Emancipazione finanziaria: il lato indipendente delle donne

A distanza di qualche settimana, torniamo sul tema finanza e donne, che avevamo affrontato con un’ultima puntata dedicata al ruolo delle fininfluncer. Cresce l’educazione finanziaria delle donne cresce, e più in generale avanza anche un movimento più globale che vuole coinvolgere il pubblico femminile con i temi legati ai soldi. Ma siamo appena agli inizi. Purtroppo, per retaggi culturali, esiste ancora una profonda disparità tra le conoscenze finanziarie degli uomini e delle donne. Uno studio della società Netwealth ha anche rilevato ad esempio nel Regno Unito che chi ha tra 16 e 34 anni appartiene alla fascia dei meno propensi a condividere le proprie risorse finanziarie personali con i propri partner. Non solo: ben il 62% delle donne sposate lascia le decisioni finanziarie a lungo termine ai mariti.

Altro dato interessante, per completare la panoramica, è che le donne spesso temono o non sono inclini a utilizzare i servizi finanziari. Per esempio, negli Stati Uniti Questo problema è aggravato dal fatto che solo il 25% delle donne sotto i 40 anni ha un consulente finanziario. Ecco perché cercano sempre più supporto e confronto attraverso piattaforme per donne e da donne.

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Il caso online di Ellevest

Un esempio di potenziamento della tecnologia finanziaria per le donne è Ellevest, una piattaforma di investimento digitale americana per le donne fondata da Charlie Kroll e Sallie Krawcheck nel 2014. Mira a cambiare la situazione, introducendo nel proprio linguaggio riferimenti a obiettivi di vita a lungo termine piuttosto che a vittorie a breve termine, al fine di rivedere un intero settore che parla ancora tanto “implicitamente agli uomini”.

Il pubblico femminile, per il settore finanziario, è cruciale. Innanzitutto, perché, in media, le donne vivono il 5% più a lungo degli uomini, il che le rende molto più dipendenti dai risparmi per la pensione: è molto probabile che si trovino a dover controllare le proprie finanze a un certo punto della loro vita. Inoltre, le donne sono portate a più interruzioni di carriera rispetto agli uomini, spesso per avere figli o per riqualificarsi, e quando tornano in ufficio tornano al 60-70% del loro stipendio originale, rendendo le riserve finanziarie ancora più imprescindibili. Nonostante ciò, purtroppo ancora oggi la maggior parte delle società di investimento non riconosce tali esperienze condivise, utilizzando modi di porsi come “batti il ​​mercato” e “scegli il vincitore”.

Su Ellevest, viene chiesto alle donne di completare un sondaggio sul proprio contesto e sui propri obiettivi e gli algoritmi del sito li abbinano automaticamente agli investimenti più pertinenti. Ad esempio, se una donna sta risparmiando per acquistare una casa, Ellevest si sincronizza con gli agenti immobiliari locali per consigliarle quanto dovrà risparmiare. Tale approccio non convenzionale agli investimenti ha contato anche sul sostegno di alcune delle più grandi aziende del settore, attirando oltre 10 milioni di dollari da MasterCard e dalla società di gestione degli investimenti Morningstar.

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Il caso online di WorthFM

Rimanendo ancora all’estero, WorthFM, al contrario, è stato espressamente progettato per le donne che sono state scoraggiate dai consulenti di investimento tradizionali. Creato da Amanda Steinberg, che ha lanciato il blog DailyWorth nel 2009 per aiutare le donne a dare un senso alle proprie finanze e che ha oltre un milione di abbonati. Lo scopo dichiarato su Forbes: quello di essere “come un GPS per i soldi per dire che cosa fare nel futuro, e non come battere il mercato”.

Ma che cosa rende le donne meno inclini a utilizzare le società di investimento tradizionali? Un sondaggio condotto su oltre 1.500 donne ha rivelato che il 91% ritiene che la consulenza sugli investimenti sia più interessata alla vendita che all’istruzione. Per le donne, la preoccupazione numero uno è la sicurezza finanziaria: avrò abbastanza soldi? Ne avrò abbastanza per raggiungere i miei obiettivi? Da qui, il cambio di passo: non più “investi per avere alti rendimenti”, ma, piuttosto, “investi per realizzare che cosa sogni, le tue aspettative”. Quanto sollevato fino a qui, tra l’altro, non è un problema sperimentato esclusivamente dalle generazioni più giovani e finanziariamente più inesperte: colpisce tutte le donne, e di tutte le età.

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Buone pratiche in Italia

Per l’Italia, vi avevamo segnalato tempo fa il caso virtuoso di WOW di Banca Widiba, un percorso di valorizzazione della consulenza al femminile che si traduce in una serie di iniziative di educazione finanziaria. Già, perché anche nel nostro Paese siamo parecchio indietro: come conferma l’indagine condotta dalla Banca d’Italia all’inizio del 2020 sul livello di alfabetizzazione finanziaria degli italiani, esiste ancora un significativo “gender gap” che riguarda questo tema. Il ruolo delle consulenti finanziarie, anche in questo caso, è preziosissimo. Una testimonianza è stata pubblicata la scorsa settimana da IoDonna qui; la protagonista è Giorgia Fabbro, 49 anni, district manager dell’ufficio di Bari di Banca Widiba. È lei a confermare come sia essenziale mettersi in ascolto, e costruire un rapporto di fiducia e di empatia; il suo compito è quello di affiancare le persone, accompagnarle nelle scelte, non spingerle a fare mosse azzardate.

