Coronavirus e app di incontri: è davvero finita l’era dello swipe?

di Irene Francalanci

Ma cosa fai ancora su Tinder? Stai ancora usando Tinder?

Queste domande e simili mi sono state fatte spesso da quando è iniziata la quarantena e tutte accomunate dall’avverbio ancora. Domande lecite a pensarci bene, soprattutto se si guarda alla finalità di un’app di incontri, che però all’inizio mi avevano un po’ sorpresa.

Il payoff di Tinder è match, chat, date, ma senza la possibilità di un appuntamento la catena si interrompe e allora cosa ci faccio ancora qua? O meglio cosa ci facciamo, perché non siamo in pochi a essere rimasti. In un pezzo pubblicato su Man Repeller a metà marzo dal titolo Who is still swiping on the dating apps? (da notare still, ancora) la stessa domanda era stata fatta alla community di lettori e lettrici del sito e il 75% ha risposto di essere ancora attivo.

La percentuale alta mi ha fatto sentire meno strana, ma ho iniziato a percepire che qualcosa è cambiato e continuerà a cambiare. Lo dimostra quell’avverbio temporale, in qualsiasi lingua venga scritto, che crea anche per le dating app un prima e un dopo Coronavirus e lo dimostrano i dati. Nelle classifiche dei download sul sito di analisi App Annie Tinder in Italia occupa la posizione 292, in terza pagina, e per tutto il gruppo Match, di cui è la punta di diamante, le previsioni di crescita del fatturato annuale sono quasi dimezzate.

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Le bio contagiate

Anche all’interno dell’app l’atmosfera è diversa. Come nel mondo offline si è passati da un atteggiamento ironico che sottovalutava la situazione, con i profili dell’Amuchina creati ad hoc quando era introvabile o i tentativi di appuntamento al supermercato, a una graduale presa di coscienza e serietà.

Il Covid-19 si è infiltrato virtualmente dove ha trovato spazio. Su OkCupid, l’app che matcha le persone in base alle risposte a un questionario, le menzioni del virus sono aumentate del 188% solo tra gennaio e febbraio. Su Tinder ho trovato le parole Covid-19, Coronavirus e quarantena non solo nelle conversazioni, dove ormai è facile rompere il ghiaccio con “come stai vivendo questa quarantena?”, ma anche nelle bio degli utenti. Ho letto di persone che stanno impazzendo per l’isolamento e cercano compagnia, c’è chi giura di voler solo fare quattro chiacchiere perché si annoia, chi ci rinuncia e scrive “inserire battuta random sulla quarantena” e poi chi suggerisce di approfittare di questo momento per prendere del tempo per conoscersi, prima di potersi incontrare. Una proposta che sarebbe suonata un po’ strana poco più di un mese fa.

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Bentornati al corteggiamento

Gli obiettivi degli utenti stanno inevitabilmente cambiando. Uno degli ultimi post sul blog di Tinder si intitola Now more than ever having someone to talk to can make a world of difference (to talk, parlare, insolito eh?) e nello stesso si legge che appena un’area è colpita maggiormente dalle misure di isolamento, le conversazioni diventano più lunghe. In effetti il molto tempo libero, la noia, ma anche il non sapere se mai vedremo quella persona ci spingono a raccontarci più di quanto avremmo fatto e non solo in chat. Chi avrebbe pensato prima del lockdown di potersi concedere una videocall o anche una semplice telefonata con qualcuno conosciuto online?

Una delle regole non scritte degli Anni Venti aveva relegato le chiamate a situazioni di necessità o intimità, ma sta iniziando un altro gioco. Ai match casuali, veloci, e spesso destinati a morire subito si stanno sostituendo dei lunghi corteggiamenti virtuali, c’è un ritorno allo slow dating e a seguire tutta una serie di step prima di potersi incontrare. Non che non ci fossero già app con questo scopo, Once è un esempio ed è stata lanciata nel 2015. Si basa sul principio che la qualità è più importante della quantità e per questo propone solo un match al giorno in base alle affinità degli utenti. Si rivolge a chi cerca una relazione duratura anziché un date “mordi e fuggi”.

