Da Sogni d’amore a GrandHotel fino a I Semi della passione

Una volta c’era la telenovela piemontese Sogni d’amore, tanto amata dalla Gialappa’s Band su Mai Dire TV, che in quanto a scene kitsch davanti del filo da torcere a Brooke e Ridge in Beautiful. Per non parlare delle battute dei dialoghi, certo.

Mario: Sono tuo… tuo e GIACENTE.
Marta: Sei sempre il solito Balubba…
Mario: Ma che parlare, questa è l’ora dell’amore! […] Ormai sono andato, e quando uno è partito deve arrivare!

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Marta: Deve sapere, Padre, da quando ho aperto la diga… ora, ogni uomo che incontro… è un potenziale amante.

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Simonetta: Prendi almeno il mio numero di telefono! È facile da ricordare…69 69 69. Ciao amore…

Così la racconta Wikipedia:

Trasmessa su Rete 3 Manila, racconta le peripezie sentimentali di una giovane coppia di fidanzati piemontesi. L’idea di un intreccio complesso e ricco di colpi di scena viene presto abbandonata a favore di un frequente ricorso a tematiche erotiche e a battute dal tono surreale.

Caratterizzata da una recitazione a dir poco approssimativa ed al limite del ridicolo, col proseguire delle puntate, la telenovela piemontese (così viene soprannominata dalla Gialappa’s, che non ne cita mai il titolo eccetto che alla prima apparizione) pare abbandonare qualsiasi pretesa di serietà fino ad avere come guest star il Mago Gabriel in un palese tentativo di sfruttare l’effetto-lancio di Mai dire TV.

La serie ha la particolarità di aver avuto ben due prime puntate; la seconda puntata ha una protagonista femminile diversa e il copione (con diverse differenze) è quello della puntata precedente.

L’antenato degli intrecci narrativi di Sogni d’amore, per noi italiani, si nascondeva nelle edicole, dal secondo dopoguerra. Si trattava di un settimanale basato su storie d’amore disegnate a fumetti, molto economico e destinato al pubblico femminile, tant’è vero che sovente fu definito ingloriosamente un giornale per le cameriere. Si chiamava, e si chiama tutt’oggi, Grand Hotel. Man mano le storie disegnate lasciarono il posto a quelle fotografate, diffondendo su larga scala la grammatica della retorica del fotoromanzo: negli anni Cinquanta la tiratura superò il milione di copie.

Innanzitutto, va detto che i fotoromanzi sono un’invenzione tutta italiana, e presero poi piede solo in un secondo tempo in Sud America. Pare che la paternità del genere fotoromanzo sia divisa tra Cesare Zavattini e Damiano Damiani. Il primo fumetto fotografico fece la sua apparizione su Bolero Film il 25 maggio 1947 e Zavattini stesso sceneggiò personalmente le prime storie; Damiani, invece, diresse i set in cui vennero realizzate le narrazioni per immagini della rivista Il mio sogno, che aveva come sottotitolo Settimanale di romanzi d’amore a fotogrammi.

Oggi, nonostante si possano trovare ancora fotoromanzi nei mensili o bimestrali come Sogno, Letizia, Kolossal, Charme e Kiss, di certo Grand Hotel e la sua cadenza settimanale è la rivista che vi darà più soddisfazioni. Se non ne avete mai sfogliato uno, è tempo di recuperare.

Il linguaggio è didascalico, spesso ingessato e meccanico, per via di una scelta piuttosto scolastica di vocaboli e sintassi. Altre volte, invece, risulta inutilemnte aulico e ampolloso. Davvero qualcuno pensa cose come “mi fa regredire allo stadio infantile” con queste stesse parole?

Le pose sono plastiche, e lo è anche il tono di voce, che piatto piatto passa soprattutto dal testo. Le parole vengono in aiuto anche per sopperire alla mancanza di alcune scene; ad esempio, la violenza (ma anche il sesso) non si vede mai rappresentata davvero.

A sorprendere, è anche l’attualità dei supporti tecnologi e le modalità della comunicazione quotidiana che appare nelle storie, dai videogame alle chiamate via Skype, fino ai messaggi vocali via smartphone.

Gli intrecci narrativi parlano di problematiche casalinghe e vicine ai lettori, come le famiglie allargate (nel caso sopra e sotto), il rapporto d’amore sul luogo di lavoro, la gestione dei genitori anziani a casa.

O il rapporto tra genitori e adolescenti.

