Cosa ci tiene ancora incollati davanti alla televisione?

Il boom e l’incremento del numero di servizi di streaming on demand per molti sembrava avesse decretato la fine della televisione tradizionale, ma non è proprio così. Con questo breve approfondimento proviamo a capire insieme cosa induce ancora oggi le persone a sintonizzarsi su programmi in orari specifici piuttosto che accedere a Netflix e compagni.

Intanto qualche numero dall’estero. Il numero di americani con un pacchetto di pay-TV è sceso da 100,5 milioni nel 2014 a 86,5 milioni nel 2019, mentre nel 2018, per la prima volta nel Regno Unito, gli abbonamenti per servizi come Netflix e Amazon Prime hanno superato la pay-TV (rispettivamente 15,4 milioni e 15,1 milioni). Secondo Nielsen, l’americano medio impiega 7,4 minuti a scegliere cosa guardare sui servizi di streaming – un effetto collaterale della grande varietà di contenuti su piattaforme come Netflix.

Acclamato dal Time, Game of Thrones si colloca tra i pochi programmi degli ultimi anni che hanno costantemente attirato l’attenzionne di un vasto pubblico televisivo. Il finale del maggio 2019 ha registrato 13,6 milioni di spettatori su HBO – sebbene non sia niente se misurata con i 42,7 milioni di persone che hanno visto la prima della terza stagione di ER nel lontano 1997.

Quando di garantire un programma di successo in televisione, momenti culturali, eventi sportivi e celebrazioni nazionali sono scommesse sicure. L’anno scorso la copertura del matrimonio reale tra Meghan Markle e Prince Harry ha attirato 13,1 milioni di spettatori al suo apice solo nel Regno Unito, mentre il pubblico globale è stato stimato in centinaia di milioni. Parallelamente, ha raccolto interesse anche su altre piattaforme, con ben 3,4 milioni di tweet inviati durante la cerimonia.

Negli Stati Uniti, il Super Bowl rimane l’evento TV di successo dell’anno. Sebbene il finale di stagione nel 2019 sia stato il meno visto dal 2009, ha comunque attirato la bellezza di 103,4 milioni di spettatori. Anche i Mondiali di calcio e le Olimpiadi sono momenti che evocano un senso di solidarietà nazionale, e fanno sì che la televisione in diretta offra un’esperienza di condivisione ben più elevata che qualsiasi servizio di streaming.

Che poi gli amanti dello sport lo sanno, il vero motivo della continua popolarità della programmazione sportiva dal vivo è semplice: se perdi una partita, scoprirai anche senza volerlo il risultato da altre fonti e addio voglia di recuperare la visione.

Nel 1982, l’ex produttore televisivo John Ellis scrisse che la televisione era destinata a essere un’esperienza casuale più che intenzionale. In realtà oggi l’esperienza di visione è più ricercata con consapevolezza rispetto a una volta, quando si limitava a essere un brusio di sottofondo.

C’è un altro aspetto da considerare. Le abitudini mutevoli di visualizzazione di contenuti video sfidano i creatori a produrre spettacoli migliori e che siano autentici e ponderati, piuttosto che affrettati o poco credibili. Il pubblico moderno è più esigente.

Alice Avallone (Asti, 1984) insegna alla Scuola Holden e fa ricerca con l’etnografia digitale per le aziende. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori. A inizio 2021 tornerà in libreria con #Datastories. Seguire le impronte umane sul digitale per la collana Tracce di Hoepli.