere “ok, hanno problemi psicologici, perché non hanno relazioni”, ma non è così. La sensazione che si ha con l’osservazione etnografica restituisce un quadro molto più complesso che affonda però le radici in problemi comuni a buona parte degli adolescenti (che evidentemente qui si protraggono anche in età più avanzata), come ad esempio i rapporti complessi con i propri genitori. A pesare di più, il giudizio esplicitato o meno: “Quasi ogni giorno mia madre mi ricorda che sono un fallito. Mio padre ha un atteggiamento passivo e a volte litigano perché lei è troppo dura con me. Quindi pessimo con mia madre, normale con mio padre.”

In alcuni post, è ricorrente anche il tema della diffidenza, del non potersi fidare di nessuno: “rapporto inesistente e ridotto al minimo per mia volontà; non c’è da fidarsi degli amici e né tanto meno dei parenti; loro si fanno i cazzi propri e io mi faccio i miei”. E ancora: “Una volta mia madre si era talmente incazzata perché io ho l’abitudine a chiudermi al bagno e a stare al cesso mentre magari sto sul forum oppure sto a leggere che mi disse “che all’età mia i ragazzi scopano come luridi” (parole testuali)”.

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5. La colpa delle donne per la mascolinità tossica

Ci sono punti di vista inediti anche su temi molto dibattuti pubblicamente. Ad esempio, un utente di chiede: “Ma se sono le donne a selezionare i maschi da praticamente sempre, io direi che è colpa loro, sia perché se esiste una cultura che promuove un tipo di mascolinità rispetto ad uno diverso è “grazie” alla loro selezione, e sia perché le donne scelgono di passare i geni dei maschi violenti e “tossici” alle future generazioni, altro fattore che è responsabilità loro.”

E continua così: “Se le donne sul serio avessero preferito i maschi non-violenti, o non-tossici a quest’ora li avrebbero potuti far estinguere da molte generazioni. Le donne hanno il controllo della riproduzione, volete per caso farmi credere che le femministe sono costrette fisicamente da un complotto patriarcale a riprodursi con maschi “tossici”? Non credo proprio, nella maggior parte dei casi, le donne scelgono quei maschi che le eccitano e ci fanno dei figli, e poi danno la colpa alla cultura e al patriarcato, al posto di farsi domande sulla propria natura e sul proprio criterio selettivo.”

Come già detto, non siamo qui a dare giudizi, ma a provare a decodificare tensioni e ragioni dietro a questa community, che vale la pena conoscere e che – come tutti noi – cerca di trovare risposte a disagi intimi. In molti sul forum si scambiano consigli per apparire meno ingenui e aderire a canoni estetici più “ribelli” e piacenti: “Porto un esempio che mi riguarda, io sono brutto oggettivamente, ho molti difetti nel viso, da sbarbato ero invisibile e perculato, da quando portai la barba folta e curata l’atteggiamento nei miei riguardi da parte dell’altri si è ribaltato drasticamente infatti non la taglio più da 10 anni, solo spuntate per mantenergli la forma e foltezza giusta.”

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6. La (presunta) importanza dell’altezza e della voce

Avevamo già intuito qui che l’altezza per molti uomini fosse molto importante da mostrare, soprattutto su Tinder. E qui troviamo conferma: “Ieri ho pubblicato un post sulla fondamentale importanza del altezza. Questo articolo mostra cosa nella bio di tinder fa più match, la cosa è 6′ , ovvero i 6 piedi americani quindi l’altezza da 183 cm in su, non solo 183, potrebbe anche essere 6’3 (190 cm) o 6’5 (195) ma in generale il magico numero 6 è la cosa più importante.” Il confronto sul tema anche qui è acceso: “E’ la pura verità per i ragazzi di oggi. Ogni volta che vado in giro vedo passare SOLO stangoni di merda. Se mi capita di trovarmi all’uscita da un liceo, mi vedo davanti solo gente più alta di me. Se c’è qualcuno basso ha invariabilmente dai 40 anni in su. I piccoletti sono un residuo del passato, una razza condannata all’estinzione.”

Infine, segue il tema della voce, più o meno Alpha, mappata con l’app Voice Analyzer.

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Alice Avallone (Asti, 1984) insegna alla Scuola Holden e fa ricerca con l’etnografia digitale per le aziende. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori. A inizio 2021 tornerà in libreria con #Datastories. Seguire le impronte umane sul digitale per la collana Tracce di Hoepli.