“Lo so. Devo lavorare su di me per vincere il rifiuto viscerale che mi provocano i suoi comportamenti e le sue sfide. Tu pensi che possa farcela, Ermanno? Risposta sincera.”

Dallo scorso autunno su Instagram ha fatto capolino un fotoromanzo — tra il fumettone e il feuilleton — in pieno stile italiano, ideato da una classe di Digital Storytelling della Scuola Holden: I Semi della Passione.

La protagonista è Ilaria, una ragazza timidissima e romantica fino al midollo, con due grandi sogni in tasca: trovare il vero amore e ottenere l’agognato posto da guardia forestale. Le sue insicurezze in passato non le hanno permesso di conquistare ciò che voleva, ma soprattutto chi. Questa volta però è disposta a mettersi in gioco per davvero e a non essere più solo una sognatrice impacciata.

Ilaria ha una rivale, Chiara. Una ex amica del liceo che ha sempre avuto un obiettivo nella vita: ottenere, a tutti i costi, ciò che desidera. Questo l’ha portata a perdere l’amicizia di Ilaria, con cui, per strane coincidenze del destino, si ritrova ora a contendere lo stesso ruolo da guardia forestale… e forse anche una figura proveniente dal passato, Riccardo.

Riccardo era il ragazzo più popolare della scuola, ma ha scelto di ritirarsi a vita solitaria in seguito a una dolorosa delusione amorosa inflitta da Chiara ai tempi del liceo. La movida non fa proprio per lui, e trae piacere dal suo lavoro, tagliare la legna e dal passare il tempo nel bosco.

E ancora…

C’è Federica, ex fotografa paesaggista, da quando a causa di una malattia ha perso la vista, trascorre la maggior parte del tempo seduta davanti alla tv. Quando distoglie lo sguardo, cioè le orecchie, dalle sue serie preferite, cerca di non perdere di “vista” sua sorella, Chiara.

C’è Sara, migliore amica di Ilaria, nonché sua fidata consigliera e coinquilina, è una studentessa universitaria con tanti interessi. La sua solarità, unita ad una gran dose di ambizione, la portano spesso a circondarsi di nuove amicizie, ma non sono poi sempre quelle giuste…

Thomas, orfano tenebroso dal passato turbolento, è cresciuto in varie case famiglie e ha ben presto annegato i suoi malesseri in alcool e droghe. Ora però sta rigando dritto grazie al nuovo lavoro da stagista taglialegna. Il suo capo è Riccardo, il quale per lui ricopre una vera e propria figura paterna.

Livia, eccentrica ereditiera a cui non si può mai dir di no, si è trasferita di recente in paese per un solo motivo: costruire proprio qui una spa di lusso. I soldi di certo non le mancano, ma ciò che le serve è il benestare dei cittadini. Per ottenerlo c’è un prezzo molto alto da pagare che porta Livia, a causa della sua ingenuità, a fidarsi delle persone sbagliate.

Infine, Eleonora, giovane donna talentuosa ed affascinante, è riuscita, grazie alla sua tenacia, a diventare in breve tempo un validissimo assessore all’ambiente. La passione e ambizione mostrata per il suo lavoro hanno ben presto fatto capitolare il sindaco, Valentina, oggi sua moglie. Eleonora è disposta a tutto pur di raggiungere i suoi scopi, anche se questo vuol dire infrangere qualche regola.

Valentina, incorruttibile e dai sani principi morali, è il sindaco della nostra cittadina. La sua professionalità, nonché etica incrollabile, le hanno permesso di diventare la più giovane donna a ricoprire tale carica. Il suo braccio destro è Eleonora, che oltre a essere una collega è anche sua moglie. Ciò che più sta a cuore a Valentina è garantire il benessere del paese, costi quel che costi.

Una curiosità.

Tra i follower de I semi della passione, anche A Modena Story, il primo fotoromanzo su Instagram, powered by Fini — Le Conserve della Nonna, con patrocinio del Comune di Modena, ideato e realizzato da GarageRaw con sceneggiatura di Eliselle. Qui protagonista è Matilde, una ragazza di ventisette anni con studi universitari alle spalle, un lavoro precario nel campo della fotografia e alla continua ricerca di una professione stabile. Abita a Modena, dov’è cresciuta, in un appartamento in affitto insieme al suo fidanzato Manuel, di un anno più grande di lei…

Irresistibili romanzi d’amore a fotogrammi.

Alice Avallone (Asti, 1984) coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden, dove insegna e fa ricerca con l’etnografia digitale. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori.