Coronavirus: il vero influencer negli Stati Uniti è il dottor Fauci

Se noi in Italia abbiamo Burioni, dall’altra parte dell’oceano hanno lui, il dottor Anthony Stephen Fauci, forse il miglior immunologo della nazione a stelle e strisce, in prima linea nella lotta contro la pandemia. La sua popolarità sempre più crescente fa capire come anche negli Stati Uniti ci sia da parte delle persone un rinnovato interesse per gli esperti.

In un momento in cui le fake news sono diventate ancora più pericolose e sono più onnipresenti che mai, l’America si è appassionata a un nuovo eroe, invocato durante i briefing della Casa Bianca per contrastare le affermazioni svianti di Trump; basti pensare ad esempio a quando il Presidente ha consigliato di bere disinfettante per curarsi dal Coronavirus.

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In effetti, è proprio da quando sono iniziati i briefing sul Covid.19 che il medico ha preso una grande forza mediatica grazie ai suoi saggi consigli e al suo approccio diretto – ruolo che forse è sorprendente per il dottor Fauci stesso, che ha sempre ricoperto cariche molto istituzionali, come quella di direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases che ha dal 1984.

Proprio come è successo per Giuseppe Conte e le sue bimbe, è nato una sorta di fanclub ufficioso anche per Fauci, in modi non troppo dissimili. Per dirne una, un fanboy del dottore, tal Tony Mastrangelo, ha guidato tre ore per acquistare una dozzina di “Fauci Donuts”, ovvero ciambelle con la sua faccia impressa, per poi pubblicarle in un fanclub su Facebook che conta più di 106.000 iscritti.

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Su Twitter, invece, il fan club più attivo su Fauci conta più di 25.000 follower e condivide quotidianamente messaggi umoristici e vere e proprie dichiarazioni d’amore. Vengono ricondivise preghiere, adesivi per paraurti, magliette con lo slogan “In Dr. Fauci We Trust” e persino finte maglie che mostrano il numero della squadra di Fauci di quando giocava a basket alla Regis High School negli anni ’50.

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In una società così polarizzata, il dottor Fauci si è dimostrato popolare per entrambi gli estremi: un sondaggio YouGov mostra come tra coloro che l’hanno ascoltato o hanno sentito parlare di lui, l’85% dei democratici e l’84% dei repubblicani giudicano i suoi interventi da buoni a eccellenti. Insomma, in un’era nota per la “morte delle competenze” come la chiama il New York Times, la fama di Fauci è, forse paradossalmente, fondata proprio su questo. Negli Stati Uniti come in Italia, una cosa è certa: stiamo cercando figure di cui possiamo fidarci.

Im realtà, il seguito di Fauci parla di un desiderio di leadership che è nettamente diverso dalla cultura dell’influencer. Insomma, la mercificazione culturale di Fauci riflette anche il modo in cui le persone vogliono impegnarsi con la politica. Negli States era già successo tempo fa anche con l’adorazione per Alexandria Ocasio-Cortez, che ha generato anche in quel caso infiniti meme, attestati di stima e pagine fan.

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La capacità del dottor Fauci di parlare attraversando diverse piattaforme e raggiungendo differenti pubblici, come scrive il Financial Times, lo ha reso una star televisiva, un maestro dello stile anti-stile. È apparso con il giocatore della NBA Steph Curry su Instagram; e poi come ospite nel talk show di HBO Desus & Mero; e poi ancora nel podcast Pardon My Take di Barstool Sports. La strategia che gli americani chiamano “Go Everywhere” sembra aver ripagato i suoi sforzi, insomma (un po’ come quella che sta adottando Marco Montemagno con i personaggi famosi di casa nostra, per capirci).

In conclusione, l’approccio del dottor Fauci è anche una lezione sulla necessità di mantenere chiari e alla portata di tutti i discorsi più tecnici. E invece di farlo solo con i media tradizionali, agisce in modo transmediale, apparendo su piattaforme più accessibili e che aiutano a divulgare la sua esperienza in modo digeribile anche dai più giovani. Tale mossa aiuta a contrastare l’abbondanza di fake news sul Coronavirus e convince più persone a fidarsi della scienza piuttosto che cercare fonti di informazione alternative.

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Alice Avallone (Asti, 1984) insegna alla Scuola Holden e fa ricerca con l’etnografia digitale per le aziende. Da anni, infatti, unisce scienze sociali e ricerca in Rete per comprendere le relazioni umane online: codici, comportamenti, linguaggi. In passato ha scritto una guida di viaggio con la rivista Nuok (Bur), il manuale Strategia Digitale (Apogeo), e ha curato il libro Come diventare scrittore di viaggio (Lonely Planet). Per Franco Cesati Editore ha pubblicato il saggio People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale e il manuale di scrittura per il turismo Immaginari per viaggiatori. A inizio 2021 tornerà in libreria con #Datastories. Seguire le impronte umane sul digitale per la collana Tracce di Hoepli.