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Per adesso siamo amici di penna

Ma forse quello che stiamo cercando adesso è davvero solo qualcuno con cui parlare, un penpal, come quello a cui scrivevamo alle elementari o alle medie per imparare l’inglese. E infatti questo è il momento perfetto per imparare una nuova lingua. No, non lo dice Babbel ma lo stesso Tinder con un’inserzione all’interno della piattaforma. L’app ha anche reso gratuita fino al 30 aprile la funzione passport, prima riservata solo agli utenti Gold e Plus, per scegliere la destinazione e chattare con persone da tutto il mondo, non limitandosi quindi solo alla propria città. Questo ha dato il via anche a un trend su TikTok, dove l’hashtag #tinderpassport ha già 3.6 milioni di visualizzazioni. Nei video si mostrano le destinazioni scelte: c’è chi, per scherzare, si informa sulle nazioni più ricche e cerca persone over 50, oppure chi cerca la città del cantante di cui è fan, Harry Styles va per la maggiore.

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Vicinanza vs affinità

Il fatto che si scelga di viaggiare virtualmente testimonia anche un’altra cosa: la vicinanza, un valore fondante per Tinder, perché sottolinea la velocità di un incontro, non conta più. E anzi mi fa sempre un po’ arrabbiare vedere che qualcuno è a meno di un chilometro di distanza, se tanto rimane irraggiungibile. Sono nate quindi, proprio durante la quarantena, nuove app di incontri solo virtuali che fanno leva sulle affinità tra gli iscritti. OkZoomer riservata agli studenti di oltre duecento college negli Stati Uniti permette di matchare gli utenti in base alle risposte date su un questionario e di trovarsi su Zoom per un appuntamento o semplicemente per fare amicizia. Il payoff, non a caso, è love in the future. Ancora più in tema è Quarantine Together che da metà marzo ha una crescita del +50% di utenti al giorno. Il principio è quello di un appuntamento al buio, non ci sono foto. Ogni giorno alle 18:00 l’app chiede agli iscritti se si sono lavati le mani. Se la risposta è affermativa si apre una chat con un partner scelto dall’algoritmo e dopo 20 minuti si passa a una videocall.

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Sicurezza vs libertà

E adesso arriva il bello: cosa succederà quando tutto questo sarà finito? C’è una domanda che nessuno mi ha fatto, ma che io continuo a ripetermi: vorrò davvero abbattere il metro di distanza con le persone che ho matchato su Tinder? Già a inizio marzo solo il 45% degli italiani dichiarava a OkCupid che avrebbe continuato a uscire con partner trovati online e oggi credo che la percentuale si sia molto abbassata.

Bauman ripeteva che ci sono due valori altrettanto indispensabili per una vita degna: la sicurezza e la libertà e non è possibile aumentare una senza perdere qualcosa dell’altra. Quello che sembra stia per accadere è che alla libertà di passare da un Tinder date all’altro, stiamo preferendo la sicurezza, lo dimostra il ritorno, anche se forzato, al corteggiamento, allo slow dating, lo dimostra il trend di scrivere agli ex. Non è solo noia, stiamo cercando qualcosa che già conosciamo o che abbiamo imparato a conoscere in questo periodo. Del resto, il partner che scegliamo adesso potrebbe accompagnarci nella prossima quarantena, possiamo ancora permetterci di rischiare?

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Irene Francalanci (Grosseto,1995) ha cercato per anni la bellezza sui libri di storia dell’arte e oggi pensa che anche Instagram non sia da meno. Riesce allo stesso tempo a pensare a un podcast sul surf e a una serie animata su due chihuahua alla moda e giramondo. Scrive pezzi che vanno dal cibo, all’efficienza energetica, ma si fa sempre prendere dall’ansia da pagina bianca che non ha imparato a controllare nonostante stia frequentando il College Digital Storytelling alla Scuola Holden.