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Cattive pratiche all’estero

La fiducia è l’insight principale che possiamo mappare: una fiducia che si può cementare con iniziative con attività educational, o che si può sgretolare con un marketing inadatto. Due anni fa, NatWest ha collaborato con la rivista Stylist per pubblicare un annuncio curioso, parte di una campagna più ampia per l’emancipazione finanziaria delle donne: un mazzo di fiori e una lettera di scuse alle donne da parte di “Mr Banker”. Ve lo mostriamo qui sotto (seguito da una delle tante reazioni successive, perché i social si sono scaldati parecchio, e l’operazione è stata bollata come altamente sessista e offensiva).

Qualcosa di analogo è successo nel febbraio dello stesso anno con l’annuncio in occasione di San Valentino della banca sfidante Revolut, che ha preso in giro i single che spendono soldi per l’asporto.

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La ricerca di indipendenza

Abbiamo detto di come la consapevolezza del denaro sia importante per le donne. In questo senso, l’alfabetizzazione finanziaria non si limita a incrementare i saldi bancari: l’emancipazione economica delle donne può avere altri vantaggi. Nell’ultimo libro dell’economista Keisha Blair, Holistic Wealth, viene ad esempio descritta come l’indipendenza finanziaria può aiutare le donne a liberarsi di trappole, problemi e abusi psicologici da parte di datori di lavoro o partner a casa. Un filo conduttore comune, insomma, che attraversa la maggior parte delle storie di #MeToo, quello relativo alla necessità che le donne abbiano potere finanziario, così che possano sentirsi autorizzate a dire ‘no’ a qualsiasi situazione che non le metta a proprio agio.

Tra l’altro, più donne impegnate con le proprie finanze si tradurrebbe in maggiori opportunità per le società finanziarie di accogliere clienti donne. La società di consulenza manageriale globale Oliver Wyman prevede che le società di servizi finanziari perdono ogni anno un’opportunità di guadagno di circa 700 miliardi di dollari non soddisfacendo pienamente le esigenze delle donne clienti. Che poi, lo sappiamo, non è solo una questione femminile: più in generale, l’obiettivo di una banca dovrebbe essere quello di comprendere i bisogni reali e insoddisfatti delle persone più a tutto tondo, piuttosto che ricadere su stereotipi di genere o pretestuoso “pinkwashing”.

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La questione del pay-gap

Sebbene si preveda che il divario retributivo di genere non si ridurrà fino al periodo compreso tra il 2059 e il 2093, ci sono diversi modi per ridurre i problemi che sorgono anche da questo tema. Ad esempio, affrontando il divario di preparazione al pensionamento. Lo studio di dice che, a causa del fatto che le donne tendono a mantenere la maggior parte del loro denaro in contanti, sono generalmente considerate avverse al rischio. Tuttavia, la ricerca suggerisce anche che le donne possono essere investitori migliori degli uomini. Un buon auspicio.

Da tenere in considerazione, c’è anche il peso del lavoro non retribuito, legato al prendersi cura dei familiari. All’estero, una soluzione approvata da una serie di organizzazioni, tra cui l’IWPR e l’American Association of University Women, esiste un credito di previdenza sociale per i cosiddetti caregiver (termine tornato in auge anche in Italia proprio in questi giorni sulle priorità del vaccino). Tali iniziative inizierebbero a correggere lo squilibrio nei guadagni accumulati dalle donne nel corso della loro vita. Infine, la maggiore durata della vita e il cambiamento delle norme sociali – più divorzi anche in tarda età, ad esempio – hanno contribuito all’attuale diversità delle strutture familiari. Più donne che vivono sole più tardi nella vita solleva la necessità di un adeguato sostegno e consiglio finanziario.

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Mai troppo tardi…

… per pensare al futuro, come si racconta bene in questo pezzo. A sostenerlo è Barbara Strapazzini, consulente finanziaria di Widiba, che offre sette consigli in ambito finanziario per un domani sereno e senza sorprese – dal fare una stima della pensione che si riceverà al colmare il “gap” tra percepito e desiderato, fino al rivolgersi a figure professionali capaci di chiarire e dipanare tutti i dubbi e le paure, fondati o irrazionali, che riguardano queste tematiche.

Risparmiare un po’ ogni mese per un periodo di tempo più lungo è generalmente molto più facile che risparmiare quantità maggiori in un periodo più breve – ad esempio. Facilitando piccoli cambiamenti così, i consigli mirano a mitigare i pregiudizi sistemici e inconsci che influenzano il benessere finanziario delle donne, offrendo loro un maggiore controllo sul proprio futuro. Anche il digitale, come sempre, può dare una mano. Negli Stati Uniti, The Financial Gym organizza incontri con “personal trainer” per rimettere in carreggiata il rapporto delle persone con propri soldi. Sulla scia dell’emergenza sanitaria, tra l’altro, l’obiettivo è più rilevante che mai.

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Alice Avallone (Asti, 1984) insegna alla Scuola Holden e fa ricerca con l’etnografia digitale per le aziende. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori. A inizio 2021 tornerà in libreria con #Datastories. Seguire le impronte umane sul digitale per la collana Tracce di Hoepli.